Il peggior sordo è quello che non vuol sentire. E Paolo Gentiloni ha deciso davvero di tapparsi le orecchie, visto che, nella sua intervista di ieri a Milano Finanza, ha proposto di tenere in piedi il Brandmauer, il muro tagliafuoco contro Alternative für Deutschland.
Gentiloni difende il Brandmauer, Meloni lo boccia: «La strategia non funziona»
«Se regge questo cordone sanitario», ha assicurato l’ex premier ed ex commissario Ue, «queste forze estremiste faranno fatica. Come è accaduto in Olanda e come è accaduto in Italia con Fdi, che una volta andato al governo si è spostato su posizioni meno euroscettiche e più atlantiste». Se il risultato dello sbarramento è che gli «estremisti» vanno al potere, tanti auguri. Poi non lamentatevi se non li vedete arrivare…
Saggiamente, Giorgia Meloni sposa la tesi opposta. Sul Foglio, ha sottolineato che «da anni, in Europa, sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell’identità, il contrasto all’immigrazione illegale di massa, il pericolo dell’islamizzazione. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell’establishment è stata quella di provare a creare dei cordoni sanitari, non invece di affrontare nel merito le questioni. Come si vede, è una strategia che non funziona».
In fondo, è un ragionamento semplice: la forza della democrazia dovrebbe stare nella sua capacità di adattare l’agenda politica alle esigenze dei cittadini. Più se ne compromette la responsività, più cresce la stizza degli elettori. Finché un partito con Afd arriva, magari, a oltre il 50%.
Non è detto che in Germania lo abbiano capito. Nel dibattito sulla possibilità di attivare la clausola della Costituzione che permetterebbe il commissariamento della Sassonia-Anhalt, una mera ipotesi di scuola si è trasformata in un ordine del giorno.
Il capogruppo dell’Unione (Cdu-Csu) al Bundestag, Thorsten Frei, pur confermando che la cosiddetta «coercizione federale», prevista dall’articolo 37, comma 1, della Legge fondamentale, è un’extrema ratio, ha garantito che l’esecutivo non si tirerà indietro, in caso sia necessario farvi ricorso: «Se la situazione lo richiedesse», ha dichiarato, «naturalmente faremo valere la Grundgesetz, avvalendoci di tutti gli strumenti necessari».
Parole che echeggiano l’avvertimento rivolto da Ursula von der Leyen, nel settembre 2022, ai sovranisti italiani: Bruxelles lavora volentieri con tutti, ma ha gli «strumenti» per ricondurre a più miti consigli i ribelli.
Sassonia-Anhalt, Berlino evoca il commissariamento: scatta l’ipotesi del Bundeszwang
La Germania, ha insistito Frei, «è una democrazia capace di difendersi. Lo Stato dispone degli strumenti per tutelare la democrazia, lo Stato di diritto e l’ordinamento fondamentale democratico e liberale nel suo complesso». Questo, anzi, è «un fatto assolutamente ovvio».
È «ovvio», cioè, che Berlino, per la prima volta nella storia, punirebbe un Land che ha votato male, ricorrendo al Bundeszwang, la disposizione in virtù della quale il governo centrale può bloccare il trasferimento di fondi pubblici, oppure avocare a sé le funzioni esecutive e legislative dello Stato federato che abbia violato obblighi costituzionali, o altre leggi nazionali.
Di tenore analogo è stata l’esortazione di Stefanie Hubig, ministra della Giustizia della Spd, la quale ha chiesto ai boiardi della Sassonia-Anhalt di opporsi a eventuali «direttive illegittime» di un governo guidato da Afd. «I funzionari pubblici», ha detto l’esponente socialdemocratica, «prestano giuramento di fedeltà alla Costituzione.
Sono tenuti a rispettare la legge. Se un funzionario ha l’impressione di ricevere direttive illegittime, deve esprimere chiaramente le proprie riserve all’interno dell’amministrazione». Siamo in clima da arendtiana «banalità del male»: i burocrati, ha pontificato la Hubig, non possono «limitarsi a sostenere di aver semplicemente eseguito gli ordini ricevuti».
Evidentemente, la Guardasigilli tedesca crede che il candidato della destra a Magdeburgo non sia Ulrich Siegmund, bensì il funzionario nazista Adolf Eichmann. E siccome Paese che vai, giudici militanti che trovi, Hubig si è rivolta direttamente alla magistratura: «Sono certa», ha commentato, «che si opporrebbe a qualsiasi tentativo di ingerenza» e alle famigerate «direttive illegittime». Rivolta della Pa, rivolta delle toghe. Il ministro della Difesa, Boris Pistorius, negherebbe al Land persino l’accesso ai piani Nato in caso di guerra. La tenaglia dei «buoni».
Afd provoca gli avversari e la Turingia valuta lo scioglimento: l’allarme cresce
Il fatto è che l’isteria, in Germania, sta sfiorando il parossismo. La stessa Afd ne sta approfittando, per mandare in tilt i suoi avversari: il parlamentino nella Turingia, su sollecitazione dello stesso partito di Alice Weidel, ha stabilito che voterà il 7 ottobre l’eventuale scioglimento della formazione nazionalista, misura che richiederebbe una maggioranza dei due terzi dell’Aula.
Ci è voluto un ex giudice della Consulta tedesca, Hans-Jürgen Papier, per riportare alla realtà chi rivede Adolf Hitler all’orizzonte: «La democrazia in quanto tale non è in pericolo», ha tuonato. «Non c’è il rischio di un colpo di Stato, né di un collasso del nostro ordinamento. Metto in guardia dal diffondere scenari allarmistici: creano un’ingiustificata insicurezza nella popolazione e minano la fiducia nella democrazia fondata sullo Stato di diritto».
Un accorato appello contro il tafazzismo della classe dirigente, che Gentiloni ha accusato di essere riluttante a intervenire: le reazioni di Friedrich Merz sarebbero state troppo «timide». Alla faccia della timidezza, il cancelliere ha equiparato il concetto di remigrazione alla pulizia etnica. Oltre che con una querela, la Weidel ha risposto con un post su X nel quale, alla guida di una ruspa, ha promesso: «Ricostruiremo la Germania!».
Tajani contro l’intesa Afd-Bsw: ma il vero problema resta una democrazia «al riparo dal processo elettorale»
Antonio Tajani, intervenuto da remoto, ieri, alla Conferenza di Ventotene per la libertà e la democrazia, ritiene urgente impedire che «visioni autoritarie si saldino» sul modello dell’intesa, che si sta delineando in Sassonia-Anhalt, tra Afd e la sinistra di Sara Wagenknecht. «Entrambi filo Putin», perché il putinismo ci sta sempre bene.
Siamo ancora a un livello molto superficiale di analisi: se le forze antisistema prosperano, è perché, nel sistema, qualcosa non va. È bizzarro che proprio i custodi di uno status quo avariato si trincerino dietro le etichette di libertà e democrazia.
Quando la democrazia – la discussione sul Bundeszwang lo dimostra – è stata confinata nel recinto di questioni marginali, mentre quelle più importanti, dalle frontiere, alla sicurezza, alla macroeconomia, vengono trattate secondo il metodo suggerito dal professor Mario Monti: tenute «al riparo dal processo elettorale».
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