L’Europa collassa sugli immigrati
Magnus Brunner (Ansa)

I politici italiani si sono improvvisamente resi conto che i confini esistono, e che gli altri Stati europei non hanno difficoltà a difenderli ogni volta che ne hanno necessità. Ciò dimostra che chiunque, alla bisogna, si tutela e respinge gli stranieri: solo per l’opposizione italica farsi invadere è una attività costruttiva. Succede che la Germania – per altro guidata dal sinistrorso Friedrich Merz – ha deciso di rimandarci indietro i cosiddetti «dublinanti».

Si tratta degli immigrati sbarcati in Italia che, in virtù del trattato di Dublino, sono sotto la nostra responsabilità, dato che è il Paese di primo approdo a doversi fare carico di chi giunge via mare. Parecchi stranieri, forse migliaia, sono riusciti negli anni a raggiungere Berlino e dintorni e ora i cari tedeschi si sono risolti a rispedirli qui. La prima partirà il 19 agosto: si tratta della ventiduenne somala Abdirisaq Warsame, giunta in Germania in marzo. A darne notizia è stata ieri Tonia Mastrobuoni su Repubblica e subito l’opposizione si è scatenata. «Notizia delle notizie. Altro grande successo del governo Meloni, ora la Germania vuole rimandarci indietro le persone immigrate che sono sbarcate in Italia e sono successivamente andate in Germania», dice il capogruppo dei Cinque stelle, Francesco Silvestri. Che attacca: «La Spagna non è mai stata un problema (e infatti da Ceuta non è arrivata neanche una persona) e a ben vedere forse non lo sono neanche la Germania, la Francia o altri Paesi. Il problema è Giorgia Meloni e la destra di questo Paese che si muove solo ed esclusivamente per becera propaganda». Insomma, se Merz ci rimanda i migranti è per colpa della Meloni che ha ripristinato i controlli alla frontiera per chi arriva dalla Spagna. In realtà è proprio Repubblica a far capire che le cose stanno in maniera diversa, dando la parola a un portavoce del ministero dell’Interno tedesco. «Un sistema di Dublino funzionante è la premessa per il successo della riforma dell’asilo europeo (Geas)», ha detto il portavoce al giornale progressista. «La Germania si aspetta che i trasferimenti in Italia e Grecia vengano ripristinati dalla data suddetta». La data in questione è quella del 12 giugno e, a quanto scrive Repubblica, era già tutto previsto.

Spiega, infatti, il portavoce del governo tedesco che «nell’autunno del 2025» l’Italia e la Grecia «hanno accettato nell’ambito di accordi bilaterali con la Germania» «di implementare di nuovo il Regolamento di Dublino a partire dall’entrata in vigore del Geas». E il ministero guidato dal cristianosociale Alexander Dobrindt si aspetta dai partner Ue, dunque, «modalità di trasferimento vincolanti e praticabili e una cornice legale dettagliata per i trasferimenti volontari come modalità di respingimento antiburocratica ed efficiente».

I rimpatri verso l’Italia erano sospesi dal 2022 per via dell’emergenza sbarchi sulle nostre coste. Roma e Atene, tuttavia, si sono accordate con Berlino per riprendere i rientri una volta che fosse entrato in vigore il nuovo patto europeo sull’immigrazione. Che c’entrano dunque Pedro Sánchez e Ceuta?

Giova ricordare, per altro, che la Germania in passato non si è mai fatta scrupoli a rispedirci indietro gente, anche con modalità discutibili. Fu proprio la Mastrobuoni su Repubblica, nel 2019, a raccontare che i tedeschi mandavano in Italia i dublinanti costringendoli a ripartire e addirittura sedandoli se si dimostravano riottosi. Il fatto che ora vogliano riprendere a farlo dipende – scrive sempre Repubblica – anche dalla pressione politica esercitata su Merz da Afd, che continua a crescere soprattutto grazie alla leva migratoria. Fonti del Viminale, per altro, ridimensionano abbastanza la portata della faccenda. Da fonti del ministero si apprende che «l’Italia considera azzerati con alcuni principali paesi, tra cui la Germania, tutti i presunti “dublinanti” arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore nel nuovo Trattato Asilo Immigrazione Ue. Questo proprio secondo uno specifico accordo sottoscritto con alcuni paesi. Ed è oggi ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che, arrivate in Italia dopo tale data, siano attualmente in altri paesi. È infatti passato ancora poco tempo per poterlo accertare. Peraltro», conclude il Viminale, «per gli immigrati irregolari arrivati dopo tale data, l’Italia in ogni caso eccepirà che dovrà necessariamente operarsi una compensazione che prenda in considerazione i migranti sbarcati sul nostro territorio nazionale ad opera di imbarcazioni di Ong che battono bandiera di paesi europei. È la maggior parte sono proprio tedesche».

Che cosa insegna questa vicenda? Per prima cosa, che anche i governi di sinistra devono fare i conti con la contrarietà della popolazione all’immigrazione di massa. E che se ne hanno necessità, respingono e chiudono le frontiere. La Germania, ancora anni fa, ci ha costretto a pagare miliardi alla Turchia per bloccare i flussi in ingresso e ci ha appunto rispedito (a noi e alla Grecia) gli stranieri sgraditi. La Francia ha ripetutamente chiuso le frontiere e la gendarmeria riportava qui i migranti a calci e bastonate o lasciandoli nottetempo nei boschi oltreconfine. Gli stessi spagnoli che fanno gli splendidi non solo gestiscono centri per stranieri (per altro discutibili) in Mauritania, ma si sono ben guardati dall’accogliere i marocchini entrati a Ceuta, anzi li hanno rapidamente rimpatriati a decine di migliaia.

Il punto, dunque, non è prendersela con il governo perché Berlino ci rimanda gli irregolari. Semmai il punto è fare lo stesso, cioè evitare che entrino migliaia di persone ed espellere coloro che non hanno diritto di stare qui. Ogni volta che ci si prova, però, l’opposizione frigna disperata. Se Berlino ci restituisce gli stranieri è per via delle regole imposte dall’Ue tanto amata dalla sinistra, dunque i progressisti dovrebbero fare pace con il cervello: o si rassegnano ad accogliere tutti gli irregolari del mondo come hanno chiesto per anni, o cambiano linea e cominciano a sostenere rimpatri e chiusure. La sensazione, però, è che a costoro non importi altro che attaccare la destra e il governo. Se l’obiettivo è questo, ogni scusa diventa buona per piagnucolare.

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