Attentato nel centro di Modena e Salim El Koudri nel riquadro
L'attentato nel centro di Modena e, nel riquadro, Salim El Koudri (Ansa)

Salim El Koudri è stato seguito dal 2021 al 2023 da agenti segreti italiani e stranieri. Ma qualcuno «interpretò male» i dati raccolti.

I video e le ricerche sull’Isis

«Cos’è un cadavere? Cos’è una guerra? Che cos’è l’arte bellica? Che cos’è un corpo mutilato? Nella mia anima faccio quello che cazzo voglio… Noi abbiamo bisogno di distruggere la Lombardia… le persone di Venezia… Mi dispiace… quelle persone sono ratti. I lombardi e i veneti verranno uccisi…. Voglio vendetta… mi spiace… sono stanco di voi… siete persone inutili… dovete fottervi». Così parla Salim El Koudri, l’attentatore di Modena, nei quattro video girati poco prima dell’attacco al centro città. Otto persone travolte, una uccisa, Monica Esposito. I quattro video sono stati mostrati ieri sera in esclusiva da Fuori dal Coro.

Come già raccontato da La Verità, El Koudri aveva cercato informazioni su diversi attentati jihadisti.

Come emerso dall’analisi della cronologia Web di El Koudri, nei telefonini dell’immigrato di seconda generazione sono state trovate dagli inquirenti anche 68.000 ricerche online fra il 9 marzo e il 16 maggio, giorno dell’attentato.

Un giorno su due Salim si informava sull’Isis e sull’addestramento militare. Ci sono immagini di armi da fuoco e di armi da taglio, oltre che di attentati islamici, da Manchester (2017) a Charlie Hebdo (2015), dalle Torri Gemelle (2001) a Lipsia (2026). Aveva pure un indirizzo di posta elettronica dal dominio [email protected]. In un altro video rivolgeva minacce di questo tipo: «Ti taglio la gola, vengo lì ti ficco e ti impalo, vengo lì e ti ammazzo all’istante te e il tuo Paese di merda. Se vieni qua ti attacco alla mia auto e ti trascino per strada. Vengo lì e ti spacco la testa».

Il profilo dell’attentatore

Pur non avendo legami diretti con una cellula terroristica Salim El Koudri ha dunque tutti gli atteggiamenti tipici del terrorista lupo solitario. I video, secondo gli esperti, si richiamano perfettamente ai manuali dell’Isis, sia quando cita personaggi che a suo modo di vedere sono i simboli del decadimento occidentale (come Elettra Lamborghini) sia quando si finge pazzo, secondo la nota pratica della taqyyia (la menzogna sistematica per affermare l’islam, precetto di ogni buon musulmano) sia quando si taglia la barba per purificarsi poche ore prima dell’attentato. Come mai allora fin dalle prime ore dopo l’attentato tutti, compreso il ministro Piantedosi, hanno accreditato soltanto la tesi del gesto di un pazzo anche se pazzo non era (Salim infatti risulterà capace di intendere e di volere)? Perché si è subito, forzatamente, annacquata la pista del terrorismo?

L’attenzionamento dei servizi segreti

Qui siamo in grado di aggiungere un tassello importante. A quanto ci risulta, infatti, l’attentatore di Modena sarebbe stato seguito dai servizi segreti, non solo quelli italiani ma pure da quelli stranieri. Sarebbe successo a più riprese, fra il 2021 e il 2023 dopo che Salim aveva mandato alcune mail sospette a una università e soprattutto dopo che aveva telefonato a Camp Darby, la base militare di Pisa, dove sono stanziate anche truppe americane. Quelle mail e quelle telefonate avrebbero fatto partire gli accertamenti dell’intelligence. Ma dopo un periodo di osservazione non sarebbero stati rintracciati elementi sufficienti per giudicarlo pericoloso.

Lo ha confermato ieri sera a Fuori dal Coro uno degli operativi che si è occupato della vicenda. Ecco che cosa ha dichiarato: «Dalla mia struttura abbiamo seguito e attenzionato il caso El Koudri in più momenti. Abbiamo avuto modo di analizzare comportamenti grazie a una attività di attenzione e di ricerca specifica. Vorrei in maniera anonima sottolineare che non c’è stato da parte nostra nessun gap tanto nell’attività di ricerca che di valutazione oggettiva riguardo questo possibile target da noi attenzionato. L’epilogo negativo sicuramente è da ricondurre non a una negligenza su una attività di anticipo ma probabilmente su una errata interpretazione comportamentale che può accadere nella valutazione di un target attenzionato quando i giocatori in campo sono diversi e con priorità diverse».

La «errata interpretazione» e le domande aperte

Dunque l’attentatore di Modena sarebbe stato «seguito e attenzionato in più momenti». L’intelligence avrebbe analizzato «comportamenti» grazie a «un’attività di attenzione e di ricerca specifica». E allora perché non si è capita la sua pericolosità? Perché Salim El Koudri non è stato fermato in anticipo, come tante volte è successo in questi ultimi anni, con soggetti a rischio? Rileggiamo le parole dell’operativo: «L’epilogo negativo è da ricondurre a una errata interpretazione comportamentale». Già nei giorni successivi all’attacco, l’esperto Claudio Bertolotti aveva parlato di terrorismo. Una «errata interpretazione», dice, che può succedere quando «i giocatori in campo sono diversi e con priorità diverse». Ma chi sono questi giocatori in campo? E quali sono le priorità?

L’«epilogo negativo», per altro, è costato 7 feriti, di cui molti gravi, e una donna morta. Come mai non è stata capita la pericolosità del soggetto? E perché, se si era a conoscenza di tutto ciò, si è ridotto tutto, fin dal primo momento, a «gesto di un pazzo»? Anche se poi Salim è risultato «capace di intendere e di volere»? Perché anche il ministro ha sostenuto questa tesi? Perché non lo si è voluto definire fin da subito quel che è, e cioè un terrorista che si ispira alle stragi islamiche?

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