Friedrich Merz dopo le elezioni statali di Berlino
Friedrich Merz dopo le elezioni di Berlino (Ansa)

In Germania il ciclone Afd si abbatte anche nel land di Meclemburgo-Pomerania, dove gli exit poll ne sanciscono il trionfo davanti alla Spd. Cdu ai minimi storici, il cancelliere Merz ammette il «disastro» ma non vuole dimettersi. Weidel: «Ora tragga le conseguenze» A Berlino sorride la sinistra di Linke.

Merz ammette il «disastro» ma non molla

«Non possiamo edulcorare il risultato. È un disastro». Friedrich Merz ammette la sconfitta, si assume la responsabilità, ma non fa alcun passo indietro. Dopo il crollo della Cdu nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e la perdita del primato a Berlino, il cancelliere ha anzi rilanciato proprio sulle riforme. Che finora, però, non hanno scaldato il cuore degli elettori. «Le riforme devono arrivare», ha scandito dal Konrad-Adenauer-Haus, il quartier generale del partito, aggiungendo: «Mi assumo la responsabilità, perché voglio far avanzare il nostro Paese».

Il problema è che i tedeschi sembrano pensarla diversamente. E ieri, dalle urne, sono arrivate altre due sonore bocciature per la Cdu. La più pesante è quella del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Nelle proiezioni della serata, l’Afd è il primo partito con il 37,9%, davanti alla Spd di Manuela Schwesig, ferma poco sotto il 36%. Nel 2021 l’Afd aveva raccolto appena il 16,7%: in cinque anni ha quindi più che raddoppiato i consensi, guadagnando oltre 21 punti. La Cdu, invece, precipita al 5-5,2%, contro il 13,3% di cinque anni fa, e rimane appesa alla soglia di sbarramento. È il peggior risultato ottenuto dai cristianodemocratici in un’elezione regionale dal 1949.

Per Merz, peraltro, è la seconda sconfitta nell’Est in appena due settimane. In Sassonia-Anhalt l’Afd di Ulrich Siegmund aveva conquistato il 43,8%, mentre la Cdu si era fermata al 17,2%. Stavolta il partito sovranista non sfiora la maggioranza assoluta, ma conquista comunque il primo posto in un altro Land. La Spd di Schwesig, grazie alla rimonta delle ultime settimane favorita anche dalla polarizzazione dello scontro con l’Afd, riesce almeno a contenere il distacco.

A Berlino avanza la Linke, Cdu sotto il 20%

A Berlino il quadro è diverso, ma per la Cdu non è comunque incoraggiante. La Linke di Elif Eralp vince nettamente con oltre il 25%, mentre i cristianodemocratici di Stefan Evers scendono sotto il 20% e perdono più di otto punti rispetto al 2023. La Spd precipita attorno al 12%, mentre l’Afd cresce rispetto al 9,1% di tre anni fa e viene data fra il 14,3 e il 16,2%. Il governo uscente Cdu-Spd ne esce dunque malconcio e sconfitto, con Evers che manca nettamente l’obiettivo dichiarato di mantenere il primo posto nella capitale.

Eppure, Merz ha provato a distinguere i due risultati. Se quello del Meclemburgo rimane un «disastro», a Berlino Evers avrebbe portato la Cdu a un «risultato dignitoso». In entrambi i Länder, però, i cristianodemocratici arretrano pesantemente: nel Nord-Est, l’Afd conquista il primato e nella capitale la Linke strappa alla Cdu il ruolo di primo partito.

Weidel sfida Merz e guarda a Vannacci

A sfidare direttamente il cancelliere ci ha pensato Alice Weidel. «Siamo penetrati nel cuore della società. Siamo il nuovo partito di massa della Germania», ha rivendicato la leader dell’Afd. Poi l’affondo personale: Merz deve «trarre le conseguenze» dai risultati della Cdu, «per il suo partito e per la Germania». Weidel ha inoltre rilanciato l’offensiva contro la Brandmauer, il muro politico con cui la Cdu esclude qualsiasi collaborazione con l’Afd. «Noi non abbiamo costruito alcuna barriera», ha detto, indicando come obiettivo di lungo periodo quello di arrivare «naturalmente a colloqui di coalizione con la Cdu», senza «snaturare» il proprio partito.

E mentre Weidel sfidava Merz in Germania, l’Afd guardava anche all’Italia. Dal Forum dell’Indipendenza di Orvieto, l’eurodeputato Marc Jongen ha portato a Roberto Vannacci l’endorsement della leader tedesca, augurando a Futuro nazionale «un grande avvenire in Italia e oltre» e pronosticando che «in un futuro non lontano» i due partiti potranno ritrovarsi «nelle responsabilità di governo». Un’apertura subito raccolta dal generale, che ha definito il programma dell’Afd «abbastanza simile al nostro», indicando nel partito tedesco «un’esperienza da studiare» per la crescita di Futuro nazionale.

Ora si gioca la partita delle coalizioni

Convergenze sovraniste a parte, sulla formazione dei governi regionali si gioca adesso il secondo tempo della partita. Nel Meclemburgo l’Afd è prima, ma non dispone della maggioranza assoluta e le altre principali forze hanno escluso una coalizione con il partito. Con il Bsw dato al 4,9%, dunque fuori dal Landtag, Spd, Linke e Verdi avrebbero una maggioranza risicatissima. Basterebbe però un decimale in più al partito di Sahra Wagenknecht per cambiare l’aritmetica. Anche la Cdu resta inchiodata alla soglia del 5%, lasciando tutti nell’incertezza.

A Berlino l’attuale coalizione Cdu-Spd non ha più la maggioranza. Le proiezioni danno i numeri a Linke-Verdi-Spd, mentre la praticabilità di un’intesa Cdu-Verdi-Spd dipenderà dalla distribuzione definitiva dei seggi e dal Bsw, fermo esattamente sul filo della soglia. La vittoria della Linke non consegna quindi automaticamente a Eralp il municipio, ma le assegna l’iniziativa nelle trattative.

Dentro la Cdu, intanto, il clima è tutt’altro che sereno. La segretaria generale, Franziska Hoppermann, ha ammesso alla Zdf che nel presidium del partito l’atmosfera è «molto tesa e grave». E mentre Merz assicura di voler andare avanti con le riforme, sulla stampa tedesca continua a impazzare il totonomi per il suo successore.

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