Ho letto la trascrizione di una intervista del 26 aprile del noto giornalista Alexander Kareevsky del canale Russia-24 (per intenderci una specie di Bruno Vespa, per ruolo, stile e influenza). L’intervistato era Sergey Karaganov, politologo, professore alla Scuola Superiore di Economia di Mosca, importante consigliere in politica estera al Cremlino.
La mia inquietudine nasce dal fatto che non sembra allentarsi il coinvolgimento della Ue in una possibile guerra contro la Russia, e mi meraviglia che la cosa non emerga non tanto dalle parole dei responsabili politici, che hanno i loro bravi motivi per pesarle, celarle o anche alterarne la verità, e questo per una moltitudine di ragioni, anche «di Stato»; mi meraviglia, piuttosto, il silenzio di gran parte dell’opinione pubblica sul rischio di codesta guerra. Un’opinione pubblica, peraltro, molto querula nell’allarmare su moltissime emergenze infondate, se non, addirittura, inventate (quella climatica, per dirne una). E taccio di quella parte d’opinione pubblica che, poi, la guerra contro la Russia l’ha fomentata fin dal primo giorno.
Paranoie, le mie, direte. Può darsi. Ma valutate voi. Recentemente, Sergey Shoigu, già ministro della Difesa e ora segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, facendo riferimento a un elenco di imprese europee che produrrebbero droni forniti a Kiev, ha dichiarato che esistono in Ue bersagli militari che Mosca potrebbe legittimamente colpire. Naturalmente la Commissione Ue nega, ma gli attacchi di droni contro postazioni russe sono una realtà negata da nessuno. E qui veniamo a Karaganov che, giova ripetere, non è uno di passaggio. Egli ritiene che la responsabilità dell’inizio di una guerra contro la Russia sia tutta degli Stati Uniti, ma riconosce che questi abbiano capito di essersi cacciati in un guaio più grosso di loro e hanno iniziato a fare marcia indietro. Insomma, col cerino in mano in questa guerra è rimasta solo la Ue. Non possiamo dargli tutti i torti: la Ue continua con la trita versione dell’aggressore (Mosca) e dell’aggredito (Kiev), che però non è più difendibile.
Le élite della Ue, sostiene Karaganov, non hanno alcun motivo - morale, politico, economico - per rimanere al potere: hanno fallito su tutti i fronti e stanno alimentando un’isteria militare, forse anche per distogliere l’attenzione dai propri fallimenti. Ecco le sue parole: «Arriverà il momento in cui il presidente russo dovrà nominare un comandante supremo nel teatro delle operazioni con l’autorità di usare qualsiasi tipo di arma, e persino il dovere di farlo: contro un nemico che ci supera in termini demografici ed economici, dovremo usare armi nucleari. Preferirei che questo avvenisse senza l’uso di armi nucleari: dopotutto, l’Europa fa parte della nostra anima, della nostra cultura. Ma dobbiamo capire che l’Europa occidentale deve essere fermata». Ed ecco le parole più inquietanti tra tutte: «Dimenticate la sciocchezza che una guerra nucleare non può essere vinta. Una guerra nucleare può essere vinta. Ma Dio non voglia che ciò accada, perché sarebbe un peccato grave. Tuttavia, se non riusciamo a fermare un’Europa impazzita, sarà un peccato mortale, imperdonabile sia per il nostro popolo sia per tutta l’umanità».
Personalmente non penso di poterci permettere il lusso di ignorare queste parole come fossero di un visionario, e forse pazzo. Non smetterò mai di rammentare che alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se non temesse che una eventuale guerra nucleare avrebbe distrutto il pianeta, Vladimir Putin rispondeva che «alla Russia non interessa un pianeta senza la Russia». Ora i russi sembrano essersi convinti di trovarsi, come già nel passato, minacciati da una Terza grande guerra. Che va impedita, se non addirittura interrotta (perché c’è anche chi ritiene che sia già iniziata), a ogni costo. Se comincia a farsi breccia la convinzione di aver esitato per quattro anni (se non, addirittura, dal 2014), la questione di chi avrà iniziato sarà solo pura speculazione accademica: i continui attacchi di droni nel territorio russo (o anche «ormai» russo) non sono sopportabili all’infinito, e un attacco nucleare mirato potrebbe essere preso in più seria considerazione, come il consulente del Cremlino Karaganov sembra suggerire.
Insomma, mi pare alto il rischio che, oltre a Hiroshima e Nagasaki, possa aggiungersi un terzo nome associato alle funeste esplosioni nucleari. E, anche stavolta, sarebbe nel nome di un superiore interesse di pace. I diretti interessati avanzano minacce contro non meglio specificate località in Ue, forse quelle dove i russi credono si fabbricano i droni sparati contro la Russia. In ogni caso, Hiroshima e Nagasaki ci sono state, ed entrambe furono accuratamente scelte (anche se la seconda fu una scelta di ripiego). Avremmo tutti i motivi per credere che, anche per il caso in parola, la scelta sia stata già fatta. Per non saperla mai avremmo una sola cosa da fare: issare bandiera bianca e far la pace con la Russia prima ancora che cominci la vera guerra.






