L’Iran rovescia il tavolo con gli Usa

Tredici civili sono rimasti feriti nel sud dell’Arabia Saudita durante una serie di attacchi con droni e missili balistici. La coalizione militare guidata da Riad ha attribuito le operazioni agli Huthi, il gruppo yemenita sostenuto dall’Iran.

Escalation nel Mar Rosso e l’allarme del Qatar

Negli ultimi tempi il gruppo ha intensificato le azioni contro città, strutture petrolifere e altri obiettivi strategici sauditi. Allo stesso tempo, ha guadagnato terreno nello Yemen occidentale, avanzando lungo la costa del Mar Rosso e avvicinandosi allo stretto di Bab el-Mandeb.

Il Qatar ha condannato con fermezza le incursioni contro la popolazione e le infrastrutture civili saudite. Doha ha anche lanciato l’allarme sulle conseguenze di un’eventuale chiusura di Bab el-Mandeb, passaggio strategico che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.

Ibrahim Al Hashmi, rappresentante del ministero degli Esteri qatariota, ha affermato che il blocco provocherebbe effetti catastrofici a livello internazionale, soprattutto considerando le difficoltà già registrate nello Stretto di Hormuz. Il Qatar continua quindi a sollecitare il ricorso alla diplomazia e al dialogo.

La sicurezza delle rotte marittime e la posizione di Riad

Gli Huthi avevano dichiarato che soltanto le navi saudite sarebbero state bloccate a Bab el-Mandeb, mentre quelle di qualsiasi altro Paese avrebbero potuto transitare liberamente. Successivamente, il movimento ha insistito sul fatto che «la navigazione nello stretto resta sicura», accusando Riad di cercare di «fuorviare la comunità internazionale».

Lo riferisce Al Jazeera, citando una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa Saba, controllata dagli Huthi.

La protezione delle rotte commerciali è stata al centro anche di un colloquio tra il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. La presidenza egiziana ha riferito che i due leader hanno ribadito la necessità di assicurare la libertà e la sicurezza della navigazione nell’area.

Al-Sisi ha inoltre espresso sostegno alle misure adottate da Riad per difendere la stabilità del Paese e alle iniziative finalizzate a raggiungere una soluzione politica complessiva della crisi yemenita.

Alleanza strategica tra Israele, Usa e Paesi arabi

Intanto, Israele e Arabia Saudita avrebbero avviato contatti per rafforzare la difesa del Regno dalle offensive Huthi. Secondo il Jerusalem Post, che cita il sito Walla e fonti diplomatiche regionali, il confronto sarebbe stato favorito dal Comando Centrale degli Stati Uniti. La collaborazione riguarderebbe principalmente lo scambio di informazioni sulle postazioni dei ribelli e sulle loro possibili iniziative militari.

Israele avrebbe già assistito Washington nel monitoraggio delle forze iraniane presenti nei pressi di Hormuz, sviluppando capacità di intelligence considerate utili anche per la sicurezza saudita. Secondo Axios, i vertici militari di Usa, Israele e otto paesi arabi si sono riuniti segretamente in Germania per discutere della guerra con l’Iran.

Il comandante del Centcom Brad Cooper ha ribadito che Washington resterà nella regione e illustrato il piano per aumentare il traffico navale nello stretto di Hormuz.

Emergenza umanitaria e costi militari dell’operazione

L’aggravarsi dei combattimenti sta provocando una nuova emergenza umanitaria. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, più di centomila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni all’interno dello Yemen.

Il conflitto sta avendo conseguenze rilevanti anche sulle capacità militari americane. Un rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Difesa, trasmesso al Congresso e ripreso dalla Cbs, ha stimato in 33,4 miliardi di dollari il costo dell’operazione «Epic Fury» tra il 28 febbraio e il 30 giugno. Circa 22,3 miliardi sarebbero stati impiegati per le sole munizioni.

La relazione segnala carenze strategiche negli arsenali e difficoltà dell’industria bellica nel ricostituire rapidamente le scorte. Riporta inoltre la distruzione di quattro F-15 e di un massimo di trenta droni MQ-9 Reaper, oltre al danneggiamento di un F-35 e di sette aerei cisterna KC-135. Le conclusioni contrastano con le precedenti rassicurazioni di Donald Trump sulla disponibilità di munizioni praticamente illimitate.

Stallo diplomatico e l’asse tra Teheran e Pechino

Sul piano diplomatico, dopo che Trump si era detto disponibile al dialogo, l’Iran ha escluso un confronto immediato con gli Stati Uniti per mettere fine alla guerra. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale iraniano, ha ribadito che non ci saranno trattative finché Washington non avrà accolto le condizioni poste da Teheran.

Il ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi sarà in Cina oggi per incontrare l’omologo Wang Yi. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha riferito alla commissione Finanze della Camera di «colloqui privati molto positivi» con i rappresentanti cinesi sull’interruzione dei legami economici con l’Iran. Nel fine settimana terrà ulteriori conversazioni con He Lifeng, prima della visita di Stato di Xi Jinping negli Stati Uniti, prevista per la fine del mese di settembre.

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