Alberto Stefani: «Basta polemiche, ora dare risposte. Ho un piano per far sognare i giovani»
Presidente Alberto Stefani, lavoro e sociale sono due delle priorità dei suoi primi 100 giorni da governatore del Veneto. Sono passati oltre due mesi dal suo insediamento. A che punto siamo con le promesse?
«Prima del voto, durante un dibattito su una tv locale, mi è stato chiesto di firmare un patto con i veneti: cinque obiettivi da realizzare nei primi sei mesi. I mesi passati dall’insediamento sono poco più di due, ma tre obiettivi sono già stati raggiunti. Istituzione di un assessorato al sociale, indipendente da quello alla sanità, convocazione di un tavolo antiburocrazia con aziende e associazioni e il consiglio regionale della sanità, che è in arrivo insieme ai nuovi direttori generali delle Ulss venete. C’è poi un altro traguardo di cui sono molto orgoglioso e per cui ringrazio la mia giunta: aver sbloccato 50 milioni per il piano casa regionale e 28 per opere contro il dissesto idrogeologico e per la resilienza idrica, grazie alla riprogrammazione di alcuni fondi europei».
Un piano casa regionale?
«Sì, un social housing a favore di alcune particolari categorie di lavoratori, che non trovano spazio nelle graduatorie Erp, dove conta solo l’Isee. Il Veneto ha bisogno di medici, infermieri, personale sanitario, di ricercatori, di operai specializzati a cui serve una casa a prezzi ragionevoli».
In questi giorni ha dato un’accelerata all’autonomia differenziata. Cosa può portare a casa il Veneto prima delle Politiche?
«In prima istanza parliamo di materie non lep. Protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa. Inoltre, si lavora su una materia Lea: la tutela della salute. Aggiungo un aspetto, però. L’autonomia, intesa come gestione delle risorse e delle scelte nei territori, si raggiunge anche in altri modi. Se in Veneto avremo una holding autostradale regionale, il merito è di un emendamento, approvato nel 2021, con un governo di sinistra. Per questo ho dato piena disponibilità di dialogo a tutti i parlamentari ed europarlamentari eletti in Veneto. Se c’è da fare qualcosa di buono per il Veneto, io parlo con tutti».
Nei giorni scorsi ha convocato un tavolo interistituzionale di centrodestra. E qualcuno ha già parlato di lobby veneta. Come funziona?
«Lobby è un termine equivoco. Squadra Veneto rende meglio l’idea. Il punto è che la nostra Regione deve contare di più dove serve. In Parlamento, in Europa, sui tavoli dove si prendono decisioni importanti. E per farlo deve parlare con una voce sola, forte, autorevole. Per questo ho riunito tutti i rappresentanti del centrodestra, eletti nelle varie articolazioni istituzionali e chiesto loro di lavorare insieme a dei progetti di legge o, come dicevo, a semplici emendamenti. È un sogno che possiamo realizzare: il Veneto che fa squadra e va a Roma o a Bruxelles, a testa alta, senza fare sconti a nessuno».
Lei ha 33 anni, una carriera lampo: sindaco, leader della Lega in Veneto, parlamentare e ora successore di Zaia. Molti suoi coetanei, magari anche laureati, però alla sua età vivono ancora con i genitori per gli stipendi non eccezionali. Come si fa a non emigrare e rimanere in Italia in queste condizioni?
«I giovani cercano stipendi adeguati, ma non solo. Per trattenerli sul nostro territorio dobbiamo offrirgli condizioni materiali adeguate e la possibilità di sognare. Il piano casa su cui stiamo lavorando mira a questo, insieme a nuove opportunità per le imprese che offrono welfare aziendale. Poi c’è il resto: studenti, ricercatori, professionisti, innovatori hanno bisogno di sapere che, rimanendo in Veneto, potranno realizzare le loro aspirazioni e crescere professionalmente. Il Tavolo con le università venete, inaugurato qualche settimana fa, avrà anche questo obiettivo. Insieme alle aziende e al tessuto produttivo locale, servirà a moltiplicare opportunità di carriera per chi studia in Veneto. Aggiungo un’altra novità, appena licenziata dalla giunta. Nel nuovo bando per le startup abbiamo aggiunto un criterio: saranno favorite le aziende che assumono laureati negli atenei veneti».
A proposito di Zaia. Come sono i rapporti con il presidente del Consiglio regionale? Le dà consigli?
«Siamo amici, ci vediamo spesso anche fuori “dal palazzo”. E, certo, mi dà buoni consigli».
Lei sta recitando un ruolo istituzionale quasi sotto le righe. È una impressione o una strategia?
«Io faccio il presidente di Regione. E lo faccio restando me stesso, cioè a modo mio, come ho fatto il sindaco e il parlamentare: studiando, lavorando, ascoltando le persone e gli amministratori. Mi rendo conto che questo non è l’unico modo di svolgere un incarico, ma certamente è quello che mi viene più naturale».
Zaia secondo lei potrebbe diventare anche leader politico nel partito dopo una vita da amministratore?
«Luca ha capacità e visione per fare qualsiasi cosa. Detto questo, il segretario della Lega c’è già e si chiama Matteo Salvini».
E Vannacci? Secondo lei l’uscita del generale dalla Lega farà bene al partito o, visti i primi sondaggi, costringerà Salvini a rincorrere?
«Sicuramente farà chiarezza e questo fa bene alla Lega, a tutto il centrodestra e agli elettori. Poi, ripeto un detto latino. Extra Ecclesiam nulla salus. Che nel nostro contesto significa: storie brevi hanno vite politiche brevi».
Lei e Vannacci non siete mai andati d’accordo. Tanto che in campagna elettorale non è neppure venuto in Veneto. Avete anche un modo diverso di comunicare. Lui aggressivo, lei più posato. Pensa che funzionerà?
«L’ho detto sin dal primo giorno: non attaccherò mai i miei avversari, non rispondo a critiche inutili, ma resto disponibile nei confronti di tutti per risolvere questioni concrete. Ai cittadini non interessano slogan e siparietti, ma risposte serie a problemi seri. Le faccio un esempio».
Prego.
«Nella prima seduta di Consiglio regionale ho chiesto alla maggioranza di sostenere un progetto di legge presentato dall’opposizione, sui caregiver. Perché su certi temi non esistono risposte di destra o di sinistra. Ma solo soluzioni a cui lavorare insieme».
Funzionerà?
«Io credo di sì».
Ma come dovrebbe essere la Lega del futuro? Dopo la svolta «nazionale», con Salvini al Viminale, si è arrivati al 34%. Poi il calo… Si possono recuperare consensi? Puntando su quali temi?
«L’obiettivo di chi fa politica e, soprattutto, amministrazione pubblica, non può essere il consenso. Deve essere, piuttosto, dare risposte ai cittadini, affrontando le sfide che la realtà pone davanti, con coraggio e visione. Se un politico vince le sfide, poi gli elettori lo premiano. Non me ne faccio nulla di un consenso basato sulla simpatia o magari raggiunto tenendosi lontani dai problemi».
Fedriga, Fontana, Fugatti… i suoi vicini di Regione sono tutti presidenti leghisti. Si riparte dal Nord, come ha indicato Zaia già qualche mese fa?
«Si riparte dai territori e dell’amministrazione. Sempre. Perché è lì che si incontrano i cittadini e ci si confronta davvero con loro».
Quante volte sente Salvini?
«Lo sento spesso e voglio ringraziarlo perché sta aiutando il Veneto su tutti i dossier. Dalla creazione della holding autostradale, alla Romea, alla realizzazione del collegamento ferroviario tra Verona, l’aeroporto Catullo e il Lago di Garda, alla Valdastico Nord a tante altre partite cruciali per il Veneto. Grazie alla sua presenza al ministero, riusciremo a mettere in cantiere dei progetti che, negli anni, sono rimasti sulla carta».
E con Giorgia Meloni come sono i rapporti? Fdi puntava al sorpasso in Veneto alle Regionali, invece avete preso quasi il doppio voi...
«Giorgia Meloni è una leader internazionale, che sta portando in alto il nostro Paese. La stimo e le sono grato per la lealtà che sempre dimostrato nei confronti del Veneto. Poi, è pur vero che qui la Lega ha un radicamento maggiore rispetto a qualunque partito. Ma questo non ci impedisce di lavorare bene con i nostri alleati di Fratelli d’Italia».
Presidente, la vediamo poco in tv. Questione di poco tempo o è una scelta precisa?
«Lavoro tanto e quindi mi resta poco tempo per comunicare. Ma dovrò farlo di più. L’altro giorno ho partecipato a un talk in una rete locale, rispondendo alle telefonate da casa del pubblico. Qualcosa che nei salotti nazionali non si può fare. Ho dialogato con una signora che sta combattendo contro un cancro e ama scrivere. L’ho invitata a Palazzo Balbi, magari presenterà qui il suo libro».
Un’ultima domanda: le Olimpiadi diffuse sono state un successo. Cosa lasciano? Buchi di bilancio o garantiranno un flusso turistico per anni?
«Le Olimpiadi sono una vetrina internazionale per il territorio e per le sue aziende. Lasceranno in eredità opere pubbliche, impianti sportivi, ospedali e tecnologie sanitarie. Ma non sono tutto. Perché loro finiscono, ma il Veneto resta».







