Vaccini Covid, gli Usa hanno nascosto i danni
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C’è un limite oltre il quale l’incompetenza cessa di essere una scusa accettabile e si trasforma in qualcosa di infinitamente più cupo. Quel limite è stato ampiamente superato sei anni fa nei corridoi della Food and Drug Administration (Fda) e dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitensi, secondo l’inchiesta firmata dal giornalista investigativo David Willman sulle pagine del prestigioso Bmj (British medical journal).

Un’indagine devastante che svela una realtà tanto limpida quanto esecrabile e indegna: i funzionari della sanità americana nel 2020 sapevano che il sistema di monitoraggio della sicurezza dei vaccini a mRna contro il Covid era fallato, parzialmente cieco e matematicamente incapace di intercettare i segnali di danno.

Gli errori degli Usa sui vaccini Covid

Eppure, hanno scelto deliberatamente di ignorare gli allarmi, silenziando i propri scienziati per non disturbare la narrazione della «sicurezza assoluta». Una farsa statistica ora documentata da email governative ottenute tramite richieste di accesso agli atti (Foia) e indagini del Senato.

I fatti: nel dicembre 2020, alla vigilia della più imponente campagna vaccinale della storia, i Cdc (il principale organismo federale americano per la prevenzione e il controllo delle malattie, una sorta di Istituto Superiore di Sanità made in Usa) avevano promesso una sorveglianza epidemiologica senza precedenti attraverso il Vaers (Vaccine adverse event reporting system), piattaforma gestita insieme con la Fda.

I piani iniziali prevedevano due metodologie di analisi dei dati per individuare picchi anomali di reazioni avverse: i «rapporti di segnalazione proporzionale» (Prr) e un metodo statistico più sofisticato, il «bayesiano empirico».

Omissioni e superficialità durante la gestione Covid

Ma la burocrazia ha le sue vie misteriose e, soprattutto, comode: il Cdc ha semplicemente «dimenticato» di effettuare le analisi Prr fino al 2022, affidandosi al solo metodo bayesiano della Fda. Qual era il problema? Quel modello soffriva di un macroscopico difetto metodologico noto come effetto di «mascheramento» (masking).

Cosa è successo? Il database Vaers è stato sommerso da oltre un milione di segnalazioni, e più del 90% di queste riguardava esclusivamente i due vaccini a mRna (Pfizer e Moderna). Questo dato ha totalmente inquinato il «gruppo di controllo» dell’algoritmo: quando l’algoritmo analizzava il vaccino Pfizer, lo confrontava con la «media» del database, ma la «media» del database era ormai composta quasi interamente dai dati di Moderna.

Di conseguenza, l’algoritmo finiva per confrontare Pfizer con Moderna e non con il background storico dei vaccini tradizionali. Poiché sia Pfizer che Moderna aumentavano il rischio di miocardite in modo simile, la miocardite è diventata la «normalità» all’interno del database. L’algoritmo ha calcolato che la frequenza «attesa» (Moderna) era uguale a quella «osservata» (Pfizer).

Per il computer, l’incidenza era perfettamente simmetrica e piatta: nessun picco anomalo rispetto alla massa, nessun segnale d’allarme. I due vaccini si sono letteralmente «mascherati» a vicenda.

I segnali ignorati dall’amministrazione Usa

La cosa grave è che i vertici lo sapevano perfettamente. All’inizio del 2021, la dottoressa Ana Szarfman, medico della Fda, individua l’anomalia e lavora con William DuMouchel, sviluppatore del metodo bayesiano, per correggere l’algoritmo incriminato. Ma la risposta dei vertici è, spiega Bmj, un invito a «cessare e desistere».

Nel frattempo, all’esterno, si continua a rassicurare la popolazione. Quando il Cdc effettua finalmente le analisi Prr nel 2022, l’allora direttrice Rochelle Walensky dichiara che «non sono emersi ulteriori segnali di sicurezza inattesi». Ma l’analisi dei dati esaminati dal Bmj mostra invece centinaia di eventi che soddisfacevano i criteri di allerta, tra cui miocardite, pericardite e paralisi di Bell.

Nel 2023, infine, il responsabile della farmacovigilanza della Fda riconosce in una comunicazione interna che l’agenzia conosceva da oltre due anni il problema di rilevazione: non due giorni, né due settimane, ma due anni.

È qui che la vicenda smette di essere soltanto una storia di statistica e burocrazia e diventa una storia di potere. In una recente conversazione pubblica, Angela Merkel ha raccontato senza troppi giri di parole quanto peso hanno avuto, durante la stagione delle grandi campagne vaccinali, soggetti privati con enormi risorse finanziarie come Bill Gates, descritto dall’ex cancelliera come una figura capace di esercitare «pressione morale» sui governi attraverso il denaro per concentrare risorse sulla vaccinazione.

Gli Usa provano a celare i danni dei vaccini Covid

Questa enorme pressione spiega anche l’ostracismo subito da chi ha cercato di fare ricerca indipendente, come il professor Retsef Levi del Mit (Massachusetts Institute of Technology). Anche Levi, analizzando i dati ufficiali del V-Safe, aveva identificato un potenziale segnale di allarme sulla sicurezza: l’1,87% dei partecipanti (oltre 185.000 persone) riferiva un peggioramento della salute prolungato, durato almeno tre mesi, attribuito alla vaccinazione.

La reazione della comunità scientifica ufficiale è stata una replica esatta di quanto subito dalla dottoressa Szarfman alla Fda. La rivista Vaccine ha respinto il paper di Levi senza revisione paritaria.

Il senatore Usa Ron Johnson ha definito l’occultamento dei segnali d’allarme sui vaccini anti Covid come «il più grande scandalo governativo della mia vita», parlando di agenzie regolatorie «completamente catturate» dagli interessi privati.

Insomma, mentre gli scienziati venivano imbavagliati e i computer programmati per guardare altrove, la salute pubblica si è ridotta a una fredda voce nei bilanci dei filantropi. Se la chiamano ancora «scienza», è soltanto perché «propaganda di regime» suonava troppo onesto.

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