ex direttore di Domani, il quotidiano che Carlo De Benedetti ha fondato senza successo per far concorrenza a Repubblica. Grosso modo l’idea è questa, e parte dall’assunto che il conduttore di Report è un cronista scomodo.
Punto primo: il mandante dell’attentato al giornalista è un pluripregiudicato cresciuto all’ombra dei socialisti e di Silvio Berlusconi. Da quando ha aperto un ristorante di pesce in un quartiere chic della Capitale, Lavitola si spaccia per amico di tutti ma con un occhio di riguardo nei confronti di Ranucci. Perché questa attenzione, quasi morbosa nei confronti del conduttore di Report? La risposta è ovvia: dietro c’è l’interesse della destra a sputtanare il principe del giornalismo d’inchiesta e, per suo tramite, pure il programma che svela gli scandali dei potenti.
Cioè, in pratica, l’ex editore dell’Avanti! continuerebbe a servire lo stesso padrone di prima, anche se sia i socialisti sia il Cavaliere sono scomparsi.
La teoria di Feltri: Lavitola sarebbe un infiltrato della destra
In altre parole, il gestore del bistrot di pesce che tanto piaceva a Ranucci, ma anche a Stefano Cappellini (Repubblica) e a Paolo Mieli, sarebbe una via di mezzo tra un infiltrato sotto copertura e un agente provocatore. La destra lo avrebbe messo lì, a servire sauté di cozze e fritture di neonata (vietate, ma rigorosamente inserite nel menù) per incastrare il giornalista più odiato dai parlamentari di maggioranza.
Ora, si può anche pensare che ogni volta che sentono parlare di Ranucci, gli onorevoli di Fdi, della Lega e di Forza Italia vedano rosso (comprensibile), ma immaginare che da sette anni tramino per mettere Lavitola al tavolo del conduttore di Report fa ridere. Innanzitutto, perché – con tutto il rispetto per le pattuglie parlamentari di centrodestra – coloro che le compongono non mi paiono né così scaltri né così lungimiranti da pianificare un’operazione di lungo corso quando ancora stavano all’opposizione.
Ma, considerazioni a parte sull’avvio dell’amicizia tra il giornalista e il mandante dell’attentato contro di lui, Feltri osserva che Lavitola non può essere tanto fesso dal disseminare, anche dopo aver saputo di essere indagato, tante frasi che da sole costituiscono il movente della bomba contro Ranucci. E aggiunge: «Lavitola ha fatto qualche cosa per evitare che si arrivasse fino a lui? Assolutamente no».
L’ex direttore di Domani, dunque, conclude che volesse essere scoperto. «Se il piano del faccendiere era di rafforzare, anche con una bomba, la popolarità di Ranucci e un possibile ingresso in politica, era un delirio privo di senso. Se invece era di legittimare le accuse dei nemici di Ranucci che quello di Report non fosse giornalismo d’inchiesta davvero libero, non un contro-potere sempre all’opposizione per natura, ma una clava politica, beh, allora il gestore del Cefalù bistrot può considerare la sua missione compiuta».
La conclusione di Feltri è netta: «Ma davvero Lavitola ha fatto tutto questo da solo e rischia il carcere per una fantasia politica implausibile?». Per il collega la risposta è no e, dunque, la spiegazione di questa brutta storia non può che essere cercata altrove e non nella vanità e nell’imprudenza di Ranucci nel frequentare un pluripregiudicato, bensì nei complotti contro la libera informazione di una certa destra.
Perché la pista di destra non regge
Io non sono appassionato di complotti e dunque mi limito a una sola osservazione che credo faccia cadere il castello di supposizioni costruito da Feltri. Ma se non sono plausibili le fantasie politiche di Lavitola, può essere che un tizio spregiudicato e scaltro come il gestore del Cefalù bistrot si sia fatto coinvolgere in una tentata strage con l’aggravante mafiosa per fare un piacere alla destra? Uno rischia di beccarsi dieci o vent’anni non per mandare un amico a Palazzo Chigi (che, per quanto sembri folle, è un obiettivo), ma solo per screditare un giornalista di cui si è finto amico?
Che il ragionamento di Feltri e dei suoi compagni complottisti faccia acqua da tutte le parti è evidente. Anche per una banale questione: aumentare la popolarità di Ranucci con un attentato per poi candidarlo come leader del campo largo non prevedeva che Lavitola venisse beccato e dunque rischiasse dieci o vent’anni di galera, mentre sputtanare il conduttore di Report facendosi scoprire non poteva che includere l’arresto e la condanna.
E secondo voi un lestofante come il gestore del Cefalù si è immolato per la causa? Cioè sta rischiando di essere sepolto dietro le sbarre da qui al 2040 per fare un piacere a qualche onorevole di Fratelli d’Italia o della Lega? Via, non scherziamo. Anche perché finora i soli volti noti frequentati da Valterino sono tutti di sinistra: Cappellini, Mieli, Ranucci…
Insomma, se si devono cercare complotti forse è il caso di setacciare l’ambito in cui è nata questa storia.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >