Volodymyr Zelensky
Volodymyr Zelensky (Ansa)

Si moltiplicano i dubbi dell’Unione europea sulla reale entità del fabbisogno ucraino di nuovi finanziamenti alleati e ieri ne ha parlato l’agenzia di notizie Euractiv. Si teme che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chieda più soldi di quanti davvero ne necessiti. Scrive Euractiv: «Lo scorso mese Zelensky ha sbalordito gli alleati europei annunciando che l’Ucraina fronteggia un deficit di budget quest’anno di 27 miliardi di dollari, cioè 24 miliardi di euro, equivalente a più del 10% del Pil del Paese».

L’agenzia ricorda che Zelensky ha specificato che circa 8-10 miliardi di dollari sono necessari per «comprare armi e quanto necessario» e quasi 20 miliardi «per pagare i salari ai soldati, pagare le famiglie dei caduti e altre spese». Euractiv ammette che «né la Commissione europea, né il Fondo monetario internazionale sono stati in grado di confermare le cifre di Zelensky, a dispetto di settimane di discussioni». E poi: «Ancor più significativo è che Bruxelles abbia respinto le richieste di alcuni Paesi Ue di colmare la lacuna accelerando, quest’anno, le erogazioni del prestito da 90 miliardi di euro: un chiaro segnale che non ritiene imminente alcuna carenza di fondi».

Nei palazzi Ue, insomma, si inizia a pensare che Kiev approfitti della situazione per ottenere più denaro dei 90 miliardi di euro di prestito europeo approvati per il biennio 2026-2027. Intervistato da Euractiv, lo stesso commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha in sostanza smontato le lamentele di Zelensky: «Nel complesso, le esigenze di bilancio dell’Ucraina per quest’anno sembrano essere ampiamente coperte. Il Paese necessita tuttavia di ulteriore sostegno militare». Il commissario europeo ha aggiunto: «Quando discutiamo di ulteriori carenze di fondi e di possibili fonti di finanziamento aggiuntive, è importante che l’Ucraina utilizzi effettivamente i fondi o riceva quelli già disponibili».

I soldi bloccati e il deficit di Kiev

L’effettiva erogazione di vari fondi è bloccata dai ritardi del Parlamento ucraino nell’attuare riforme chieste da Bruxelles, tanto che l’economista ucraino Maksym Samoiliuk, del Centro di strategia economica di Kiev, valuta in 29,5 miliardi di dollari di fondi esteri la cifra bloccata per mancanza di tali riforme. Guarda caso, cifra poco diversa dal deficit dichiarato da Zelensky.

Se è vero che i bombardamenti russi sulle fabbriche e le infrastrutture, nonché l’interdizione del commercio nel Mar Nero, ipotecano l’economia nazionale, esperti come Dmytro Andriienko e Viktoriia Klimchuk della Scuola di economia di Kiev ritengono che l’Ucraina possa limitare la sua crisi senza troppi aiuti esterni, ad esempio tagliando o rimandando le spese pubbliche non cruciali e aumentando la base fiscale. Conclude Euractiv: «Per una felice coincidenza, tali misure sono fra quelle domandate dall’Ue e dall’Fmi».

Trump spera nell’accordo prima dell’inverno

Dagli Stati Uniti sono in arrivo armi e fondi per 400 milioni di dollari che l’amministrazione del presidente Donald Trump ha deciso di stanziare, dopo che il Congresso li aveva già approvati. Non vi sono però compresi gli agognati missili Patriot. Trump ha auspicato un accordo russo-ucraino a breve, o almeno prima dell’inverno: «Si spera in un futuro non troppo lontano, forse prima che arrivi l’inverno Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin raggiungeranno un accordo».

Altra opzione è che Putin incontri Trump al vertice G20 di Miami in programma il 14-15 dicembre. Ma ieri un gruppo di 14 senatori Usa, sia democratici, sia repubblicani, ha mandato al segretario di Stato Marco Rubio una richiesta d’esclusione di Putin dal G20. Tra i firmatari, il presidente della commissione Forze armate del Senato, il repubblicano Roger Wicker, e la capogruppo democratica della commissione Esteri, Jeanne Shaheen.

Lavrov incontra Wadephul all’Onu

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha incontrato a New York, presso l’Assemblea Onu, il collega tedesco Johann Wadephul. Era la prima volta, dall’inizio della guerra, che Lavrov incontrava un ministro degli Esteri tedesco, dal vertice del 18 gennaio del 2022, con Annalena Baerbock.

Lavrov ha poi sentenziato che «pur consapevole dell’inutilità di tale strategia, l’Europa fa di tutto per ostacolare i negoziati di pace a cui l’amministrazione di Donald Trump è interessata». E poi: «L’Occidente mira a infliggere una sconfitta strategica alla Russia, ma arriveranno a un vicolo cieco strategico».

Gli ucraini hanno lanciato centinaia di droni sulla Russia, che dichiara di averne «abbattuti 645», danneggiando la raffineria di Ilsky, nella regione di Krasnodar, che lavora 6,6 milioni di tonnellate di petrolio l’anno, e una fabbrica meccanico-ottica della regione di Rostov, che equipaggia l’esercito russo. Gli ucraini affermano di aver intercettato «134 droni dei 173 lanciati dalla Russia», ma gli ordigni hanno colpito vari magazzini nell’area di Kiev e un centro dati della rete satellitare Starlink.

Il centro dati era nel sobborgo di Kosmonova, e secondo i russi assisteva la trasmissione di informazioni e comunicazioni alle forze armate e all’intelligence ucraina. È il secondo centro dati attaccato da venerdì, quando il consigliere di Zelensky per le questioni tecnologiche, Serhiy «Flash» Beskrestnov, aveva denunciato la nuova strategia russa di degradare la rete informatica ucraina.

Sul campo, l’esercito russo, nella fattispecie le truppe del gruppo Nord, ha annunciato la conquista di tre nuovi centri abitati, Maryino nella regione di Sumy e Petropavlovka e Lozovaya nella regione di Kharkiv.

Da non perdere

I nodi dell'Ue

Achtung: AfD avanza ancora, Merz barcolla

Secondo gli exit poll anche in un altro Land della Germania Est è primo il partito anti clandestini e no euro. A Berlino cresce l’estrema sinistra. Peggior risultato della storia per la Cdu del cancelliere che non molla.