New York, le minoranze si ribellano a Mamdani
Zohran Mamdani (Ansa)

Nuovo paradosso di Zohran Mamdani. La Multicultural Business Coalition ha fatto causa alla sua amministrazione per bloccare il progetto di aprire cinque supermercati di proprietà pubblica. Si tratta di un’idea, quest’ultima, che costituiva uno dei punti salienti della campagna elettorale dell’attuale primo cittadino della Grande Mela: un progetto ufficialmente presentato come finalizzato a venire incontro alle esigenze dei ceti meno abbienti.

Peccato però che a fare causa non sia stato il grande capitale ma, per l’appunto, la Multicultural Business Coalition: un’organizzazione no profit che riunisce centinaia di piccoli supermarket e alimentari, gestiti da esponenti delle minoranze etniche. «È fuori discussione che i negozi di alimentari comunali siano in aperta concorrenza con i supermercati tradizionali», hanno dichiarato i ricorrenti, denunciando degli «effetti discriminatori». Del resto, già a giugno, il New York Times aveva sottolineato come gli iscritti dei Democratic Socialists of America – l’organizzazione politica di cui Mamdani è esponente – avessero l’85% di iscritti bianchi. Non solo. Il 58% svolgerebbe professioni qualificate, laddove appena il 4% farebbe lavori di tipo manuale. La stessa testata aveva infine riferito che i tre candidati appoggiati da Mamdani alle ultime primarie parlamentari dem di New York avevano vinto nelle aree benestanti, perdendo in quelle a basso reddito. E attenzione: si tratta di un paradosso soltanto apparente. I Democratic Socialists of America teorizzano l’abolizione dell’Ice e propongono delle politiche green particolarmente energiche. Ebbene, non è un mistero che, nel 2024, i colletti blu degli Stati di Michigan, Wisconsin e Pennsylvania abbiano votato per Donald Trump proprio perché spaventati dalla linea dei dem su immigrazione clandestina e ambientalismo. Adesso, la questione dei supermercati comunali a New York mette nuovamente in evidenza le tensioni tra i Democratic Socialists of America e la working class.

Tra l’altro, i problemi vanno ben oltre la Grande Mela. Angie Nixon, un’esponente dei Democratic Socialists of America che ha recentemente vinto le primarie dem per il seggio senatoriale della Florida, ha già cominciato a prendere le distanze dall’organizzazione del sindaco newyorchese. «Non faccio campagna elettorale come membro di alcuna organizzazione», ha detto ad Axios, negando inoltre di essere una «socialista». La diretta interessata ha anche detto di non voler festeggiare Fidel Castro, prendendo così le distanze da un recente comunicato dei Democratic Socialists of America che celebrava la figura del Líder Máximo. Del resto, la Florida è uno Stato sempre più conservatore, oltre che ricco di elettori anti castristi e anti chavisti. Il che fa capire il senso del voltafaccia della Nixon.

Un discorso analogo vale per Abdul El-Sayed che, alcune settimane fa, ha vinto le primarie dem per il seggio senatoriale del Michigan. Pur non facendo formalmente parte dei Democratic Socialists of America, costui ha frequentato in passato vari loro eventi e ne condivide molte proposte programmatiche, a partire dalle ferree critiche nei confronti di Israele. Ebbene, dopo aver fatto campagna elettorale con lui, El-Sayed ha preso le distanze dal controverso streamer Hasan Piker: uno che, in passato, aveva difeso Hezbollah e giustificato gli attacchi terroristici dell’11 settembre. La rottura è arrivata dopo che, alcuni giorni fa, Piker ha detto: «Gli ebrei americani continuano a diffondere l’idea di essere totalmente interessati a Israele, prima o poi qualcuno si farà avanti e agirà. Non contro lo Stato di Israele, intendiamoci, ma contro gli ebrei americani». Parole che hanno suscitato notevoli polemiche. «L’antisemitismo è una piaga e dobbiamo affrontarlo in tutte le sue forme», ha replicato El-Sayed, per poi aggiungere: «Nessuno parla a nome di questa campagna a parte me e i miei portavoce». Insomma, tra voltafaccia e contraddizioni, sembra proprio che l’«ondata» socialista statunitense stia iniziando a mostrare seri limiti.

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