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L’Iran cancella le esecuzioni e Trump ringrazia l’ayatollah. Resta il pressing su Teheran
I resti di un autobus bruciato durante i violenti scontri a Teheran (Ansa)
Witkoff riceve il capo del Mossad e specifica: «Preferiamo la diplomazia». Il tycoon sposta una portaerei in Medio Oriente. Putin teme di perdere influenza e vuol mediare.

Si allontana lo scenario di un attacco degli Usa alla Repubblica islamica? Forse sì. Ma forse anche no. Quando ieri gli è stato chiesto chi lo abbia convinto ad annullare i bombardamenti contro l’Iran, Donald Trump ha risposto: «Nessuno mi ha convinto. Mi sono convinto da solo. Ieri avevi programmate oltre 800 impiccagioni. Non hanno impiccato nessuno. Hanno annullato le impiccagioni. Questo ha avuto un impatto enorme». Poco prima, su Truth, il presidente americano aveva ringraziato la leadership iraniana per aver cancellato le esecuzioni. Insomma, a prima vista parrebbe arrivata la distensione.

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Giorgia Meloni a Tokyo (Ansa)

«Ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio, che però sta nell’ambito del dialogo all’interno dell’Alleanza Atlantica, cioè la Groenlandia va considerata territorio di responsabilità della Nato. La questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all’interno dell’Alleanza Atlantica. Credo che quello però sia l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza». Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un punto stampa all’ambasciata d’Italia a Tokyo.

Dimmi La Verità | Daniele Ruvinetti: «I retroscena delle strategie di Usa, Russia e Cina»

Ecco #DimmiLaVerità del 13 gennaio 2026. Il grande esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti ci rivela i retroscena delle strategie di Usa, Russia e Cina.

«Sbagliato farsi troppe illusioni, la pace a Kiev è ancora lontana»
Daniele Ruvinetti (Imagoeconomica)
L’analista di Med-or Daniele Ruvinetti: «Putin non accetterà mai l’invio di truppe europee a garanzia di una tregua. Si sono creati dei nuovi equilibri, Trump non interverrà in Ucraina».

«Ma Cina e Russia cosa stanno facendo? Dopo l’attacco americano in Venezuela e il caos che si è scatenato in Iran con Trump che sembra pronto a dettare le regole anche su Teheran, un po’ tutti si interrogano sul silenzio di Xi Jinping e Putin. Beh, io non credo a una tacita presa d’atto, io credo che stiamo assistendo a un rimescolamento delle sfere d’influenza globali e che dietro alle reticenze si nascondano strategie abbastanza chiare. Ecco in questo momento starei molto attento a non confondere la tattica e le schermaglie con la strategia di fondo».

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Parigi: 6.000 soldati a Kiev dopo la tregua
Emmanuel Macron (Ansa)
Macron illustra in parlamento alle forze politiche francesi il piano da attuare in Ucraina una volta concluso l’accordo di pace. Londra ha già stanziato 200 milioni di sterline in vista dell’invio di un contingente di 7.500 militari. Mosca: vogliono la guerra.

L’ipotesi di una tregua in Ucraina sta producendo una frenetica attività diplomatica e militare, soprattutto nella coalizione dei cosiddetti «volenterosi». Messe ai margini da Washington e Mosca, sia Londra che Parigi - ma anche Bruxelles - stanno tentando in tutti i modi di recuperare credibilità e peso specifico. Con un ottimismo a tratti ingenuo, Francia e Regno Unito si sono già proiettati su un possibile «dopoguerra» che, nei fatti, è ancora tutto da costruire.

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