Il Cremlino denuncia un raid ucraino. «24 morti in un albergo di Kherson»

Il discorso di fine anno del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e i massicci bombardamenti nella notte di Capodanno sembrano confermare che la svolta sulle trattative non sia dietro l’angolo. Parlando per venti minuti alla nazione, il leader di Kiev è tornato a ribadire che il piano di pace per l’Ucraina è «pronto al 90%», ma ha anche ammesso che la sorte della fine della guerra è legata proprio a quel 10% rimasto irrisolto. «Quel 10% contiene di fatto tutto: determinerà il destino della pace, il destino dell’Ucraina e dell’Europa, il modo in cui vivranno le persone» ha dichiarato.
Ha poi precisato che Kiev vuole la fine del conflitto, ma «non a qualunque costo». Su X, Zelensky ha poi rivelato che domani si terrà in Ucraina «una riunione dei consiglieri per la sicurezza nazionale» a cui prenderanno parte «i rappresentanti europei e della Nato» e probabilmente anche «il team americano». Sul fronte opposto, il presidente russo, Vladimir Putin, nel suo messaggio di fine anno, rivolgendosi ai soldati, ha affermato: «La Russia crede in voi e in una nostra vittoria».
Nel frattempo, il 2026 si è aperto con nuovi raid. Mosca ha sganciato 200 droni contro il territorio ucraino, prendendo di mira le infrastrutture energetiche. Intervenendo in merito, Zelensky ha commentato che «la Russia porta deliberatamente la guerra nel nuovo anno». A essere colpite sono state soprattutto le regioni di Odessa e della Volinia: gli attacchi russi hanno causato incendi e blackout, con più di 100.000 utenze che sono rimaste senza elettricità.
Dall’altra parte, il Cremlino ha dichiarato che nella notte sono stati intercettati e abbattuti 168 droni ucraini. Ma a scatenare l’ira di Mosca è stato soprattutto l’attacco condotto da Kiev nella regione di Kherson: mentre si festeggiava la serata più lunga dell’anno, tre droni ucraini avrebbero colpito un hotel e un bar nell’insediamento di Khorly, uccidendo 24 persone e ferendone altre 29. Il governatore russo, Vladimir Saldo, ha riferito: «Molti sono bruciati vivi. Un bambino è morto». A puntare il dito contro l’Europa è stato il ministero degli Esteri russo, che ha affermato in una nota: «L’atrocità sanguinosa commessa dalla cricca di Kiev, ricade interamente sulla coscienza dei leader occidentali che continuano a rifornire il regime in bancarotta con denaro e armi». E il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha già avvertito che Kiev dovrà prepararsi ad affrontare «rappresaglie inevitabili».
Ciò si aggiunge a un’altra reazione violenta promessa dalla Russia contro Kiev dopo il presunto attacco ucraino, fallito, contro la residenza di Putin a Valdai. L’episodio risalente a lunedì scorso continua a tenere banco anche perché il Wall Street Journal ha reso noto che, secondo le indagini della Cia, i droni ucraini non avevano preso di mira la dacia dello zar, bensì un obiettivo militare situato nella stessa regione. A mettere in dubbio la versione russa è stato lo stesso presidente americano, Donald Trump: su Truth, senza aggiungere commenti, ha condiviso un editoriale del New York Post in cui si afferma che il raid ucraino sarebbe frutto di «una narrazione inventata o abbellita» di Mosca per «ostacolare la pace». In ogni caso il Cremlino ha manifestato la volontà di fornire tutte le prove della colpevolezza ucraina all’amministrazione americana. Il ministero della Difesa russo ha fatto sapere che «la decriptazione dei dati di routing ha rivelato che l’obiettivo finale dell’attacco con drone ucraino del 29 dicembre 2025 era una struttura presso la residenza presidenziale russa nella regione di Novgorod». Pare che Mosca abbia decodificato un file da un drone ucraino che era stato distrutto. Nella nota, il ministero ha poi aggiunto: «Questi materiali saranno trasferiti alla parte americana attraverso i canali stabiliti».






