La Cina tira la bordata agli States: «Pronti a difendere Teheran»

La guerra in Iran resta al centro del confronto politico a Washington.

La risoluzione della Camera USA su Trump e l’Iran

La Camera, a maggioranza repubblicana, ha approvato con 220 voti favorevoli e 204 contrari una risoluzione che chiede al presidente Donald Trump di interrompere le operazioni contro Teheran o di ottenere l’autorizzazione del Congresso.

Sette repubblicani hanno votato con i democratici. È la terza misura di questo tipo approvata dalla Camera; una precedente risoluzione, votata in luglio, attende ancora l’esame del Senato. Non è chiaro se il nuovo testo sarà discusso prima delle elezioni di metà mandato, previste tra 49 giorni.

Attacco nel Golfo e tensioni nello Stretto di Hormuz

Secondo il giornalista di Fox News Trey Yingst, una nave noleggiata dagli Stati Uniti è stata colpita nello stretto di Hormuz durante un attacco iraniano condotto con almeno un missile e quattro droni.

A bordo si trovava anche personale statunitense; alcune persone avrebbero riportato ferite lievi o intossicazioni da fumo e sarebbero in cura in un Paese del Golfo. L’agenzia iraniana Irna ha inoltre riferito di esplosioni avvertite sull’isola di Qeshm, la cui causa resta sconosciuta.

Escalation in Arabia Saudita e i contatti diplomatici con gli Huthi

In Arabia Saudita, le autorità hanno annunciato di aver abbattuto un drone diretto verso la Mecca. La coalizione guidata da Riad attribuisce il lancio agli Huthi dello Yemen, che negano di aver preso di mira la città. La coalizione ha definito l’episodio il superamento di una «linea rossa» e ha prospettato misure contro la milizia.

Frammenti rinvenuti nello Yemen potrebbero inoltre indicare, secondo esperti citati dal Wall Street Journal, l’impiego da parte saudita di un missile balistico cinese Dongfeng 15. Nel fine settimana, funzionari statunitensi e rappresentanti degli Huthi si sono incontrati all’ambasciata americana a Muscat, in Oman, secondo cinque fonti citate da Reuters. La milizia avrebbe assicurato di voler rispettare il cessate il fuoco concordato con gli Stati Uniti nel 2025 e di non voler attaccare navi americane.

Secondo una fonte yemenita, avrebbe escluso attacchi anche contro navi israeliane e altre imbarcazioni commerciali, fatta eccezione per quelle saudite. L’incontro sarebbe avvenuto pochi giorni dopo la conquista da parte degli Huthi di un tratto strategico della costa del Mar Rosso.

Rischio sicurezza e l’ipotesi dell’intelligence russa

L’ambasciata statunitense a Riad ha invitato i cittadini americani a riconsiderare i viaggi in Arabia Saudita per il rischio di attacchi con droni e missili, sconsigliando in particolare le aree vicine al confine con lo Yemen.

Intanto, un’inchiesta della Cnn ha sollevato interrogativi su un possibile contributo russo agli attacchi iraniani: secondo l’emittente, quattordici satelliti spia di Mosca sono passati sopra la base americana Prince Sultan nei due giorni precedenti l’attacco iraniano del 27 marzo. Fonti statunitensi ritengono possibile che i dati raccolti abbiano aiutato Teheran a colpire con maggiore precisione mezzi americani.

Il dossier nucleare e la posizione della Cina

Sul dossier nucleare, il portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Behrouz Kamalvandi, ha respinto la richiesta del direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, di accedere ai siti danneggiati dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. Kamalvandi ha sostenuto che le informazioni sugli impianti debbano essere protette per evitare che siano usate in nuovi attacchi e ha accusato Grossi di tenere un approccio politico.

A Pechino, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha ricevuto il collega iraniano Abbas Araghchi e ha dichiarato: «In quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, la Cina è disposta a svolgere un ruolo costruttivo nella soluzione delle controversie internazionali. Cina e Iran sono partner strategici globali e la Cina è pronta a rafforzare il dialogo e la cooperazione con l’Iran, tutelandone i legittimi diritti e interessi».

Wang ha invitato Stati Uniti e Iran alla moderazione e ha sostenuto la ripresa del dialogo, anche sulla base del memorandum d’intesa di Islamabad, e dei contatti tra Teheran e i Paesi del Golfo. Araghchi si è detto favorevole a una soluzione diplomatica e ha riferito di colloqui con i Paesi vicini «per ristabilire la calma nella regione»: un obiettivo dichiarato, va ricordato, da un governo che da mesi conduce attacchi nella stessa regione.

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