L’Europa è sul piede di guerra. «Voglio essere molto chiara», ha detto Ursula von der Leyen, «questo è un attacco con materiale militare portato avanti da un’operazione della Russia in territorio europeo. Non lo tolleriamo». I toni sono bellicosi come mai avevamo visto: non siamo alla minaccia di scatenare un conflitto, ma quasi. E a quella della presidente Ue si uniscono le voci del segretario della Nato, Mark Rutte, del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, e di altri politici europei.
Tutti fortemente indignati e decisi a reagire. La vicenda che ha suscitato le suddette ferme prese di posizione trae origine da un attacco all’aeroporto di Lipsia/Halle sventato tra il 4 e il 5 agosto scorsi. Le autorità tedesche avrebbero individuato due presunti terroristi, un russo e un bielorusso, accusati di aver lasciato un drone carico di esplosivo nei pressi di un cargo ucraino. E secondo gli investigatori, si tratterebbe di un atto di guerra ibrida, un attacco commissionato dalla Russia sul suolo tedesco.
L’attacco all’aeroporto di Lipsia
Ovviamente noi non dubitiamo del fiuto dei segugi tedeschi, i quali avranno sicuramente prove granitiche per sostenere le accuse contro Mosca. Tuttavia, da vecchi cronisti abituati a mettere in fila i fatti, ci permettiamo una banale riflessione: finora l’unica cosa certa è che «a organizzare attacchi con materiale militare sul territorio europeo», come dice Ursula von der Leyen, è stata l’Ucraina, la quale però non ha ricevuto un’analoga ferma risposta come quelle sentite in queste ore.
Ricordate? Nel settembre del 2022, giusto sei mesi dopo l’invasione russa, una serie di esplosioni sottomarine danneggiarono tre delle quattro condotte Nord Stream 1 e Nord Stream 2, costruite per trasportare gas dalla Russia alla Germania. L’attentato avvenne in acque internazionali, ma all’interno di zone economiche di esclusiva pertinenza di Svezia e Danimarca. Nell’agosto del 2025, su mandato di cattura emesso dai magistrati tedeschi, in Italia è stato arrestato un cittadino ucraino accusato di aver partecipato al sabotaggio e pochi mesi dopo un altro in Croazia. Il primo, che dopo un complesso iter giudiziario è stato consegnato alle autorità di Berlino, è un ex agente del Servizio di sicurezza di Kiev, mentre il secondo fermato, fuggito dalla Polonia e riacciuffato a Pola, è un sommozzatore professionista.
Nord Stream e gli altri attacchi
Gli arresti sono di mesi fa, ma la Procura generale tedesca fin da subito ha sostenuto la responsabilità dell’Ucraina nel sabotaggio. Però a Bruxelles, e per la verità anche a Berlino e nelle altre capitali europee, sembrano all’oscuro delle accuse e infatti nessuno ha fiatato. Zitti anche sul resto, perché non c’è solo l’attacco ai gasdotti del Mar Baltico. Un anno fa Ungheria e Slovacchia hanno accusato l’esercito ucraino di aver bombardato l’oleodotto russo con l’intenzione dichiarata di bloccare le forniture verso i due Paesi europei, ma nonostante le lettere di protesta inviate alla Commissione europea, non risultano prese di posizione di Ursula von der Leyen. Qualcuno potrebbe obiettare che i raid di Kiev non hanno preso di mira un territorio Ue, ma solo infrastrutture fondamentali. Tuttavia, vista l’indagine della Procura tedesca (che procede per sabotaggio anticostituzionale) è difficile sostenere che l’Unione non sia stata attaccata.
Peraltro Kiev in qualche caso ha addirittura rivendicato gli attentati, come ad esempio quelli contro una serie di navi, sia davanti alle coste turche che tra Creta e Malta. E che dire poi della petroliera colpita a febbraio del 2025 mentre era all’ancora nel porto di Vado Ligure, in provincia di Savona? Due bombe hanno aperto una falla nella chiglia, con il rischio di un disastro ambientale, e guarda caso la nave era stata segnalata proprio nell’inchiesta di un giornale ucraino, come appartenente alla flotta ombra di Mosca. Un attentato sul quale ancora indaga la Dda, ma che somiglia molto ad altri portati a compimento dagli uomini rana di Kiev.
L’Europa e la doppia misura
E l’Europa? Quell’Unione che oggi mostra i muscoli per il drone trovato nei pressi di Lipsia? Muta. Capisco che non ci sia da stare tranquilli quando certa gente va in giro per il continente a piazzare bombe, ma perché l’allarme scatta solo quando i sospettati sono russi? L’indignazione e la linea della fermezza non dovrebbero valere anche per quelli che consideriamo amici e ai quali continuiamo a dare armi e soldi? Che cosa sono gli attentati? Un ringraziamento?
Ps. Ovviamente, la forte reazione europea per il drone di Lipsia e il voto in Sassonia, dove rischia di vincere un candidato di Afd, è una pura e semplice coincidenza…
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