Domani Xi da Trump per barattare lo stop delle armi a Taipei con un aiuto in Iran
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa)

Ci siamo. Avrà inizio oggi la visita di Stato che Xi Jinping effettuerà negli Stati Uniti. Il presidente cinese si fermerà fino a venerdì e avrà domani un incontro con Donald Trump alla Casa Bianca: un’occasione che consentirà ai due leader di affrontare varie questioni.

I nodi geopolitici di Trump e Xi

Secondo Reuters, Xi sarebbe pronto a offrire il suo aiuto nella crisi iraniana a patto che Washington cessi di vendere armamenti a Taiwan.

In altre parole, il presidente cinese vorrebbe che Trump accettasse l’interpretazione data da Pechino al comunicato congiunto sinoamericano del 1982: in quel documento, gli Stati Uniti si erano impegnati a ridurre gradualmente la fornitura di armi a Taipei.

Tuttavia, l’allora presidente americano, Ronald Reagan, stabilì la subordinazione di tale riduzione a una risoluzione pacifica della questione taiwanese.

Ora, non è un mistero che, negli ultimi anni, Pechino abbia intensificato la pressione militare sull’isola. Tutto questo, mentre, a dicembre, l’amministrazione Trump aveva annunciato la vendita al governo di Taipei di armamenti dal valore di 11 miliardi di dollari: una mossa che aveva irritato la Repubblica popolare. Adesso si attende di capire che cosa farà il presidente americano.

Un funzionario della Casa Bianca ha fatto sapere che Trump prenderà una decisione sull’eventuale vendita di un nuovo pacchetto di armi a Taiwan prossimamente.

Per quanto riguarda l’Iran, la Casa Bianca è intenzionata a fare pressioni affinché Pechino aderisca alle nuove sanzioni americane: sanzioni verso cui Xi ha finora mostrato freddezza, essendo la Cina storicamente il principale acquirente di greggio iraniano.

La sfida tecnologica fra Xi e Trump

Un altro dossier sul tavolo domani sarà quello dell’alta tecnologia. Non a caso, alla cena prevista in onore di Xi sono attesi i leader delle principali aziende americane del settore, tra cui: Jensen Huang (Nvidia), Sam Altman (OpenAI), Elon Musk (SpaceX e Tesla), Sundar Pichai (Google), Jeff Bezos (Amazon) e Tim Cook (Apple).

In tal senso, grande spazio, nel colloquio tra Trump e Xi, sarà prevedibilmente riservato alla questione dell’Intelligenza artificiale. Da una parte, i due presidenti condividono lo scetticismo nei confronti della narrazione catastrofista alimentata da Anthropic; dall’altra, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha già annunciato di aver proposto un meccanismo di notifica per ridurre i rischi dell’IA per la sicurezza nazionale.

Il risiko economico fra i due colossi

Passando agli scambi economici, Trump domani cercherà di convincere Xi ad acquistare maggiori quantitativi di prodotti agricoli statunitensi e dovrebbe anche proporre di estendere la tregua commerciale con lui stipulata quasi un anno fa in Corea del Sud.

Al contempo, Washington e Pechino hanno concordato di avviare delle trattative per ridurre i dazi su una serie di prodotti considerati non di natura strategica. È plausibile che la Casa Bianca punterà a far sì che il presidente cinese riduca le restrizioni all’export dei minerali critici. Non è poi escludibile che i due presidenti discuteranno dell’Onu: un organismo su cui, negli anni, Pechino ha rafforzato la propria presa.

Ieri, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’inquilino della Casa Bianca è andato all’attacco: «Non esiste un governo globale: finché sarò presidente, non ci saranno tasse globali», ha detto, riferendosi alla carbon tax proposta l’anno scorso dall’Organizzazione marittima internazionale (che fa capo al Palazzo di Vetro). Il presidente americano, pur rivendicando i suoi tagli, ha attribuito all’Onu un «grande potenziale», purché «rinunci a imporre un programma di estrema sinistra e burocrati globalisti che nessuno ha mai eletto».

Bordate sono arrivate anche da Recep Tayyip Erdogan, che ha invocato una profonda riforma del Consiglio di sicurezza.

Punti di forza e di debolezza di Trump e Xi

Insomma, Trump e Xi si avviano al colloquio ciascuno con i propri problemi. Il presidente americano sta facendo assai fatica a gestire la crisi iraniana, mentre la Cina, dal canto suo, ha aumentato le proprie esportazioni commerciali.

Al contempo, Pechino deve però fare i conti con l’incapacità di stimolare la domanda interna e con una crisi immobiliare che resta pericolosa. Infine, il Dragone ha visto scemare la propria influenza sull’Emisfero occidentale, sia a seguito della cattura di Nicolas Maduro che dell’uscita di Panama dalla Belt and road initiative.

Tra l’altro, ieri gli Usa hanno firmato con Copenaghen e Nuuk un accordo che conferisce a Washington il controllo della sicurezza della Groenlandia e che punta ad arginare Pechino nell’Artico. È un’intesa che la Nato ha definito «fantastica» e la premier danese, Mette Frederiksen, espressione del ruolo «storico e attuale» degli Stati Uniti nella regione. Pure Ursula von der Leyen ha dovuto applaudire.

Anche se Donald prepara una batosta per l’Europa: si è detto d’accordo con la proposta di alcuni repubblicani di bloccare l’export di diesel per privilegiare la domanda interna.

Dal canto loro, Trump e Xi cercheranno di trovare dei compromessi, a prendere tempo per studiarsi. E, probabilmente, colpirsi in futuro.

Da non perdere

Trump, l’accordo per la Groenlandia gela l’Europa
Geopolitica

Trump, l’accordo per la Groenlandia gela l’Europa

Il presidente Usa chiude un’intesa con Copenaghen e Nuuk: a Washington il controllo della sicurezza, nessun altro Paese potrà avere basi sull’isola. Schiaffo alla Von de Leyen (la Commissione non commenta) che aveva annunciato 200 milioni d’investimenti in loco.