La Libia ha deciso di entrare nel Cross-border interbank payment system (Cips), il sistema cinese di pagamento internazionale che consente di effettuare transazioni direttamente in yuan, senza passare dal dollaro. Si tratta di un cambiamento epocale per una nazione produttrice di idrocarburi, fondamentale per gli equilibri geopolitici di tutto il Mediterraneo.
Pechino ha lavorato mesi a questo accordo che coinvolge le due banche centrali che hanno firmato un vademecum che permette agli istituti finanziari del paese arabo di accedere al nuovo sistema.
L’accordo tra Libia e Cina
La firma è stata annunciata dalla Banca centrale della Libia ( Cbl) a fine luglio al termine dell’incontro tra il governatore della Cbl Naji Mohamed Issa e il governatore della Banca popolare cinese, Pan Gongsheng, che si è tenuto a Pechino.
Nel faccia a faccia fra i due massimi esponenti delle economie nazionali, Libia e Repubblica Popolare cinese hanno preso in esame l’interscambio fra le due nazioni, in costante crescita ed hanno messo sul tavolo una serie di proposte con l’idea di rafforzare la cooperazione economica, diversificando merci e servizi.
Purtroppo a metà agosto il governatore Issa ha presentato le proprie dimissioni, aprendo una nuova fase di incertezza attorno alla principale istituzione economiche della nazione araba. Nella lettera di dimissioni Issa ha affermato di non essere più in grado di proseguire le proprie funzioni, , spiegando che i motivi della decisione hanno carattere estremamente sensibile.
Nonostante l’abbandono l’ormai ex governatore resta in carica agendo come facente funzione e cercando di portare avanti l’economia del suo paese.
Il CIPS e la sfida al dollaro
La mossa cinese apre però una nuova fase del commercio globale e rafforza la posizione del Cross-Border Interbank Payment System ( CIPS) che conta già 176 partecipanti diretti ed oltre 4000 partecipanti indiretti in 189 paesi e regioni del mondo.
Ad oggi è l’Asia, ovviamente, che ha la maggior parte di queste istituzioni bancarie già inserite in questo sistema con la Cina che ne vanta 563. Anche in Europa esistono più di 200 banche ed istituti finanziari che hanno aderito a questo sistema, mentre in Africa sono una sessantina ed un’altra trentina in America.
Questa intesa consente così alle istituzioni bancarie libiche di regolare le transazioni commerciali ed effettuare trasferimenti diretti in Yuan, la moneta di Pechino, senza dover più ricorrere all’intermediazione del dollaro statunitense o a canali bancari terzi.
L’ agenzia di stampa statale di Tripoli ha dichiarato che l’integrazione con il CIPS, non solo garantirà una drastica riduzione dei tempi d’attesa e dei costi operativi nei trasferimenti, ma promette di dare un impulso importante ai flussi d’interscambio reale, dando stabilità finanziaria e favorendo lo sviluppo economico dell’intera regione.
Lo yuan e i Panda bond
Stando alle ultime rilevazioni nel 2026 la quota dello yuan nei pagamenti internazionali è arrivata al 3,1%, posizionando la valuta della repubblica popolare al quinto posto nella graduatoria mondiale, anche se nel 2024 aveva sfiorato il 5% del mercato.
La scelta della Libia rafforza il ruolo di Pechino nel sistema economico mondiale e fa un passo verso la de-dollarizzazione delle transazioni, un obiettivo al quale la Cina punta da tempo.
Adesso la nazione araba affacciata sul Mediterraneo potrà anche avere accesso ai cosiddetti Panda bond, una sorta di obbligazioni in yuan destinate agli investitori. Questi bond possono rafforzare la sempre traballante economia locale dandogli maggiore stabilità e attirando capitali stranieri con l’obiettivo di finanziare la ricostruzione delle infrastrutture nazionali, come porti strade ed aeroporti che necessitano di interventi immediati.
L’incertezza politica della Libia
La Banca Centrale è l’unica istituzione che i due governi che si contrappongono in Libia hanno faticosamente cercato di condividere, ma sono stati tanti i momenti di tensione.
Anche la nomina di Issa, arrivata nel settembre del 2024, era nata sulla base di una faticosa intesa fra Tripoli e Tobruch, dopo una lunga trattativa mediata anche dalle Nazioni Unite.
Adesso la Libia scivola ancora una volta nell’incertezza con un grande player come Pechino che è pronto a giocare le proprie carte.
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