stasi garlasco
I carabinieri del Ris entrano nella villetta della famiglia Poggi di Garlasco (Ansa)

Nel 2007 i carabinieri del Ris di Parma avrebbero nascosto che in realtà sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi non venne rilevata nessuna traccia di Dna sui pedali attribuibile a Chiara Poggi, la fidanzata di Stasi, trovata morta nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto di 19 anni fa. La clamorosa svolta emerge dal comunicato stampa emesso ieri dalla Procura di Pavia, che ha notificato alla difesa di Andrea Sempio il secondo avviso di conclusione delle indagini, dopo quello del 7 maggio scorso.

Gli inquirenti ritengono che il vero responsabile della morte di Chiara sia Sempio e non l’ex fidanzato, condannato nel 2015 a 16 anni per omicidio volontario. «È stata acquisita una consulenza dei consulenti nominati dalla difesa di Alberto Stasi, Ugo Ricci e Pasquale Linarello», si legge nella nota firmata dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone, «avente a oggetto i Raw Data consegnati alla Procura di Pavia dal Ris di Parma il 6 novembre 2025 nell’ambito dell’attuale procedimento.

Nei Raw Data i consulenti hanno rilevato la presenza di contro-analisi (ben due corse elettroforetiche datate 20 settembre 2007) del campione bu_p (lo stesso campione che rivelò la presenza del Dna della vittima sui pedali della bici Umberto Dei e che portò al fermo di Stasi) totalmente negative, contro-analisi idonee, a loro giudizio, a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa, ma non esistenti nel fascicolo del procedimento del 2007 della Procura di Vigevano».

Ris di Parma, le contro-analisi mai finite nel fascicolo

Tradotto, una prova a discarico dell’imputato non sarebbe mai entrata nel fascicolo a disposizione della difesa. «In altri termini», si legge ancora nella nota, «il profilo genetico determinato appena il giorno prima (19 settembre 2007) dall’unico estratto disponibile ricavato dai pedali della bicicletta (reperto bu_p) e attribuito dal consulente tecnico del pm dell’epoca “oltre ogni ragionevole dubbio” alla vittima, era risultato totalmente negativo il giorno successivo (20 settembre 2007), allorquando lo stesso consulente aveva effettuato nuove analisi».

Dei «tracciati negativi» quindi dell’assenza di Dna della vittima sui pedali, «non si è rinvenuta traccia in alcun atto delle indagini e dei processi a carico di Stasi».

Va detto che nei mesi scorsi uno dei difensori del condannato, l’avvocato Giada Bocellari, aveva denunciato più volte che le richieste di accesso ai dati grezzi presentati al Ris di Parma fina dal 2017 erano rimaste tutte lettera morta.

Ma, soprattutto, va detto che quanto riportato nel comunicato non è solo frutto delle indagini difensive dei legali e dei consulenti di Stasi.

«La Procura di Pavia, oltre a svolgere indagini al fine di ottenere chiarimenti da appartenenti al Ris di Parma dell’epoca», a partire dall’allora comandante il generale Luciano Garofano, sentito dai pm venerdì scorso, «ha dato incarico ai propri consulenti professore Carlo Previderè e dottoressa Pierangela Grignani di svolgere una valutazione critica di tali contrastanti risultati.

I consulenti tecnici hanno confermato l’esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20/09/2007 e in ragione di questa discordanza hanno concluso per l’opportunità all’epoca di un approfondimento che, tuttavia, dalle recenti indagini svolte dalla Procura di Pavia, non risulta essere stato effettuato».

Stasi, il Dna sui pedali può riaprire la partita giudiziaria

Il Dna di Chiara ritrovato sui pedali della bicicletta del fidanzato, insieme al controverso presunto scambio di pedali con una bicicletta mai identificata, è da sempre uno dei pilastri dell’accusa contro il bocconiano. I 2,78 nanogrammi per microlitro di materiale organico (inizialmente considerato sangue) e un profilo compatibile con quello della vittima su 16 marcatori su 16, portò infatti al fermo di Stasi , poi non confermato dal gip, nel settembre 2007.

Garofano difende i suoi uomini: «Nessuna irregolarità»

Nel pomeriggio di ieri il generale Garofano ha difeso a spada tratta il lavoro dei suoi sottoposti: «Credo ciecamente nell’onestà dei miei collaboratori. Escudo categoricamente che ci siano state irregolarità, tanto più che le analisi sono state fatte alla presenza dei consulenti di parte e questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio».

Parole che però non smentiscono che le due corse elettroforetiche e i relativi tracciati non siano mai effettivamente entrate nella disponibilità della difesa di Stasi. L’ex generale ha anche sottolineato di non essere oggetto di indagini: «Ho dato le mie spiegazioni affrontando i temi che il procuratore mi ha presentato in veste di persona informata sui fatti e come tale sono uscito».

Ma le novità non riguardano soltanto la posizione di Stasi, che, se la ricostruzione che emerge dal comunicato sarà confermata, avrà in mano un elemento importante in vista della richiesta di revisione, ma secondo il procuratore di Pavia, le prove carico di Sempio, a seguito del deposito delle nuove consulenze chieste come risposta a quelle presentate dalla difesa dell’indagato, si sarebbero rafforzate.

Sempio, la Procura conferma l’impronta 33 e la traccia della scarpa

I pm ribadiscono infatti che l’impronta 33, lasciata sul muro della scala dove è stato trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi, è attribuibile a Sempio e aggiungono un particolare: non si può escludere che chi ha toccato il muro avesse le mani imbrattate di sangue.

E sarebbe confermata anche la compatibilità del piede di Sempio con l’impronta di scarpa Frau con la suola a pallini lasciata dall’assassino. «Ai consulenti del pm Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli», si legge nella nota, «è stato conferito l’incarico di esaminare la memoria difensiva con allegata una consulenza dattiloscopica integrativa relativa alla cosiddetta impronta 33 e una consulenza tecnico-calzaturiera di comparazione, concernente la traccia di scarpa rinvenuta nell’abitazione di Garlasco».

«I consulenti incaricati dalla Procura», prosegue il documento, «hanno rilevato come le osservazioni formulate dalla difesa non introducano elementi nuovi tali da modificare le conclusioni già espresse nelle precedenti valutazioni tecniche della impronta 33, mentre con riferimento alla traccia di scarpa hanno eseguito accertamenti sulle calzature che non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa oggetto di analisi».

Un elemento quest’ultimo su cui sarebbe intervenuto anche il team difensivo della famiglia di Chiara. «Da ultimo i medesimi consulenti tecnici, sollecitati all’analisi di un’ulteriore consulenza inoltrata dalla difesa Poggi il 24/09/26, hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa Modello Frau taglia 42 che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio».

Le nuove perizie sulla colluttazione e sulle lesioni

Sul piano medico-legale, le nuove analisi disposte dalla Procura, affidate alla professoressa Cristina Cattaneo e al professor Biagio Fugenio Leone, indicano che le lesioni riportate dalla vittima sarebbero state prodotte prima della morte, con un intervallo minimo orientativamente compreso fra 15 e 30 minuti e una possibile sopravvivenza fino a 60 minuti.

Secondo i consulenti, il quadro complessivo è compatibile con una colluttazione e con lesioni da difesa, «quantomeno passiva, mediante interposizione e protezione del corpo, senza potersi escludere anche una componente di difesa attiva».

Sempio verso il rinvio a giudizio: la Procura pronta a decidere

A questo punto, salvo colpi di scena, la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio è solo una formalità. «La Procura di Pavia», si legge nella nota, «decorsi i termini di legge, assumerà le determinazioni inerenti l’azione penale».

Da non perdere

Inchieste

La toga di Ranucci voleva processare Nordio

Cambiato il giudice del Lavoro che deve pronunciarsi sul reintegro del giornalista a «Report»: è la neo presidente del tribunale. Che per il caso Almasri chiedeva di procedere contro il «suo» ministro, Piantedosi e Mantovano.