Riunione della Coalizione dei Volenterosi a Kiev il 24 agosto 2026
I leader della Coalizione dei Volenterosi riuniti a Kiev nel giorno del 35° anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina (Getty Images)

Nel giorno in cui Kiev celebra i 35 anni dall’indipendenza dall’Unione Sovietica, gli alleati europei ribadiscono il sostegno all’Ucraina e rilanciano sul piano militare ed economico. La Commissione Ue stanzia altri 6,1 miliardi di euro per difesa aerea, missili, munizioni e radar, mentre Regno Unito e Francia autorizzano la produzione degli Storm Shadow-Scalp sul territorio ucraino.

La Coalizione dei Volenterosi concorda inoltre sulla necessità di rendere più efficaci le sanzioni contro Mosca. Ma sullo sfondo resta l’incertezza della diplomazia americana: la missione di Steve Witkoff e Jared Kushner a Kiev e Mosca è stata rinviata.

L’Europa risponde alla pressione russa

Il messaggio arrivato oggi da Kiev è chiaro: mentre la guerra continua, l’Europa non intende ridurre il sostegno all’Ucraina. Anzi, prova a renderlo più concreto proprio nei settori che Kiev considera prioritari.

La Commissione europea ha approvato nuovi appalti per 6,1 miliardi di euro destinati all’acquisto di sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar. La cifra si inserisce nel più ampio Prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro. Secondo i dati diffusi dall’Ue, con l’ultimo stanziamento il sostegno complessivo fornito dall’Unione e dagli Stati membri dall’inizio dell’invasione su vasta scala arriva a 220,2 miliardi di euro.

La scelta dei sistemi da finanziare non è casuale. La principale richiesta di Volodymyr Zelensky agli alleati riguarda proprio la protezione dei cieli. La Russia continua a utilizzare droni e missili per colpire città, infrastrutture energetiche e obiettivi industriali, mentre Kiev dispone di un numero insufficiente di intercettori per contrastare soprattutto i missili balistici.

Andy Burnham, arrivato a Kiev per presiedere la riunione dei Volenterosi, ha chiesto agli alleati di «attingere alle proprie scorte» e di fornire all’Ucraina un numero maggiore di Patriot. «Ha bisogno di maggiore aiuto per proteggere la propria popolazione proprio adesso», ha detto il premier britannico.

È questo uno dei punti più delicati della situazione militare. L’Ucraina ha sviluppato una notevole capacità di impiego dei droni e riesce a portare i propri attacchi sempre più in profondità nel territorio russo. Ma sul fronte opposto resta esposta ai bombardamenti con missili balistici e alle bombe plananti, che vengono lanciate dagli aerei russi al di fuori della portata della contraerea.

Kiev ottiene gli Storm Shadow, Mosca minaccia ritorsioni

La novità militare più significativa arrivata da Londra riguarda però la capacità offensiva. Il governo britannico ha autorizzato la condivisione delle informazioni riservate sui componenti britannici dello Storm Shadow, consentendo a Francia e Ucraina di avviare linee di assemblaggio del missile sul territorio ucraino.

Lo Storm Shadow britannico e lo Scalp francese sono sistemi della stessa famiglia e possono colpire obiettivi fino a circa 300 chilometri di distanza. Per Kiev significa poter aumentare la propria capacità di produzione di armi a lungo raggio senza dipendere esclusivamente dalle forniture esterne.

La decisione ha provocato l’immediata reazione del Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov ha accusato Londra di partecipare alla guerra «al fianco di Kiev» e ha affermato che le forze russe stanno raccogliendo informazioni sui luoghi di produzione dei missili e adottando misure per distruggerli.

Burnham ha risposto da Kiev alla contestazione russa con una domanda: «Chi ha appiccato l’incendio?». È un botta e risposta che fotografa bene il livello raggiunto dallo scontro tra Londra e Mosca. Il governo britannico, del resto, non sembra intenzionato a fare marcia indietro. «Siamo con voi in questa lotta fino in fondo, con tutto il cuore e l’anima», ha detto il premier davanti alla cattedrale di Santa Sofia.

La scelta di autorizzare la produzione degli Storm Shadow arriva inoltre in un momento particolare. Donald Trump aveva prospettato a Zelensky la possibilità di produrre in Ucraina sistemi di difesa Patriot, ma quel progetto, secondo quanto riportato nei giorni scorsi, non si è concretizzato. Ora sono invece gli europei a cercare di aumentare direttamente le capacità industriali e militari di Kiev.

La pressione su Mosca passa anche dalle sanzioni

Sul piano politico, il vertice dei Volenterosi ha confermato la linea europea sulla Russia. I leader hanno concordato sulla necessità di rafforzare l’efficacia delle sanzioni e di contrastarne l’elusione, con l’obiettivo dichiarato di indebolire ulteriormente la macchina bellica di Mosca.

È una posizione condivisa anche dal governo italiano. Giorgia Meloni, intervenuta in videocollegamento da Palazzo Chigi, ha ribadito il «fermo sostegno dell’Italia alla sovranità, all’integrità territoriale e all’indipendenza dell’Ucraina». Il presidente del Consiglio ha però sottolineato anche la necessità di lavorare con gli alleati per favorire «un percorso negoziale verso una pace giusta e duratura».

Roma ha inoltre confermato il proprio impegno sul fronte umanitario in vista dell’inverno, con l’invio di ulteriori generatori destinati soprattutto a sostenere la rete energetica ucraina e la popolazione.

Il punto è proprio questo: il vertice non ha prodotto un nuovo negoziato con Mosca. Ha invece rafforzato gli strumenti con cui gli alleati intendono sostenere Kiev e aumentare il costo della guerra per la Russia.

La guerra continua mentre la diplomazia americana rallenta

Ed è qui che emerge la principale incognita. Alla riunione dei Volenterosi l’Europa si presenta compatta, almeno sulla carta, nel sostegno a Kiev, ma gli Stati Uniti restano sullo sfondo.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Washington sostiene la sovranità dell’Ucraina e continua a lavorare per una soluzione negoziata che porti a una pace «duratura e stabile». Ma la prevista missione di Steve Witkoff e Jared Kushner a Kiev e Mosca è stata rinviata. Secondo una fonte citata dalla Tass, non ci sarebbe un’agenda sufficientemente sostanziosa per giustificare l’incontro.

Non è necessariamente il segnale di una rottura della diplomazia americana, ma fotografa una fase di evidente incertezza. I Volenterosi europei continuano a parlare di negoziato, mentre sul terreno e sul fronte degli aiuti militari si preparano a sostenere una guerra che non mostra ancora segnali di conclusione.

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha annunciato che proverà a coinvolgere direttamente Rubio nei negoziati e ha indicato anche Turchia, Paesi del Golfo ed Egitto come possibili canali di dialogo con Mosca. L’obiettivo dichiarato da Berlino è tentare in autunno un nuovo percorso diplomatico, almeno per arrivare a un cessate il fuoco.

Zelensky non arretra sul Donetsk

Kiev, però, non sembra disposta ad accettare una pace a qualsiasi condizione. Nel discorso per l’anniversario dell’indipendenza, Zelensky ha ribadito che l’Ucraina non consegnerà alla Russia i territori del Donetsk ancora sotto il proprio controllo e ha chiesto agli alleati strumenti sufficienti per costringere Mosca ad accettare un cessate il fuoco.

Il presidente ucraino ha definito «molto difficile» la situazione del Paese, dopo 1.643 giorni di guerra su vasta scala, ma ha escluso la possibilità che l’Ucraina possa cedere. «Gli ucraini non saranno mai ciottoli per gli stivali dello zar», ha detto.

La realtà militare, però, resta complessa. Kiev ha recuperato terreno con una serie di microffensive e continua a colpire depositi, infrastrutture energetiche e obiettivi logistici russi. Ma nel Donbass le forze di Mosca mantengono una forte pressione e le ultime roccaforti ucraine del Donetsk restano sotto minaccia.

La carenza di sistemi antiaerei rende ancora più difficile la difesa delle città e delle infrastrutture. È il motivo per cui Patriot e Samp-T sono diventati una delle richieste centrali di Kiev agli alleati.

Il rischio è che l’autunno riporti la guerra al centro

Il vertice di Kiev si chiude dunque senza una svolta sulla pace, ma con un rafforzamento del sostegno europeo. L’Ue mette altri 6,1 miliardi sulla difesa ucraina, Londra e Parigi consentono di aumentare la produzione di missili a lungo raggio, i Volenterosi puntano a rendere più efficaci le sanzioni e l’Italia prepara nuovi aiuti per affrontare l’inverno.

Contemporaneamente, Mosca continua gli attacchi e minaccia di colpire gli impianti destinati alla produzione dei missili occidentali. Macron ha avvertito che la Russia potrebbe aumentare le provocazioni contro i Paesi europei proprio per dissuaderli dal continuare a sostenere Kiev.

Il risultato è una situazione nella quale il sostegno all’Ucraina si rafforza, ma la distanza da un accordo appare ancora significativa. L’Europa prepara Kiev a resistere più a lungo e prova a esercitare maggiore pressione su Mosca. Gli Stati Uniti continuano a parlare di pace negoziata, ma la loro iniziativa diplomatica attraversa una fase di rallentamento.

E mentre i leader discutono di cessate il fuoco e garanzie di sicurezza, sul campo si continua a combattere. È questa la contraddizione con cui si apre la nuova fase della guerra: tutti parlano della necessità di arrivare alla pace, ma per ora gli strumenti che vengono messi in campo servono soprattutto a prepararsi a continuare la guerra.

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