Raid israeliani in Libano, 11 morti. L’Idf annuncia l’uccisione di un comandante di Hezbollah. Al Cairo arrivano Hamas e gli emissari di Trump per discutere del piano per Gaza.
La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti continua a produrre tensioni su più fronti, dal Libano allo Yemen, mentre sul dossier di Gaza tornano a muoversi i mediatori. A Teheran, intanto, arriva una minaccia diretta nei confronti dei militari americani: il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami ha annunciato una ricompensa di 30.000 dollari per le forze iraniane che riuscissero a catturare o uccidere un soldato degli Stati Uniti.
Sul fronte libanese, Israele ha intensificato i raid contro Hezbollah. Secondo i media libanesi, gli attacchi condotti nella giornata di sabato hanno provocato 11 morti. L’esercito israeliano ha inoltre annunciato di aver ucciso Abu Hassan Alaa, indicato come un comandante di Hezbollah nell’area di Deir al-Zahrani. L’Idf sostiene che l’uomo fosse coinvolto nella preparazione di attacchi contro le proprie truppe, compreso l’impiego di droni esplosivi.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avvertito che il Paese è pronto a rispondere con la massima forza a nuovi attacchi contro soldati e cittadini israeliani. «Nessun conto, in nessun fronte, resterà aperto. Colpiremo con tutta la forza coloro che danneggiano i nostri soldati e i nostri cittadini», ha scritto su X.
La taglia di Teheran sui militari americani
A rendere ancora più pesante il clima tra Iran e Stati Uniti è stata la dichiarazione di Amir Hatami. Il comandante dell’esercito iraniano, citato dall’agenzia Fars, ha annunciato che «qualunque forza iraniana riuscirà a catturare o uccidere un aggressore americano, riceverà una ricompensa di 30.000 dollari».
Le autorità iraniane continuano intanto a mantenere una linea di aperta contrapposizione nei confronti di Washington e Gerusalemme. Il Comando generale delle forze armate iraniane ha ribadito che non intende fermarsi «finché i nostri nemici, Stati Uniti e Israele, non saranno completamente sconfitti nella regione e i diritti dell’Iran non saranno riconosciuti».
Anche lo Stretto di Hormuz resta al centro dello scontro. Il Parlamento iraniano è chiamato a discutere un disegno di legge sulla sicurezza dello stretto e del Golfo Persico, che prevede tra l’altro il divieto di transito per le imbarcazioni che trasportano equipaggiamenti o carichi appartenenti a Stati Uniti, Israele e Paesi considerati ostili da Teheran.
Gli Usa cercarono un canale diretto con i Pasdaran
Nel frattempo emergono nuovi dettagli sui tentativi americani di aprire un canale di trattativa con Teheran. Secondo Axios, durante i negoziati di maggio l’amministrazione di Donald Trump non era certa che i mediatori iraniani seduti al tavolo avessero effettivamente l’autorità per parlare a nome dei Pasdaran.
Per questo motivo Washington si sarebbe rivolta a Nechirvan Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Barzani avrebbe rappresentato un possibile punto di contatto con i vertici dei Guardiani della Rivoluzione, grazie ai rapporti che intrattiene sia con gli Stati Uniti sia con esponenti iraniani.
Il retroscena raccontato da Axios fotografa le difficoltà incontrate dagli americani nel tentativo di individuare interlocutori dotati di reale potere decisionale all’interno dell’apparato iraniano.
Hamas al Cairo, arrivano anche gli emissari di Trump
Sul piano diplomatico, invece, il principale movimento riguarda Gaza. Il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khalil al-Hayya, è arrivato al Cairo per incontrare il responsabile dell’intelligence egiziana Hassan Rashad. È la prima visita in Egitto da quando al-Hayya ha assunto la guida politica del movimento.
Nella capitale egiziana sono attesi anche Jared Kushner, inviato di Donald Trump, l’ex premier britannico Tony Blair e Nikolay Mladenov, rappresentante del Board of Peace per Gaza. Gli incontri dovrebbero concentrarsi sull’attuazione della seconda fase del piano americano per la Striscia.
La missione arriva dopo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto il piano del Consiglio di pace per Gaza, ribadendo che l’Idf non procederà a un ritiro dalla Striscia finché Hamas non sarà effettivamente disarmato.
Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è intervenuto sul dossier. In un’intervista ad Al Jazeera, ha affermato che la Turchia «non può lasciare sola» Gaza e ha espresso preoccupazione per la prosecuzione degli attacchi israeliani in Libano.
Nuove tensioni anche in Cisgiordania e Yemen
La situazione resta tesa anche in Cisgiordania. Nella città vecchia di Hebron si sono verificati nella notte scontri tra residenti israeliani e palestinesi. Secondo la Mezzaluna Rossa, citata dall’agenzia palestinese Wafa, due palestinesi sono stati colpiti da spari e altre otto persone sono rimaste ferite.
Sul fronte yemenita, invece, i ribelli Houthi hanno lanciato nuovi attacchi contro la città costiera di al-Makha, utilizzando missili e droni. Le forze governative hanno riferito di aver intercettato almeno un drone.
A Teheran, infine, la magistratura ha annunciato l’esecuzione di Shahram Sadeghi, condannato a morte per aver partecipato alle proteste dell’8 gennaio e per aver ferito sette agenti di polizia. Secondo la magistratura iraniana, l’uomo era stato accusato anche di «operazioni a favore di Israele, degli Usa e di gruppi dissidenti ostili».
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