Non sembrano placarsi le fibrillazioni tra Washington e Gerusalemme.
Le critiche degli USA al raid israeliano in Siria
Venerdì, nel corso di un’intervista, l’ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack, è tornato a criticare il raid israeliano condotto martedì contro una base nella provincia siriana di Idlib: raid che lo Stato ebraico aveva giustificato sostenendo che il governo di Damasco avesse acconsentito a schierare truppe turche in loco.
«Va riconosciuto a Israele di aver informato gli Usa circa sei giorni prima dell’attacco di essere in possesso di informazioni che indicavano “un possibile movimento di turchi in quest’area”. Abbiamo fatto tutti le dovute verifiche. Ci siamo rivolti alle rispettive agenzie di intelligence. La risposta che abbiamo ricevuto è stata: no, non sta succedendo», ha dichiarato Barrack, il quale, oltre a sostenere che le alture del Golan appartengono alla Siria, ha anche ipotizzato che il governo israeliano volesse «provocare» la Turchia nell’ambito di una «strategia pre-elettorale». Dichiarazioni, quelle dell’ambasciatore americano, che il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha definito «piene di inesattezze».
Già nei giorni scorsi, Barrack aveva affermato che il raid sulla base di Idlib avrebbe potuto portare a un confronto militare diretto tra Gerusalemme e Ankara: uno scenario che Washington punta a evitare. Donald Trump ha del resto notevolmente rafforzato la sponda con Recep Tayyip Erdogan negli scorsi mesi.
Cisgiordania, Iran e lo scontro tra Netanyahu ed Erdogan
Non solo. Sempre l’altro ieri, Dipartimento di Stato americano ha anche ribadito la propria contrarietà all’annessione della Cisgiordania da parte dello Stato ebraico. La presa di posizione è arrivata dopo che vari Paesi – tra cui la stessa Turchia – avevano condannato i nuovi insediamenti israeliani in loco. Al di là dei legami con Ankara, la Casa Bianca vuole mantenere buoni rapporti con l’Anp.
Senza poi trascurare che l’Arabia Saudita ha subordinato il proprio ingresso negli Accordi di Abramo alla creazione di uno Stato palestinese: quella stessa Arabia Saudita che ha recentemente aderito a un patto di difesa, malvisto da Israele, con Pakistan e Turchia.
A tutto questo si aggiunga che, mentre Benjamin Netanyahu vorrebbe convincere Trump a riprendere i bombardamenti contro l’Iran, Erdogan, martedì, ha esortato il presidente americano a rilanciare i negoziati con la Repubblica islamica.
Frattanto, l’altro ieri, il governo turco ha chiesto all’Interpol di emettere un mandato d’arresto ai danni del premier israeliano, che ha seccamente replicato, bollando il sultano come un «dittatore antisemita».
La strategia di Trump sull’Iran e gli sviluppi regionali
In un simile contesto, Trump ha avviato una strategia di restrizioni economiche ferree alla Repubblica islamica, facendo leva su nuove sanzioni e blocco navale. Il suo obiettivo è quello di isolare i pasdaran e di rafforzare l’ala che, all’interno del regime khomeinista, risulta favorevole ai negoziati.
È in tal senso che, venerdì, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, da sempre preoccupato per la situazione economica disastrosa in cui versa la Repubblica islamica, ha auspicato una fine del conflitto.
Una linea, la sua, che ieri è stata de facto respinta dal capo dei pasdaran, Ahmad Vahidi, secondo cui «i nemici non cesseranno mai la loro ostilità e le loro cospirazioni contro questa grande nazione». Nel frattempo, sempre ieri, Teheran, oltre a criticare le nuove sanzioni annunciate da Washington, ha concesso il transito di alcune petroliere irachene a Hormuz.
Più in generale, secondo Axios, sono invece state circa 40 le petroliere passate nello Stretto venerdì sera. In tutto questo, ieri, l’Idf ha sferrato un attacco nel Sud Ovest della Siria, mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si è sentito con l’omologo egiziano, Badr Abdelatty, per discutere dell’eventuale rilancio della diplomazia tra Washington e Teheran.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >