Tornano di moda i cosacchi che abbeverano i cavalli nelle fontane di San Pietro. Se nell’Italia del dopoguerra la minaccia aveva pure un senso (il Pci era più vicino a Mosca che a Roma), 80 anni dopo si fa fatica a metabolizzare l’allarme e a fare scorte di sushi in attesa che arrivino le avanguardie di Vladimir Putin.
Eppure lo ha scritto il quotidiano spagnolo El Mundo e la notizia viene ripresa acriticamente come verità rivelata da tutto il cucuzzaro mainstream: secondo «informazioni raccolte dall’intelligence Usa» la Russia starebbe «valutando» attacchi destabilizzanti con droni contro Spagna, Francia o Italia contando sul «condizionamento psicologico e la pressione politica» in vista delle sfide elettorali del 2027.
E allora vai con le cartine, le zone rosse, i bersagli possibili e il drone Gerbera come Pippo, l’aereo alleato che di notte terrorizzava gli italiani durante la Seconda guerra mondiale.
La notizia (falsa) di un imminente attacco di Putin
Sempre secondo il giornale iberico i governi dei tre Paesi saprebbero già tutto perché informati da John Ratcliffe, il direttore della Cia, prima del suo viaggio a Mosca a fine agosto.
E qui c’è il primo inciampo: il ministro della Difesa, Guido Crosetto, smentisce. «Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma l’allarme lanciato da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi a Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. Già viviamo in tempi difficili e nervosi, e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco».
Di seguito arriva il secondo inciampo: secondo l’agenzia Ansa, né intelligence, né diplomazia, né vertici militari sarebbero stati allertati.
Il terzo inciampo è deduttivo e deriva dalla presa di posizione dell’Unione europea sulla vicenda: «Non siamo a conoscenza dell’allerta ma non sarebbe una sorpresa» (il portavoce della Commissione Thomas Regnier).
Così sembra tutto meno drammatico perché – oltre ai presunti droni pronti a minacciare il Colosseo, la Tour Eiffel o la Sagrada Familia – c’è nell’aria qualcosa di strumentale, artificioso, che ancora una volta va nella direzione della narrazione da wargames preferita da Bruxelles per giustificare gli 800 miliardi del Rearm Europe.
Ed è curioso notare che il presunto «condizionamento psicologico» putiniano ne nasconderebbe un altro meno presunto, per continuare a mandare armi a Kiev e per continuare a votare un impegno militare che in Italia vale tre miliardi ed è sostenuto (sondaggio Ixè) solo dal 18% dei cittadini.
Perché l’Europa combatte contro i mulini a vento
In quattro anni Mosca non è riuscita a piegare l’Ucraina ma vorrebbe dichiarare guerra a Italia, Spagna e/o Francia danneggiando apparecchiature, costringendo a chiudere aeroporti, terrorizzando gli abitanti.
Prendiamone atto ma con diffidenza, sapendo che anche la macchina della propaganda Ue e Nato è oliata a puntino e che le guerre ibride si combattono più sui media e sui social che sui campi di battaglia.
In più c’è la faccenda dei Volenterosi, l’autonominato club con l’elmetto che davanti a una simile minaccia avrebbe una legittimazione molto più seria rispetto a quella di giocare a briscola. Per dire, Emmanuel Macron non ha avuto bisogno di leggere El Mundo per entrare in modalità Napoleone Bonaparte: già due settimane fa ha convocato il Consiglio di Difesa.
Poiché non ci facciamo mancare niente, in attesa dei droni russi è fondamentale non perdere di vista gli hacker russi, motivo principale in Occidente per giustificare elezioni dall’esito negativo per le coalizioni euroliriche e progressiste.
Le mosse di Andy Burnham nel Regno Unito
Sta facendo molto discutere in Gran Bretagna la decisione del primo ministro Andy Burnham di istituire un nuovo «Centro nazionale per la difesa dell’informazione». Lo ha annunciato all’Onu e avrebbe lo scopo di «rilevare e interrompere le campagne di disinformazione abilitate dall’Intelligenza artificiale da parte di Stati ostili».
Un passo ufficiale per proteggere il pensiero unico ed eliminare il dissenso. Si definisce disinformazione la critica e la si banna. Poi a Downing Street vanno tutti a dormire tranquilli, compreso il gatto Larry.
Burnham ha accusato le agenzie russe di utilizzare bot, siti web falsi e articoli di giornale contraffatti. Ed è stato chiarissimo nel motivare – nel Paese della Magna Charta – il ritorno alla censura delle idee. «Queste agenzie hanno amplificato narrazioni di estrema destra e tentato di interferire nelle elezioni politiche del 2019».
Un regalo alle testate di sinistra, notoriamente sedute sull’antico e sul nuovo testamento della verità. Un pericolo orwelliano che farebbe sorridere se non fosse concreto.
I veri attacchi all’Occidente sono altri
Contro la decisione si è scagliato Nigel Farage, che ha fiutato puzza di bruciato: «La nuova unità anti-disinformazione verrà utilizzata per reprimere la libertà di parola e mettere a tacere le critiche al governo. Punto».
Pur riconoscendo che i bot online esistono e che «provengono dalla Russia, dall’India e cercano effettivamente di influenzare il nostro modo di pensare», il leader di Reform UK ha colto il cuore del problema: «Sapete cosa accadrà? Il governo utilizzerà la struttura come pretesto per controllare il legittimo dibattito politico. Ha già detto che servirà per bloccare i «luoghi comuni» della destra». Che sarebbero la preoccupazione per la sicurezza crollata, per l’islamismo dilagante, per la mancanza di lavoro, per la crisi dei valori occidentali.
Temi reali, inoppugnabili, condivisi in tutti gli altri Paesi europei. Meglio cancellarli per decreto così non esistono più. E ci concentriamo sui droni Gerbera.
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