Nepal, i morti sfiorano quota 700
Ansa

Il bilancio delle vittime della devastante alluvione, causata dal collasso di un ghiacciaio, che ha colpito il Nepal e la regione cinese del Tibet si aggrava di ora in ora. L’ultimo bollettino diramato dall’autorità per la gestione dell’emergenza parla di almeno 682 morti e oltre 3.000 dispersi, ma i dati sul versante cinese arrivano con il contagocce.

I feriti risultano almeno 2.350 e l’esercito ha dichiarato di aver tratto in salvo 350 fra lavoratori e residenti che erano rimasti intrappolati nel tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa, travolto dalla piena del fiume Bhotekoshi. Nell’elenco degli scomparsi compaiono ancora tre italiani: Luca Barachini, la moglie, Patrizia Marziale, entrambi con doppia cittadinanza italo-svizzera e Marco Ratto, mentre sono già atterrati in Italia Massimo Lombardi e Giovanni Fassini, i due escursionisti bresciani che erano rimasti bloccati in Nepal. I familiari della coppia italo-svizzera, tuttora dispersa, hanno parlato alla televisione svizzera, dichiarando che non li sentono da giorni. I due erano partiti da Lhasa in Tibet per poi procedere lungo il versante cinese fino al campo base dell’Everest e da lì al confine, da cui avrebbero poi dovuto raggiungere Kathmandu.

Il capo di Stato Maggiore del Nepal, in una conferenza stampa, ha dichiarato che ci sono almeno 300 persone ancora intrappolate sotto i detriti e che stanno continuando a scavare, ma rimane tutto estremamente fragile. Intanto il ministro delle Finanze, Swarnim Wagle, ha già fatto una prima stima dei danni, dichiarando ai media locali che il Nepal potrebbe aver bisogno di circa 5 miliardi di dollari per la ricostruzione. Mahabir Pun, ministro nepalese per la Scienza, ha lanciato un accorato appello alla Cina per aumentare la collaborazione, soprattutto nella creazione di un sistema di allerta precoce in caso di alluvione. «Non abbiamo ricevuto alcun preavviso dalla Cina perché tutto è accaduto troppo in fretta. Nel giro di mezz’ora l’alluvione ha raggiunto il Nepal e quindi non c’era tempo sufficiente per prevederne l’arrivo». Il ministro degli Esteri di Pechino ha subito avuto un colloquio telefonico con l’omologo nepalese. Intanto il governo di Kathmandu ha chiesto l’aiuto internazionale, soprattutto a livello di tecnologie avanzate per contribuire a localizzare e identificare le persone coinvolte.

In un quadro così devastante arrivano anche alcune belle notizie come la storia di Zoyal Ghale, un bambino di otto anni, salvatosi arrampicandosi su un albero, che ha ritrovato la propria madre grazie all’aiuto di una troupe della Reuters. Il bimbo si trovava in un ospedale ed è stato filmato dai giornalisti che avevano incontrato la madre che lo credeva morto e adesso si sono ricongiunti. Guna Maya Bohara, una donna nepalese di 97 anni, è stata estratta viva dalle macerie della sua casa di riposo dopo più di tre giorni. La donna si trova adesso ricoverata in un ospedale di Kathmandu ed è l’unica sopravvissuta della casa di riposo dove viveva. Due familiari della signora sono riusciti a raggiungere la zona e hanno riconosciuto il corpo dell’anziana fra le macerie, riuscendo a tirarla fuori dopo quattro ore di lavoro.

Oltre 100.000 persone sono state colpite dalle alluvioni le autorità locali stanno facendo molta fatica a raggiungere alcuni villaggi che si trovano in zone impervie che possono essere raggiunte soltanto in elicottero. Il ministro degli Esteri, Shisir Khanal, ha chiesto ai governi stranieri di fornire celle frigorifere perché i corpi si stanno decomponendo rapidamente.

Anche papa Leone XIV si è interessato personalmente della situazione e ha disposto un contributo economico immediato per le comunità colpite, mentre è già arrivata a Kathmandu la task force dell’unità di Crisi della Farnesina, che opererà in raccordo con le autorità locali. Tutto con l’allerta che resta al massimo livello per il rischio di nuove inondazioni.

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