Warsh (non) parla come la Lagarde e tiene le carte coperte sui tassi
Kevin Warsh (Ansa)

Il debutto di Kevin Warsh a Jackson Hole assomiglia a una partita a scacchi. Il nuovo presidente della Federal Reserve arriva fra le montagne del Wyoming, dove ogni anno si incontrano i governatori delle principali banche centrali del mondo, e sceglie una strategia semplice: parlare molto dell’inflazione e pochissimo dei tassi.

Il messaggio, però, è tutt’altro che morbido. L’inflazione americana è scesa rispetto ai picchi degli anni scorsi, ma per Warsh resta troppo elevata. E dunque la priorità della Fed è una sola: riportarla al 2%. L’ultimo dato disponibile, quello del Pce, l’indicatore preferito dalla Banca centrale americana per misurare l’andamento dei prezzi, è salito del 3,7% a luglio su base annua. Quasi il doppio del target. Non esattamente un risultato da brindisi con lo champagne. Qui arriva la parte più interessante del debutto. Warsh non concede al mercato quello che il mercato vorrebbe più di ogni altra cosa: una risposta chiara sulla prossima riunione del direttivo. Taglio? Rialzo? Tassi fermi? Nulla. I mercati leggono questa prudenza con gli occhiali rosa: Wall Street consolida i guadagni con frazionali passi indietro mentre l’Europa prende un po’ di slancio: Milano guadagna lo 0,67%, Francoforte lo 0,8%, Parigi, ormai la Cenerentola dei listini, quasi l’1%. Il numero uno della Fed non mette la freccia in nessuna direzione. Anzi, si ferma prima del bivio. Dice che i tassi a breve sono lo strumento principale per raggiungere il doppio mandato della Fed, stabilità dei prezzi e massima occupazione. Poi arriva una frase che sembra quasi il manifesto del nuovo corso: «La Fed dovrebbe essere umile e mai ingenua». Perché gli strumenti della banca centrale sono potenti e vanno usati con cautela.

Warsh non vuole che i mercati sappiano oggi quello che la Fed deciderà domani. Lo dice quasi esplicitamente: «Oggi sono qui impegnato a seguire una disciplina, non a prendere una decisione».

Prima vengono i prezzi. Poi il resto. La Casa Bianca resta fuori dalla sala, ma non dalla storia.

Nel suo intervento Warsh non ha bisogno di pronunciare il nome di Donald Trump per far sentire la presenza del presidente americano nella stanza.

Il tema dei tassi è stato infatti il campo di battaglia del predecessore di Warsh, Jerome Powell, e di Trump. Il presidente americano ha accusato più volte Powell di essere stato troppo lento nel tagliare il costo del denaro. Ora alla guida della Fed c’è Warsh. Il suo primo messaggio da Jackson Hole è curiosamente privo del regalo che Trump avrebbe gradito: l’annuncio di un taglio. Niente. Sul fondo c’è, infatti, l’economia reale, con tutte le sue mine. Warsh non elenca direttamente i conflitti e le tensioni geopolitiche, ma il contesto è quello di un’economia sottoposta a pressioni molteplici: la guerra tra Russia e Ucraina, lo scontro tra Stati Uniti e Iran, i dazi. Sono fattori capaci di alimentare i prezzi, alterare le catene di approvvigionamento e complicare il lavoro della banca centrale. Il problema per la Fed è che l’inflazione non arriva più soltanto dal vecchio copione della domanda interna troppo forte. Arriva da un’economia mondiale nella quale energia, commercio internazionale, tariffe e geopolitica possono improvvisamente cambiare il prezzo di qualunque cosa.

Per questo Warsh non vuole farsi intrappolare dalle previsioni. Il mercato vorrebbe sapere cosa farà la Fed a settembre. Warsh risponde spiegando perché potrebbe essere costretto ad agire, senza dire come. Warsh prova anche a guardare oltre l’orizzonte. C’è una nuova variabile: l’Intelligenza artificiale. Può diventare un nuovo fattore di produzione, con conseguenze profonde sia sull’economia sia sulla conduzione della politica monetaria. È la parte futuribile del discorso, e una delle più importanti. Perché se l’intelligenza artificiale aumenterà davvero la produttività, potrebbe modificare il rapporto fra crescita, salari, occupazione e inflazione. E quindi cambiare anche il modo con cui la Fed dovrà calibrare i tassi.

Ma questo è il futuro.

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