L’Ue si sveglia: più rimpatri tramite Frontex
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In vista della revisione del regolamento, von der Leyen valuta di conferire all’agenzia maggiori poteri per le espulsioni, anche oltre il territorio europeo, e per contrastare criminalità transfrontaliera e minacce ibride. Il problema dei confini è diventato una priorità.

Nuovi poteri e ampliamento del mandato di Frontex

Bruxelles sta preparando una revisione del regolamento di Frontex, come doveva essere da programma entro il 2026. Il prossimo mese, presenterà la proposta che mira ad ampliare poteri, ruolo e influenza dell’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nel contesto di una politica migratoria sempre più restrittiva. Un’anticipazione dei contenuti dovrebbe essere fornita mercoledì prossimo dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, quando terrà al Parlamento il discorso sullo stato dell’Unione (Soteu) per il 2026, seguito da un dibattito con i deputati.

Secondo i piani della Commissione riportati da Euractiv, sembra che l’agenzia otterrà un mandato più incisivo per cooperare con i Paesi extra Ue, un ruolo più rilevante nelle operazioni di rimpatrio e maggiori poteri per contrastare la criminalità transfrontaliera e le «minacce ibride», la presunta strumentalizzazione o «armamento» della migrazione alle frontiere dell’Ue.

Minacce ibride e monitoraggio dei confini

Al momento, stando alle dichiarazioni dell’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, sarebbe solo la Bielorussia che realizza attività dannose coordinate, dopo aver trasformato il Paese in una piattaforma al servizio della guerra russa e utilizzando la migrazione illegale come arma contro i vicini europei, soprattutto la Lituania.

L’Unione europea, comunque, finalmente prende atto della «minaccia» migranti e pensa di affidare a Frontex poteri per partecipare ai procedimenti di espulsione, che potrebbero estendersi oltre il territorio europeo. Frontex starebbe anche valutando la possibilità di ampliare il proprio mandato per includere il monitoraggio della disinformazione che circola sui social media.

Attualmente, l’agenzia fondata nel 2004 e diventata operativa l’anno successivo, non è coinvolta nei rimpatri tra Paesi extra Ue. La riforma, dunque, rappresenta una radicale revisione del suo mandato, estendendone la forza e l’influenza.

Potenziamento dello Standing Corps e accordi esterni

Ci sarà anche un incremento dello Standing Corps, la forza di frontiera in uniforme di Frontex, per raggiungere i 10.000 agenti entro il 2027 e arrivare a triplicare il numero entro il 2029, come proponeva Von der Leyen nel documento «Le Priorità della Commissione» del luglio 2024. L’agenzia, diceva la presidente, dovrà essere fornita di «tecnologie all’avanguardia per la sorveglianza», così da poter «proteggere le nostre frontiere in ogni circostanza». Ma potrà anche concludere accordi di cooperazione più mirati con Paesi terzi, con maggiore capacità di limitare la circolazione dei cittadini extracomunitari, sia verso l’Ue sia all’interno dei loro Paesi di origine.

Così pure avere un ruolo nella gestione delle espulsioni da un Paese terzo all’altro, e nel funzionamento dei centri di rimpatrio. Perché questo sia possibile, per un’espansione degli attuali mandati e «preparare, dotare Frontex degli strumenti necessari per il suo ruolo accresciuto di braccio operativo dell’Ue nella gestione delle frontiere, garantendo un elevato livello di sicurezza alle frontiere esterne dell’Ue in risposta alle nuove sfide operative», dovranno essere apportate modifiche al regolamento dell’agenzia.

Il dibattito politico e le critiche delle ONG

La questione delle dimensioni del corpo permanente di guardia di frontiera è tornata alla ribalta politica durante la crisi di Ceuta. In agosto, il leader del Partito popolare europeo (Ppe), Manfred Weber, aveva chiesto che l’agenzia disponesse di una forza di guardia di frontiera composta da 50.000 uomini. Molte Ong si sono dette preoccupate del rafforzamento dell’esternalizzazione del controllo delle frontiere, e parlano di pericolo che venga limitata la circolazione delle persone dentro e fuori Paesi terzi, sollevando dubbi su violazioni dei diritti umani.

«Esistono gravi lacune nella governance», ha dichiarato Violeta Moreno-Lax, titolare della cattedra di Diritto internazionale e direttrice del Centro per i diritti fondamentali della Hertie School (Berlino), riferendosi alle accuse di mancata trasparenza, di spese folli, di abusi di potere e di sistematica violazione dei diritti umani rivolte all’agenzia. Ma la Ue non può più ignorare la necessità di una gestione più restrittiva delle frontiere, per arginare le minacce alle sicurezze nazionali e internazionali di una migrazione incontrollata.

Dati sui flussi migratori e prospettive future

Secondo i dati preliminari raccolti da Frontex, nei primi otto mesi del 2026 sono stati registrati oltre 74.000 attraversamenti irregolari delle frontiere verso l’Unione europea, con un calo del 35% dei casi individuati rispetto allo stesso periodo del 2025. La rotta del Mediterraneo centrale ha registrato circa 19.400 arrivi (-55%), dei quali 5.070 dall’Africa occidentale (-58%). Sono oltre 33.000 (rispetto alle 30.000 del 2025), le persone che Frontex ha aiutato a rimpatriare dai Paesi dell’Unione europea verso Stati non Ue nei primi sei mesi di quest’anno.

Il problema rimane e dopo il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo approvato a giugno, la proposta della Commissione di rafforzare ulteriormente il ruolo di Frontex nel sostegno ai rimpatri dimostra che il problema sicurezza non è solo percepito dalle destre.

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