Interviste e personaggi

Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.

Vannacci: «Sostegno agli agenti e remigrazione subito»
Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale (Imagoeconomica)
L’ex generale: «Se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo. Stiamo drogando la nostra civiltà con culture incompatibili. Pozzolo pagherà la sanzione che merita, ma non scarico i compagni di partito, come non ho mai scaricato i miei soldati».
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Andrea Tosatto analizza il doppio pesismo del sistema culturale italiano e il caso di Enrico Ruggeri a Codogno dimostra una realtà amara: la caccia alle streghe non è mai finita. Se sei un artista e ti uniformi alla narrazione di volta in volta imposta dal potere vieni applaudito e coccolato dal sistema ma se provi ad avere "spina dorsale", se esprimi dubbi legittimi o mostri onestà intellettuale, scatta immediatamente il veto politico. Arrivano le richieste di cancellazione, i boicottaggi nei teatri e il linciaggio mediatico.

«Diventiamo incapaci di vivere perché ci crogioliamo nei traumi»
Nel riquadro la psicoterapeuta Sandra Sassaroli (iStock)
La psicoterapeuta Sandra Sassaroli: «Molti ragazzini mi ripetono: “Questo per me è troppo”. Ma noi siamo fatti per affrontare tutto. L’errore nasce dalla iperprotezione dei figli: dopo i 14 anni vanno lasciati in pace».

Se dovessimo indicare una parola rappresentativa della civiltà occidentale odierna probabilmente dovremmo scegliere il termine trauma. Viviamo in un tempo di minoranze che si dichiarano oppresse e che chiedono risarcimenti e compensazioni per i traumi subiti. È tendenza diffusa specie fra le giovani generazioni esibire i traumi quasi fossero una questione identitaria.

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Riccardo Secchi: «Mio padre mi dà il testimone, riporto Alan Ford alle origini»
Il fumettista Max Bunker, pseudonimo di Luciano Secchi, in una foto degli anni Settanta. Nel riquadro il figlio Riccardo
L’autore, figlio di Max Bunker: «Tornano il negozio di fiori, i pochi soldi, la critica sociale. La mia collaborazione col “nemico” Sergio Bonelli non fu mai un problema in famiglia».
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