Sport paralimpico e disabilità visiva, accordo a Roma per inclusione e riabilitazione
Lo sport come strumento di inclusione, riabilitazione e autonomia per le persone con disabilità visiva. È questo il filo conduttore dei due protocolli d’intesa firmati a Roma tra la Fondazione sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (Iapb Italia Ets), la Federazione italiana sport paralimpici ipovedenti e ciechi (Fispic) e l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici).
La firma è avvenuta negli uffici del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e punta a rafforzare il rapporto tra prevenzione visiva, attività sportiva e partecipazione sociale.L’intesa tra Iapb Italia e Fispic mira in particolare a unire competenze cliniche e sportive, con un’attenzione specifica alla classificazione visiva degli atleti paralimpici, passaggio necessario per garantire condizioni di partecipazione eque nelle competizioni. Un ruolo centrale sarà svolto dal Polo Nazionale di Ipovisione della Fondazione Iapb Italia, centro collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità ospitato al Policlinico Universitario A. Gemelli, che si occuperà delle visite di classificazione e delle valutazioni diagnostiche e funzionali degli atleti.
L’accordo prevede anche programmi comuni di formazione per il personale medico e la creazione di un centro studi dedicato al rapporto tra sport e riabilitazione visiva. Parallelamente, il protocollo sottoscritto tra Uici e Fispic punta a rafforzare la collaborazione sul territorio e sul piano associativo per favorire la diffusione dello sport tra le persone cieche e ipovedenti. Tra gli obiettivi previsti ci sono la nascita di una Commissione Paritetica nazionale permanente, l’organizzazione di almeno un grande evento sportivo ogni anno e iniziative di sensibilizzazione pubblica. Ampio spazio sarà riservato anche alla formazione di istruttori e praticanti, oltre alla promozione di percorsi condivisi per rendere più accessibile la pratica sportiva. In questo senso, sarà determinante la rete territoriale delle sezioni Uici presenti nelle province italiane.
«Questo accordo rappresenta un esempio concreto di come la riabilitazione visiva e il benessere sociale promosso tramite lo sport debbano procedere insieme», ha dichiarato Mario Barbuto, sottolineando il valore dello sport come strumento di autonomia, socializzazione e crescita personale. Sulla stessa linea anche il presidente della Fispic Silverio Alviti, secondo cui la collaborazione con Uici e Iapb Italia consentirà sia di rafforzare il ruolo inclusivo dello sport, sia di uniformare le procedure di classificazione visiva degli atleti secondo gli standard internazionali.
Con la firma dei protocolli, le tre realtà coinvolte confermano così l’impegno comune nel promuovere politiche integrate dedicate alla salute, all’inclusione sociale e allo sviluppo dello sport paralimpico.
Duecentotrentacinque milioni possono bastare per far funzionare la macchina del Quirinale? A leggere il bilancio preventivo del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, si fa fatica. Si soffre. Per questo il budget del Colle è stato incrementato di 5 milioni «rispetto all’anno precedente, con importo complessivo che passerà» appunto «da 230 a 235 milioni di euro (+2,17%)», quando invece l’inflazione del 2025 e quella prevista per il 2026 - ovviamente prima che scoppiasse la guerra nel Golfo - era inferiore al 2%.
Però al Quirinale non sono contenti dello stanziamento deciso nell’ultima Finanziaria, come segnala il sito Open.online, che sottolinea come «per il secondo anno consecutivo la Presidenza della Repubblica ha ottenuto, a differenza di Camera e Senato, un aumento del finanziamento annuale a carico del bilancio dello Stato».
Le lamentele, ovviamente felpate, emergono dai commenti che si leggono sul sito del Colle: l’incremento di 5 milioni della dotazione equilibra «solo parzialmente la riduzione del valore reale della dotazione dopo dieci anni di completa invarianza della stessa ad un livello nominale pari a quello richiesto per l’esercizio 2007». E l’aumento della dote «si è reso necessario per soddisfare le accresciute esigenze di spesa riscontrate nei vari comparti, sinora fronteggiate con la sola utilizzazione dell’avanzo di amministrazione realizzato nel corso del tempo e progressivamente eroso e mitiga solo parzialmente la riduzione in termini reali che la stessa ha costantemente subito nel corso degli anni: l’attuale importo di 235 milioni di euro, tenuto conto dell’inflazione misurata nel tempo in base all’indice dei prezzi al consumo, registra tuttora una diminuzione di circa il 31,07% rispetto all’importo del giugno 2007 rivalutato fino a dicembre 2025».
Insomma, dal Quirinale dicono che hanno fatto già tanti sacrifici. Mentre le spese aumentano. Quali? Ad esempio quelle pensionistiche. «La spesa per la previdenza, che costituisce il 45,39% del totale della spesa complessiva prevista del Segretariato generale (in aumento rispetto al 44,77% del 2025), presenta una dinamica in crescita nel prossimo triennio, a causa del maturare dei requisiti pensionistici da parte di numerose classi di età, con un incremento del 2,59% nel 2026 (da euro 116.334.000 del 2025 a euro 119.345.000), dell’1,52% nel 2027 (121.154.000 euro) e del 2,26% nel 2028 (euro 123.896.000)», si legge nella nota del Quirinale, che specifica come «le previsioni sono costruite sulla base dell’andamento dei collocamenti a riposo per raggiunti limiti di età (67 anni) e su ipotesi riguardanti la dinamica dei pensionamenti anticipati a domanda».
Poi sale la spesa «per i Consiglieri e Consulenti del Presidente della Repubblica» che passa da 1.568.000 nel 2025 a 2.083.000 euro nel 2026, con l’aumento percentuale più alto di tutte le voci di bilancio del Quirinale: +32,84%, spiega Open. Infine nel 2026 triplicheranno le spese in conto capitale, che lievitano dai 6.698.000 euro dell’anno precedente ai 18.728.000 milioni previsti. Ma gran parte di questi costi li coprirà il ministero di Matteo Salvini.
Per anni il programma nucleare indiano è stato descritto come ambizioso, autonomo e spesso lento. È una lettura superficiale. In realtà, Nuova Delhi ha seguito una traiettoria coerente, costruita attorno a vincoli strutturali, indipendenza tecnologica e autonomia strategica. Ciò che sta prendendo forma a Kalpakkam rappresenta il punto di arrivo di questa strategia.
Il progresso del reattore veloce autofertilizzante sviluppato presso l’Indira Gandhi Centre for Atomic Research non è un semplice incremento di capacità energetica. È il passaggio decisivo verso un modello nucleare concepito per superare i limiti strutturali dell’India.
L’India non dispone di grandi riserve di uranio. Possiede invece torio in abbondanza. Da qui nasce la logica del programma nucleare a tre fasi: prima i reattori ad acqua pesante, poi i reattori autofertilizzanti, infine un ciclo basato sul torio.
Kalpakkam si colloca esattamente in questo snodo.
Il reattore veloce consente di produrre più materiale fissile di quanto ne consumi. In altri termini, crea il presupposto per rendere sostenibile un sistema energetico nucleare nel lungo periodo. Non è un progresso incrementale, ma una trasformazione strutturale.
La tecnologia dei reattori veloci è complessa e costosa. Molti Paesi l’hanno abbandonata perché potevano contare su abbondanti risorse di uranio. L’India no.
Il fatto che Nuova Delhi sia arrivata a questo punto con capacità prevalentemente indigene segnala tre elementi. Una maturazione industriale. L’India è oggi tra i pochi Paesi in grado di gestire l’intero ciclo di tecnologie nucleari avanzate. Una ridefinizione della sicurezza energetica. I reattori autofertilizzanti estendono drasticamente la disponibilità di combustibile. Un’affermazione di sovranità tecnologica. Dopo decenni di restrizioni e regimi di controllo, il Paese dimostra di poter sviluppare autonomamente tecnologie critiche.
Il significato di Kalpakkam si comprende pienamente se inserito nel contesto del rapporto con gli Stati Uniti. L’accordo nucleare civile del 2008 ha posto fine all’isolamento tecnologico dell’India, aprendo l’accesso ai mercati internazionali. Eppure Nuova Delhi ha scelto di non abbandonare il proprio percorso.
Kalpakkam dimostra che l’India non è un semplice acquirente di tecnologia occidentale, ma un attore con una propria traiettoria. Questo rafforza la sua posizione negoziale. Nei confronti di Washington, l’India si presenta come partner, non come dipendente.
In Europa, e in particolare in Italia, il nucleare torna lentamente al centro del dibattito. Anni di dipendenza dal gas importato e shock energetici hanno cambiato il quadro. L’Italia ha rinunciato al nucleare, ma resta esposta ai flussi energetici esterni. Il tema non è più ideologico. È strategico.
Kalpakkam evidenzia un contrasto netto. Mentre l’Europa discute se rientrare nel nucleare, l’India è prossima a completare una fase avanzata del proprio programma. Non si tratta di replicare il modello indiano, ma di cogliere una lezione: la sicurezza energetica richiede visione di lungo periodo e continuità politica.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico globale. Qualsiasi tensione in quell’area si traduce immediatamente in volatilità dei prezzi e instabilità. Gli shock recenti lo hanno dimostrato.
In questo contesto il nucleare cambia natura. Non è solo una fonte a basse emissioni. È uno strumento di stabilità strategica.
Kalpakkam riduce l’esposizione dell’India a queste vulnerabilità. Estendendo il ciclo del combustibile e limitando la dipendenza da importazioni, rafforza la resilienza del sistema energetico.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro. Un sistema energetico fondato su dipendenze esterne è intrinsecamente fragile. Diversificare non basta. Serve costruire capacità interne.
Kalpakkam non è un evento spettacolare. Non produce l’impatto simbolico di un accordo o di un lancio. È il risultato di una strategia coerente, perseguita per decenni. Pochi Paesi riescono a mantenere una tale continuità nelle politiche tecnologiche.
Restano sfide. I reattori veloci richiedono disciplina operativa e investimenti. Ma si tratta di problemi legati alla fase di consolidamento, non di incertezza.
Kalpakkam segna il passaggio da un programma nucleare promettente a una capacità strutturale. In un contesto globale segnato da rotte energetiche fragili, competizione geopolitica e shock ricorrenti, questa capacità assume un valore che va ben oltre la produzione di energia. È una leva strategica.





