Si aggrava la situazione in Nepal, a seguito delle inondazioni che hanno travolto l’area di confine tra il Paese e il Tibet: una catastrofe verificatasi a causa del crollo di un ghiacciaio himalayano. Fino a ieri sera, le autorità contavano almeno 584 vittime e circa 2.400 dispersi.
Bilancio delle vittime e operazioni di soccorso in Nepal
A essere state tratte in salvo, finora, sono state più di 3.700 persone. «Migliaia di case sono state distrutte o hanno subito danni ingenti. Riteniamo che almeno 93.000 persone siano state colpite e si trovino in grave difficoltà. Il bilancio delle vittime è molto alto e purtroppo è probabile che continui ad aumentare», ha affermato il capo delegazione della Croce Rossa in Nepal, David Fisher.
Nel frattempo, sempre ieri, è stato reso noto che un lago formatosi in conseguenza di una frana di ghiaccio ha cominciato a esondare: l’allarme, secondo Reuters, si è in seguito leggermente ridotto, consentendo una ripresa delle operazioni di soccorso, che sono andate avanti tra timori e difficoltà. Sia il Nepal che la Cina hanno infatti avvertito del rischio di nuove inondazioni.
L’intervento della Farnesina e l’Unità di crisi a Kathmandu
«Speriamo che possano essere trovati sani e salvi, anche se la situazione è particolarmente delicata e grave», ha frattanto dichiarato il capo della Farnesina, Antonio Tajani, riferendosi ai tre cittadini italiani attualmente dispersi. «Stiamo seguendo la situazione, abbiamo rinforzato la presenza. È poi arrivata a Kathmandu anche una delegazione della nostra unità di crisi del ministero degli Esteri.
Si sono spostati anche i funzionari della nostra ambasciata di Nuova Delhi per cercare di risolvere il problema e avere notizie degli italiani che sono ancora scomparsi. Quindi alcuni, fortunatamente, sono stati ritrovati», ha proseguito, per poi concludere: «Seguiamo, come abbiamo sempre fatto, la situazione dei nostri connazionali e abbiamo per questo rinforzato anche la presenza di italiani in Nepal».
La risposta internazionale: gli aiuti da Ue, Usa e Cei
In questo quadro, Bruxelles ha annunciato uno stanziamento di aiuti. «Strade spazzate via. Villaggi isolati. Famiglie alla ricerca dei propri cari dispersi. Le inondazioni improvvise in Nepal hanno devastato comunità che stavano già cercando di riprendersi da precedenti catastrofi. L’Ue è al loro fianco e stanzia due milioni di euro per fornire assistenza sanitaria, cibo, acqua e riparo urgenti», ha affermato la commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib.
Al contempo, l’ambasciata statunitense in Nepal ha reso noto che il governo di Washington ha consegnato alcune forniture d’assistenza, richieste da Kathmandu. «Oggi, l’incaricato d’affari, Scott Urbom, ha inviato la prima spedizione di aiuti di emergenza dagli Stati Uniti ai nepalesi colpiti dalle inondazioni.
Catholic relief services, attraverso il partner esecutivo Caritas Nepal, consegnerà oltre 2,5 tonnellate di generi alimentari, 500 coperte, 500 zanzariere e 500 pannelli isolanti in schiuma per la pavimentazione di rifugi temporanei a due scuole di Rasuwa», ha fatto sapere, ieri, l’ambasciata americana sul proprio account X. La Conferenza episcopale italiana, dal canto suo, ha annunciato uno stanziamento di aiuti complessivo dal valore di 500.000 euro.
I messaggi di solidarietà da Washington e Pechino
Solidarietà, intanto, è stata espressa dagli Stati Uniti e dalla Cina. «Esprimiamo la nostra solidarietà e siamo uniti nella preghiera per il popolo nepalese dopo le devastanti inondazioni», ha affermato il segretario di Stato americano, Marco Rubio.
«Il Dipartimento di Stato è pronto a sostenere il governo del Nepal con l’assistenza umanitaria necessaria», ha aggiunto. «Sono fiducioso che i popoli di entrambi i Paesi saranno in grado di unire le forze per superare il disastro e ricostruire le proprie case», ha dichiarato, dal canto suo, il presidente cinese, Xi Jinping.
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