Nuova iniziativa diplomatica degli Stati Uniti nel tentativo di rilanciare i colloqui sulla guerra in Ucraina.
La missione Usa a Mosca
Gli emissari di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono giunti sabato a Mosca per sondare la disponibilità russa a un possibile accordo.
All’arrivo sono stati ricevuti da Kirill Dmitriev, inviato presidenziale russo e figura centrale nei contatti tra il Cremlino e l’amministrazione Usa.
In serata Witkoff e Kushner hanno raggiunto il Cremlino per l’atteso incontro con Vladimir Putin che, secondo quanto riferito dall’agenzia Interfax, in apertura del colloquio ha sottolineato come la situazione da affrontare «non sia semplice».
Le condizioni per i negoziati di pace
La missione arriva dopo che venerdì Trump aveva annunciato una nuova proposta per mettere fine alla guerra, senza illustrarne i dettagli.
«Ho mandato Witkoff e Kushner, due ottimi negoziatori. Hanno fatto un ottimo lavoro e li abbiamo mandati per vedere se riusciamo a raggiungere un accordo. E ci sono buone probabilità che ci riusciremo», ha dichiarato il presidente americano.
Trump aveva indicato la conclusione del conflitto come una priorità, ma finora i tentativi diplomatici non hanno superato le divergenze tra Mosca e Kiev. Il Cremlino ha ribadito le condizioni indicate da Putin: l’Ucraina dovrebbe rinunciare alle quattro regioni rivendicate dalla Russia e abbandonare la prospettiva di adesione alla Nato.
Richieste inaccettabili per Kiev. Mosca avverte inoltre che qualsiasi trattativa dovrà tenere conto della situazione militare sul terreno, che secondo i russi starebbe evolvendo a sfavore dell’Ucraina.
Verso una tregua in Ucraina di 72 ore
In coincidenza con la missione americana potrebbe aprirsi una breve pausa nei bombardamenti.
Volodymyr Zelensky aveva annunciato che Kiev avrebbe sospeso i raid durante la visita degli inviati statunitensi, chiedendo alla Russia di fare altrettanto. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che Putin aveva ordinato una pausa di 72 ore negli attacchi contro Kiev.
Secondo Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Kiev aveva già presentato direttamente a Putin una proposta più ampia di cessate il fuoco, comprendente lo stop agli attacchi contro le città e ai combattimenti sul fronte.
Mosca, sostiene Budanov, non avrebbe risposto. «L’Ucraina ha effettivamente proposto alla Russia di stabilire un cessate il fuoco. Tale proposta è stata personalmente comunicata al presidente russo Vladimir Putin», ha spiegato. La possibile tregua arriva dopo settimane di escalation.
La situazione sul campo e i raid incrociati
Sul fronte terrestre, lungo circa 1.250 chilometri, i due eserciti continuano a consumare uomini e mezzi con progressi limitati.
Kiev ha moltiplicato gli attacchi in profondità contro installazioni militari, depositi e raffinerie russe per indebolire l’economia di Mosca. Le incursioni contro gli impianti petroliferi avrebbero provocato problemi nelle forniture di carburante e aumenti dei prezzi.
La Russia ha risposto intensificando i bombardamenti. Venerdì un drone russo ha colpito il quartier generale del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu). Zelensky ha promesso ritorsioni.
Nella stessa notte la regione di Dnipropetrovsk è stata colpita da nuovi attacchi. Secondo Oleksandr Hanzha, cinque persone sono morte e altre cinque sono rimaste ferite in una fabbrica. Nel distretto di Nikopol un uomo di 62 anni è rimasto ferito e diversi edifici sono stati danneggiati.
Attacchi aerei e chiusura dello spazio aereo
Secondo l’Aeronautica ucraina, durante la notte la Russia ha utilizzato missili balistici e 167 droni, 128 dei quali sarebbero stati neutralizzati. Il ministero della Difesa russo ha invece annunciato di avere abbattuto 53 droni ucraini.
La tensione ha coinvolto anche la preparazione della missione americana. Zelensky ha accusato Mosca di avere colpito due aeroporti di Kiev potenzialmente utilizzabili dagli inviati di Trump, sostenendo che gli attacchi fossero legati al possibile arrivo della delegazione in aereo.
Dall’inizio dell’invasione, le delegazioni straniere raggiungono generalmente Kiev in treno, poiché lo spazio aereo è chiuso dal 2022.
Witkoff e Kushner conoscono già il dossier russo: a gennaio avevano incontrato Putin al Cremlino. Il presidente russo, durante le celebrazioni per l’879° anniversario della fondazione di Mosca, ha ribadito la propria fermezza: «Tutte queste difficoltà sono temporanee, transitorie, mentre Mosca, la Russia, sono eterne».
L’Europa divisa tra accoglienza e allargamento
Sul fronte europeo, intanto, l’Ucraina continua a dividere ma resta al centro dei progetti futuri dell’Unione.
L’Ungheria continuerà ad accogliere gli uomini ucraini in fuga dalla mobilitazione, opponendosi alla linea dell’Ue che non estende più la protezione temporanea ai nuovi arrivati maschi tra i 23 e i 60 anni soggetti alla leva. Budapest ha confermato con un decreto le proprie regole.
Una posizione che evidenzia ancora una volta le divergenze interne all’Unione proprio mentre Bruxelles guarda a una maggiore integrazione di Kiev.
Al Forum di Cernobbio, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha definito l’allargamento «il più grande investimento geopolitico» dell’Europa, sostenendo che il futuro ingresso di Ucraina, Moldavia e Balcani occidentali rafforzerà l’Ue sul piano della pace, della sicurezza e della prosperità.
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