Caccia F-16 dell'Aeronautica greca in volo
Un F-16 dell'Aeronautica Militare Ellenica durante una parata militare a Salonicco (Getty Images)

Grecia e Turchia tornano a guardarsi con sospetto. Nell’Egeo si moltiplicano i dossier sui quali Atene e Ankara si trovano su posizioni opposte, mentre sullo sfondo si rafforza anche la collaborazione militare tra la Grecia e Israele. Una dinamica che rischia di complicare ulteriormente gli equilibri nel Mediterraneo orientale e che coinvolge questioni delicate, dalle acque territoriali allo status delle isole, fino alla sicurezza regionale.

L’ultimo episodio risale alla scorsa settimana, quando due caccia F-16 greci hanno intercettato un drone turco che, secondo quanto riferito da Atene, aveva violato lo spazio aereo della Repubblica ellenica. L’incidente è arrivato pochi giorni dopo un duro intervento del ministero della Difesa turco contro un progetto del governo greco per la realizzazione di una base destinata ai droni sull’isola di Rodi.

Ankara contesta infatti il progetto sostenendo che la militarizzazione dell’isola violerebbe il suo status demilitarizzato. Il ministero della Difesa turco ha accusato la Grecia di voler mettere a rischio «la pace e la stabilità nell’Egeo, nonché le buone relazioni di vicinato». Secondo Ankara, «qualsiasi tentativo di violare questo regime è incompatibile con gli obblighi della Grecia ai sensi del diritto internazionale».

Il governo turco ha inoltre ribadito l’intenzione di difendere quelli che considera i propri diritti e interessi sulla base dei trattati internazionali. Una presa di posizione che riporta al centro una delle dispute storiche tra i due Paesi, quella sulla presenza militare greca nelle isole dell’Egeo.

Lo scontro sui parchi marini

La tensione non riguarda però soltanto gli aspetti militari. A metà agosto Atene ha contestato duramente anche la decisione della Turchia di istituire due parchi marini, uno nel Mediterraneo e uno nel Mar Egeo.

Il ministero degli Esteri greco ha sostenuto che, laddove le aree individuate si estendano in acque internazionali, la decisione turca non sarebbe conforme al diritto del mare. «Nella misura in cui i parchi si estendono su aree di alto mare, la loro istituzione è illegale, poiché nessuno Stato ha il diritto, secondo il diritto del mare, di istituire unilateralmente aree marine protette in zone al di là della giurisdizione nazionale», ha affermato Atene.

La Grecia ha quindi sostenuto che l’iniziativa non possa produrre effetti giuridici né sull’alto mare né sui diritti rivendicati da Atene sulla propria piattaforma continentale.

La risposta turca è arrivata nel contesto di una disputa che coinvolge anche le iniziative greche nella regione. Ankara ha infatti presentato la creazione dei due parchi come una sorta di risposta alla decisione presa da Atene nel luglio 2025, quando il governo greco aveva istituito un’area marina protetta tra le isole di Milos e Levitha.

Il confronto sui parchi marini è quindi diventato un ulteriore terreno di scontro tra i due Paesi, aggiungendosi alle questioni già aperte sulla delimitazione delle aree marittime, sulle risorse energetiche e sullo status delle isole dell’Egeo.

Atene si avvicina a Israele

In questo quadro assume particolare rilievo il progressivo rafforzamento dei rapporti tra Grecia e Israele. I due Paesi stanno infatti intensificando la cooperazione nel settore della Difesa, proprio mentre i rapporti tra Israele e Turchia sono diventati sempre più difficili.

Atene e Gerusalemme si preparano a firmare un accordo per la realizzazione di «Achilles’ Shield», un nuovo sistema greco di difesa aerea e missilistica. Il progetto avrebbe un valore di circa 3,1 miliardi di euro e dovrebbe essere completato nell’arco di 35 mesi.

Secondo quanto riferito da Ynet, al progetto dovrebbero partecipare circa dodici aziende greche, con un valore complessivo del loro coinvolgimento superiore ai 700 milioni di euro. La componente dell’industria greca dovrebbe rappresentare circa il 25% del valore dell’iniziativa.

La collaborazione militare tra Atene e Gerusalemme aggiunge così un altro elemento al quadro regionale. La Grecia sta rafforzando i propri strumenti di difesa e, parallelamente, costruendo rapporti sempre più stretti con un Paese con cui la Turchia ha avuto negli ultimi anni uno scontro politico particolarmente duro.

Per Ankara, la progressiva convergenza tra Grecia e Israele rappresenta quindi un ulteriore elemento da osservare con attenzione. Non si tratta necessariamente di un’alleanza diretta contro la Turchia, ma la coincidenza tra il rafforzamento della cooperazione militare greco-israeliana e il deterioramento dei rapporti tra Ankara e Gerusalemme contribuisce ad aumentare la diffidenza turca.

Il nodo dell’Egeo e le conseguenze regionali

La situazione resta quindi delicata. Grecia e Turchia sono entrambe membri della Nato, ma da decenni sono divise da una serie di controversie che periodicamente tornano a galla. L’Egeo rimane il principale teatro delle loro dispute, con questioni che riguardano lo spazio aereo, le acque territoriali e lo status di alcune isole.

Gli ultimi episodi mostrano come anche questioni apparentemente circoscritte possano rapidamente assumere una dimensione politica più ampia. L’intercettazione del drone turco da parte degli F-16 greci è arrivata dopo le accuse di Ankara sul progetto di Rodi, mentre lo scontro sui parchi marini ha aggiunto un nuovo fronte alla contrapposizione.

A questo si somma la crescente cooperazione tra Grecia e Israele, che inserisce le tensioni bilaterali in un contesto ancora più ampio. Nel Mediterraneo orientale gli equilibri stanno infatti cambiando e le relazioni tra i diversi attori regionali sono sempre più intrecciate.

Sarà quindi da seguire l’evoluzione dei rapporti tra Atene e Ankara sui diversi dossier ancora aperti. Dall’Egeo a Cipro, passando per i rapporti all’interno della Nato e per gli equilibri in Medio Oriente, le tensioni tra i due Paesi rischiano di avere conseguenze che vanno oltre i loro confini.

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