Trump annuncia l’intesa Mosca-Kiev: «Stop ai raid contro le raffinerie»
Donald Trump (Ansa)

Vari leader europei hanno continuato a indignarsi per l’attacco russo di due giorni fa a un treno ucraino nella Volinia, ai confini con la Polonia, che ha «sfiorato» un altro convoglio, distante chilometri, su cui viaggiavano funzionari europei di ritorno da Kiev.

Ricorda quanto accaduto in Moldavia, quando un drone russo fuori rotta era precipitato a ben 160 km dall’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in sosta all’aeroporto di Chisinau. Se il portavoce della Commissione europea Esteri, Christian Wigand, ha espresso la «ferma condanna» di Bruxelles, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius parla di «escalation calcolata». E la rappresentante Esteri Ue Kaja Kallas afferma che «l’attacco al treno ha lo scopo di spaventare i Paesi occidentali affinché smettano di sostenere l’Ucraina».

In realtà, come accade in ogni guerra, i bombardamenti alle ferrovie nemiche sono prassi comune, per ostacolare i trasporti, specie i rifornimenti di armi e munizioni destinati al fronte. Stupisce che una potenza nucleare e dal piglio strategico come la Francia si accodi a commenti che fingono di escludere che una campagna contro le ferrovie sia la normalità in guerra: «I raid russi hanno un obiettivo chiaro, intimidire gli europei e dividerli». Così ha detto il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Noel Barrot, dal vertice sulla sicurezza dell’Artico tenuto a Rovaniemi, in Finlandia. I governi francese e finlandese hanno confermato che la Finlandia aderirà alla «deterrenza nucleare avanzata» proposta dal presidente francese Emmanuel Macron. Questa novella incarnazione della «grandeur» prevede che l’arsenale atomico della Francia serva non solo a scoraggiare attacchi nucleari a quella nazione, ma anche ad alleati, anche se la decisione sull’uso di testate francesi dipende sempre e solo dall’Eliseo. Parigi ed Helsinki prevedono di «istituire un gruppo di coordinamento nucleare». Così è salito a 10 il numero dei paesi europei che hanno accettato la protezione atomica francese: Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Olanda, Norvegia, Polonia, Svezia e Gran Bretagna, quest’ultima potenza nucleare di suo. L’arsenale nucleare francese è però ridotto a confronto di quello russo, contando 290 testate lanciabili con missili balistici M51 dai sottomarini classe Triomphant oppure con missili da crociera Asmp sganciati da aerei Rafale, mentre è stata dismessa da 30 anni la componente con missili lanciati da terra. Più pragmatico degli europei s’è mostrato il presidente americano Donald Trump, che dopo aver chiesto agli ucraini di cessare gli attacchi a obiettivi energetici, specie le scorte di gasolio russe, per non turbare i mercati, ieri ha annunciato su Truth: «L’Ucraina ha accettato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare lo stesso!».

Zelensky ha puntualizzato: «Se i nostri partner garantiranno che la Russia sia disposta ad astenersi dal colpire rete elettrica, impianti energetici, infrastrutture critiche e le vie d’approvvigionamento alimentare, allora noi ricambieremo, astenendoci dagli attacchi. L’Ucraina non è convinta che la Russia sia disposta a seguire davvero gli accordi».

Il leader di Kiev ha però grattacapi per l’endemica corruzione. Dopo che il procuratore generale dell’Ucraina, Rouslan Kravtchenko, ha denunciato il direttore dell’Ufficio nazionale anticorruzione Nabu, Semen Kryvonos, accusandolo di «falsificazione di documenti e adozione fittizia», dopo l’inchiesta sulla presunta protezione di Kravtchenko di call center implicati in riciclaggio di soldi, ieri Zelensky ha sospeso con decreto il procuratore e ha presentato al Parlamento la richiesta di rimozione dalla carica del giudice, che già ha lasciato il Paese. Il presidente ucraino s’è consolato con un accordo col Canada per la fornitura di missili antiaerei Patriot, AIM-9 e AIM-120. Ma un’inchiesta del Wall Street Journal avverte che «la Russia rinnova i suoi sistemi d’arma più rapidamente degli avversari», avendo sviluppato in fretta armi a basso costo, anche con componenti cinesi, di cui è iniziata velocemente la produzione di massa. Il giornale americano cita il drone Geran-5, potenziato dall’originale iraniano Shahed, e il missile da crociera Banderol, che costa solo 100.000 dollari l’uno a confronto coi 2 milioni di dollari di un Tomahawk. Fra gli esperti sentiti dal Wsj, Mike Monnik, della società di intelligence DroneSec, dice che il Banderol, pur economico, è stato munito dai russi di sistemi elettronici che lo rendono preciso e resistente ai disturbi elettronici ucraini. Kateryna Bondar, del Center for Strategic and International Studies di Washington, aggiunge: «L’Occidente sottovaluta la capacità russa di trasformare rapidamente un’idea sperimentale in un prodotto industriale: proprio questo ciclo di sviluppo dovrebbe essere studiato dalle forze armate occidentali. L’Ucraina disponeva da anni di indicazioni sullo sviluppo da parte della Russia di droni a reazione e missili da crociera economici, ma non era preparata al loro impiego su larga scala».

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