Alessandro Di Battista, ex deputato del Movimento 5 stelle, ha subito un intervento chirurgico all’Avana, a Cuba. Il rientro in Italia, previsto ieri, è rinviato a data da destinarsi. L’associazione Schierarsi, fondata dallo stesso Di Battista, chiede «discrezione», senza aggiungere altro: niente diagnosi, niente esito, niente nuova data di rientro.
Ieri era tutto pronto: Di Battista sarebbe dovuto atterrare con un aeromobile a Roma, per proseguire le cure al Gemelli. Durante il tragitto tra ospedale e aeroporto, però, le sue condizioni sono peggiorante improvvisamente, tanto che il volo è stato annullato poco prima del decollo. Così, l’ex deputato è rientrato nell’ospedale dove era ricoverato da una settimana e qui è stato sottoposto a un intervento chirurgico.
In assenza di diagnosi, dettagli sull’operazione e la nuova data del volo, l’Associazione Schierarsi si è limitata a confermare che «il rientro di Alessandro Di Battista è stato rinviato», raccomandando di «mantenere la massima discrezione e prudenza nella diffusione di informazioni, in attesa di ulteriori aggiornamenti».
Ma quest’ultimo peggioramento stride proprio con gli ultimi aggiornamenti. Solo negli scorsi giorni, infatti, l’ex deputato annunciava: «Oggi mi sento meglio», esprimendo ottimismo malgrado i precedenti «giorni difficili».
Era fissata anche la data della partenza verso l’Italia: il 4 settembre, poi rinviata al 5. Sullo sfondo c’era un autunno fitto di impegni, in primis col debutto a Bologna, il 21 novembre, dello spettacolo teatrale Epstein Files: tutto quello che il potere cerca di nascondere.
Il caso Di Battista è iniziato il 28 agosto scorso, a Santa Clara, a 300 km dalla capitale. Qui stava lavorando per un reportage per Il Fatto Quotidiano e la tv del gruppo, Loft, quando un malore lo ha colpito, probabilmente l’apice di un mal di testa iniziato giorni prima.
Le ricostruzioni non coincidono: forse ha perso coscienza, forse è arrivato in ospedale camminando. Sicuramente il primo ricovero è avvenuto nell’ospedale di Santa Clara, poi è seguito il trasferimento all’Avana.
La vicinanza del mondo della politica è stata unanime: dai messaggi dei vari esponenti, all’invio di due specialisti dell’ospedale Gemelli di Roma, su iniziativa del leader M5s, Giuseppe Conte, fino all’offerta del volo di Stato da parte del governo. Lui, però, ha preferito un’aeroambulanza a carico della compagnia assicurativa, con partenza fissata, per l’appunto, il 4 settembre scorso, rassicurando tutti sulle sue condizioni.
Si arriva, così, all’improvviso rinvio. Secondo Piero Barbanti, professore di neurologia all’Università San Raffaele di Roma, alla base potrebbe esserci «una cefalea a rombo di tuono», un dolore che raggiunge la massima intensità in tempi rapidi. «La causa principale è generalmente un’emorragia subaracnoidea dovuta a rottura di aneurisma» ha spiegato. Ma in generale, Barbanti raccomanda cautela: le sue sono ipotesi e non diagnosi, e sono ancora più incerte le tempistiche per il ritorno in Italia.
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