Putin parla al telefono con Trump: «Speculazioni sulla minaccia russa»
Vladimir Putin (Ansa)

Le aperture fra America e Russia per una soluzione negoziata della guerra fra Mosca e Kiev, si susseguono. Ieri i presidenti russo e americano Vladimir Putin e Donald Trump si sono sentiti al telefono per un’ora, complice la recente missione a Mosca e Kiev degli inviati della Casa Bianca, Jared Kushner e Steve Witkoff. Il contenuto della telefonata è stato in parte divulgato dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, secondo cui «Donald Trump è interessato a raggiungere una svolta, nella soluzione del conflitto, durante la sua presidenza».

Ha spiegato che il leader del Cremlino ha illustrato a quello della Casa Bianca «le prospettive di progresso sul campo di battaglia e del raggiungimento degli obiettivi prefissati», in sostanza ribadendo che la Russia non arretra in Donbass. E ha assicurato che «la Russia non ha alcun piano aggressivo nei confronti dell’Europa» e che «i miti sulla minaccia russa servono agli europei come pretesto per aumentare il sostegno all’Ucraina e le proprie spese militari».

Zelensky prepara l’incontro con Trump, ma Mosca respinge la tregua su energia e Mar Nero

La telefonata è arrivata dopo che da parte ucraina si era preannunciato un bilaterale fra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Dapprima, lo stesso Zelensky ha detto di sperare di incontrare il presidente statunitense «attorno al 20 settembre» per parlare di difesa aerea, ma anche di un possibile trilaterale con Putin: «Se tutte le parti saranno d’accordo, vogliamo fare il trilaterale anche in autunno».

Poi, il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhiy Tykhyi, ha sancito: «Posso confermare che è stato raggiunto un accordo preliminare per un incontro Trump-Zelensky entro la fine del mese». Zelensky ha proposto alla Russia una tregua negli attacchi aerei agli impianti energetici e nell’interdizione del traffico navale sul Mar Nero, in particolare per le navi granarie, ma il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov l’ha respinta come «inaccettabile», ricordando che un accordo simile, mediato dalla Turchia, era già saltato nel 2023.

Lavrov ha lodato l’impegno dell’America la quale «ha detto di smetterla di cercare di coinvolgere l’Ucraina nella Nato» e che «riconosce la realtà sul campo».

Nato e alleati aumentano gli aiuti a Kiev: Patriot, droni e miliardi di dollari per la guerra

Frattanto, era in corso la riunione del Gruppo di contatto dei Paesi che sostengono l’Ucraina, nel corso della quale il segretario della Nato Mark Rutte ha esortato a fornire ancor più aiuti a Kiev «in difesa aerea, droni e munizioni a gittata estesa». Gli ha fatto eco il ministro della Difesa ucraino Yevhenii Khmara, che ha chiesto agli alleati di sganciare ben «27 miliardi di dollari entro novembre» in sostegno finanziario aggiuntivo per coprire il deficit nel bilancio della Difesa ucraina.

Il vice segretario alla Difesa Usa, Elbridge Colby, a dispetto degli sforzi di Trump per una mediazione, ha evocato una «guerra che potrebbe durare anni», invitando gli europei a comprare ulteriori armamenti per Kiev tramite il programma Purl, col chiaro intento di far guadagnare miliardi ai colossi americani dell’industria militare.

Londra e Berlino armano l’Ucraina, mentre Budapest espelle dieci diplomatici russi

E mentre la Gran Bretagna ha annunciato un pacchetto da 100 milioni di sterline per aiutare Kiev in droni e missili, dalla Germania il ministro della Difesa Boris Pistorius ha promesso missili Patriot e Iris-T, tanto che Khmara ha quantificato in ben «1000 missili Patriot» il totale dei contratti «in fase di conclusione» con gli alleati, sebbene ammetta che per consegnare questa quantità «ci vorranno anni».

Dall’Ungheria sono stati espulsi dieci diplomatici russi, come segnale verso Mosca del nuovo governo di Peter Magyar, che intende distanziarsi dalla linea filorussa del predecessore Viktor Orbán.

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