Militari ucraini partecipano alla cerimonia dell’alzabandiera nazionale a Kiev
Militari ucraini partecipano alla cerimonia dell’alzabandiera nazionale a Kiev in occasione della festa dell’indipendenza dell’Ucraina (Ansa)

L’Ucraina ha celebrato ieri la festa dell’indipendenza ospitando un summit della Coalizione dei volenterosi, i Paesi più impegnati nel sostegno al governo di Kiev.

Su 30 delegazioni straniere erano presenti a Kiev il premier britannico Andy Burnham, alla sua prima visita, il presidente del Consiglio europeo AntónioCosta, e presidenti e primi ministri di vari Paesi baltici e nordici. Fra i leader collegati da remoto spiccavano il presidente francese Emmanuel Macron e la premier italiana Giorgia Meloni.

A Kiev il vertice dei Volenterosi per l’indipendenza

Proprio dal capo del governo italiano sono arrivate, stando alla nota di Palazzo Chigi, le riconferme del «fermo sostegno dell’Italia alla sovranità, all’integrità territoriale e all’indipendenza dell’Ucraina». Il presidente del Consiglio Meloni ha anche «confermato l’impegno italiano sul fronte umanitario in vista della stagione invernale, che proseguirà con ulteriori generatori».

Nel ringraziare il capo del governo di Roma, Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio presidenziale ucraino, ha lasciato intendere possibili forniture italiane di munizioni per i sistemi antiaerei Samp/T già consegnati dall’Italia, evocando anche «forme di produzione congiunta dei droni» poiché «l’Italia ha l’industria, l’Ucraina ne ha l’esperienza».

Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un colloquio col collega ucraino Andrii Sybiha, ha ribadito che «l’Ucraina può contare sempre sul nostro sostegno». Poco prima della telefonata, ha precisato che «non ci saranno truppe italiane sul terreno, non siamo in guerra con la Russia». «Fonti informate» hanno fatto trapelare all’agenzia Ansa che «mezzi per la difesa antiaerea», oltre ai generatori, potrebbero far parte del prossimo pacchetto di aiuti italiani. L’Italia comunque, secondo fonti di governo, non prenderà parte alle esercitazioni dei Volenterosi annunciate da Emmanuel Macron. Il leader francese ha infatti reso noto che «saranno condotte dalla coalizione nei mesi di ottobre e novembre».

Dall’Ue altri 6,1 miliardi per la difesa dell’Ucraina

Il vertice dei Volenterosi ha coinciso con l’approvazione da parte della Commissione europea di un finanziamento da 6,1 miliardi di euro per sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar. È una tranche che fa parte del piano globale da 90 miliardi previsto dall’Ue, di cui 16 miliardi già approvati e di questi 8,35 già erogati. Al presidente Volodymyr Zelensky non basta: «Abbiamo bisogno di 300 missili antiaerei Patriot entro l’inverno. Inoltre il nostro ministero della Difesa ha utilizzato i fondi previsti per la fine dell’anno, e il deficit totale ammonta a 27 miliardi». Anche perché, afferma, «la Russia spende circa 340 miliardi per la guerra, l’Ucraina 140» e «Mosca potrebbe disporre di 1.300 missili balistici l’anno, ore ne ha fra 600 e 630».

Fra i volenterosi, il premier britannico Burnham è sembrato prodigo. Ha invitato gli alleati a «mettere a disposizione le proprie scorte di missili Patriot e incoraggiare altri Paesi a fare altrettanto». Il leader di Londra ha anche promesso che le industrie britanniche parteciperanno allo sviluppo del missile antimissile ucraino Fp-7 Freyja, attorno a cui l’azienda Fire point di Kiev sta radunando vari partner in modo da proporlo come alternativa economica al Patriot.

Burnham ha in mente anche sistemi d’attacco e ha annunciato che la Gran Bretagna condividerà con Kiev la tecnologia dei missili da crociera Storm shadow, con gittata di 500 chilometri, già usati in piccolo numero dall’aviazione ucraina, in vista della produzione su licenza. Dal Cremlino, il portavoce russo Dmitry Peskov ha accusato Burnham di «gettare benzina sul fuoco» alimentando la guerra.

I Volenterosi aumentano gli aiuti, ma restano le divisioni

Macron, dal canto suo, ha evocato possibili «provocazioni della Russia contro la Nato», mentre, fra altri contributi dei volenterosi si segnalano un accordo Ucraina-Norvegia per la produzione di droni, la conferma da parte del ministro degli Esteri svedese Maria Malmer-Stenergard della prossima operatività dei caccia svedesi Gripen dati a Kiev e la destinazione permanente, da parte del presidente lituano Gitanas Nauseda dello 0,25% del Pil della Lituania in aiuti all’Ucraina.

Fra gli alleati c’è anche la Polonia, la quale tuttavia, è più fredda. Nonostante le ripetute richieste di Zelensky per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea nel 2027, per cui peraltro mancano molti requisiti, il viceministro degli Esteri polacco Ignacy Niemczycki ha precisato: «Tutti diamo per scontato che una qualche forma di pace, un cessate il fuoco, debba essere una condizione per l’adesione». I rapporti fra Varsavia e Kiev non sono facili dato che pochi mesi fa l’intitolazione di un reparto ucraino a una unità nazista causò il ritiro di un’onorificenza polacca a Zelensky. Ci sono poi le storiche rivendicazioni sulla regione di Lvov/Leopoli, che fu polacca per secoli, senza contare le proteste dei contadini polacchi contro l’ingresso di grano ucraino.

Intanto, il conflitto prosegue con le incursioni reciproche. Droni e missili russi hanno colpito l’area di Kharkiv e magazzini presso Odessa, mentre gli ucraini a loro volta hanno danneggiato quattro centri della catena commerciale Ozon in Russia, oltre a uno stabilimento a Kamensk-Sachtinskij, vicino a Rostov. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto, in un’intervista a Vesti, che «la Russia amplierà le difese antiaeree» e che gli attacchi alle industrie ucraine, in risposta a quelli avversari, «sono sempre più intensi ed efficaci poiché interrompono la fornitura di armi e munizioni».

E in effetti, sul terreno l’esercito ucraino soffre. I russi hanno annunciato la conquista di tre nuovi villaggi, Novokostyantynivka, nella regione di Sumy, Kucheriv Yar nel Donetsk e Dolynka nella zona di Zaporizhzhia.

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