I maxi utili non esistono. Benzina cara per il green
Ansa

Parafrasando un vecchio proverbio, non si può avere il serbatoio pieno e il portafoglio gonfio. Soprattutto se per anni si è fatta ogni cosa per scoraggiare l’impiego di benzina e gasolio. Adesso la sinistra si accorge che le crisi internazionali e la transizione verde hanno fatto salire il prezzo alla pompa? E per rimediare pensa di introdurre un’imposta per stangare le società del settore? Beh, una scemenza tira l’altra, perché non è certo inventandosi una tassa sugli extraprofitti dei colossi dell’energia che si eviterà agli automobilisti il salasso quando fanno rifornimento.

I giornaloni sparano titoli cubitali da cui si deduce che le compagnie petrolifere, grazie al blocco di Hormuz, stanno facendo affari d’oro: in sei mesi hanno guadagnato 18 miliardi. È bastato questo per eccitare la sinistra europea e in particolare quella italiana, che subito ha lanciato la proposta di una tassa nazionale per colpire gli extraprofitti. Cominciamo col dire che dei 18 miliardi sparati in prima pagina sulla base del rapporto di una Ong ambientalista si scende direttamente a 7,5 perché il resto dei guadagni è realizzato fuori dall’Europa e dunque è difficile immaginare che Bruxelles o l’Italia possano mettere mano a ricavi che formalmente sono maturati all’estero. Non solo: venendo alla proposta della segretaria Pd occorre prendere atto che delle otto compagnie prese in esame solo una è italiana, cioè Eni, e i profitti realizzati secondo lo studio sarebbero poco più di mezzo miliardo. Però, se non si presta attenzione soltanto alle relazioni di chi è dichiaratamente contro l’industria petrolifera, ma anche alle semestrali delle società quotate in Borsa, si scopre che gli extraprofitti del cane a sei zampe derivanti da attività legate alla raffinazione si riducono a 80 milioni e per di più non tutti realizzati in Italia. Si vogliono dunque tassare questi? Se lo si facesse, come vuole Elly Schlein, non si caverebbe molto, al massimo qualche milione, utile forse ad abbassare il prezzo dei carburanti per un giorno. La verità è che, come spiegano gli esperti (tra questi Daniel Yergin di Standard & Poor’s, intervistato dal Corriere della Sera, considerato una delle figure più autorevoli fra gli studiosi di energia), le imposte sugli extraprofitti non soltanto non funzionano, e nel periodo del governo Draghi ne abbiamo avuto prova dato che i ricavi sono stati poca cosa, ma scoraggiano gli investimenti nel settore, che invece sono indispensabili per abbassare i prezzi.

Se le quotazioni della benzina e del gasolio salgono è anche perché negli ultimi anni, per effetto delle scellerate scelte green dell’Europa, nel continente sono state chiuse 30 raffinerie, di cui sei in Italia, con una diminuzione complessiva del 20% della produzione. Non è dunque solo una questione di greggio e di speculazione, ma anche di carenza della capacità di raffinazione. Inseguendo la transizione ecologica, Bruxelles ha dichiarato guerra agli impianti dell’industria petrolifera, considerandoli altamente inquinanti. Le stringenti politiche europee inoltre hanno determinato un costo aggiuntivo per il settore con il famigerato sistema Ets, che, colpendo le emissioni di CO2, si è trasformato in una tassa che si ripercuote sui prezzi. Prima delle guerre l’Europa importava da Mosca, dal Medioriente e dall’Asia il 20% del suo fabbisogno di gasolio e il 35% di quello di cherosene per aerei. Il combinato disposto delle forniture venute meno e del giro di vite per assecondare la transizione green ci ha dunque fatto precipitare nella situazione attuale. Sintetizzando, ci siamo fatti male da soli e di questo dobbiamo dire grazie alla sinistra e ai verdi. Perché l’effetto congiunto delle crisi internazionali unito alla chiusura delle raffinerie europee ha determinato una contrazione dell’offerta. I droni di Zelensky che bombardano le raffinerie russe e i servizi ucraini che fanno saltare le porta container della flotta di Putin poi hanno fatto il resto. E Pd, 5 stelle e Avs pensano di risolvere il problema introducendo una nuova tassa? In realtà, con le sue politiche ambientaliste la sinistra ci ha ficcato nei guai, ma con le sue politiche fiscali rischia di aggravare il danno.

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