«Non si può esporre al fallimento “il soldino risparmiato dai poveri”, né permettere che una parte dei contributi finisca in dividendi e interessi sulle azioni». Otto von Bismarck, il «cancelliere di ferro» che pose le fondamenta dello stato sociale tedesco, aveva ben presenti i rischi di affidare il sistema previdenziale al capitale privato e ai mercati. Quello che per Bismarck era un pericolo, però, per Friedrich Merz è invece «un’idea geniale» (parole sue).
La riforma, che la Welt e l’Handelsblatt hanno definito «la rivoluzione delle pensioni», non cancella con un colpo di spugna il sistema pubblico tedesco. Ma gli affianca una componente obbligatoria legata ai mercati. Dal 2028, in sostanza, il contributo previdenziale dovrebbe aumentare ogni anno di mezzo punto percentuale, fino ad arrivare nel 2031 a due punti aggiuntivi, pagati per metà dal lavoratore e per metà dal datore di lavoro. Quel denaro non verrebbe trasferito ai pensionati, ma accreditato su conti individuali, gestito centralmente e investito. L’obiettivo è accumulare un capitale che, dagli anni Quaranta del XXI secolo, contribuisca ad aumentare le pensioni. Secondo Merz, il meccanismo riverserebbe almeno 30 miliardi di euro l’anno nell’economia tedesca.
La «pensione a capitalizzazione», però, è soltanto un tassello dell’intera trasformazione. Dal 1° gennaio 2027, infatti, entrerà in funzione anche il «conto previdenziale d’investimento», ossia un deposito destinato a sostituire per i nuovi contratti la vecchia pensione privata agevolata, nota come «pensione Riester». Grazie agli incentivi fiscali dello Stato, i cittadini potranno investire i propri risparmi anche in fondi ed Etf, senza l’obbligo di una garanzia sul capitale. In parole povere: maggiori possibilità di rendimento, ma anche maggiori rischi per il risparmiatore.
La stessa filosofia viene applicata persino ai bambini. Il 12 agosto, il governo ha approvato il disegno di legge sulla cosiddetta «pensione fin dall’infanzia»: per ogni beneficiario tra i 6 e i 18 anni, lo Stato verserà 10 euro al mese in un deposito individuale a capitalizzazione, aperto presso un operatore privato. I genitori potranno aggiungere altri versamenti e, raggiunta la maggiore età, il conto potrà proseguire come previdenza privata. Il sistema partirà nel 2027 con i nati nel 2020 e nel 2021. L’obiettivo dichiarato è abituare fin da piccoli i tedeschi alle «opportunità del mercato dei capitali».
Il governo intende completare entro la fine dell’anno l’iter del pacchetto elaborato dalla commissione sulle pensioni, composto da 33 raccomandazioni. Ma l’entusiasmo di Merz non è condiviso dalle parti sociali. Il presidente della potente confederazione sindacale Dgb, Yasmin Fahimi, boccia la «mescolanza» tra pensione pubblica e previdenza finanziata attraverso il capitale, denunciando peraltro «tagli nascosti» alle prestazioni. Sul fronte dei datori di lavoro, il presidente della Bda, Rainer Dulger, sostiene invece che una maggiore capitalizzazione sarebbe utile, ma dovrebbe essere privata e volontaria: il nuovo sistema, avverte, imporrebbe oltre 40 miliardi di euro l’anno di costi aggiuntivi a imprese e lavoratori. Critico anche l’economista Achim Truger, membro del Consiglio degli esperti economici. A suo giudizio, l’ipotesi di rendimenti reali del 5% annuo è «troppo ottimistica». Durante la transizione, inoltre, i lavoratori si troverebbero a pagare due volte: da una parte le pensioni correnti, dall’altra il capitale per la propria pensione futura. Una doppia contribuzione che, secondo Truger, finirà per «frenare sensibilmente» i consumi.
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