
Nel film cult americano Pulp Fiction, il personaggio interpretato da John Travolta, appena tornato da Amsterdam, osserva che in Europa ci sono gli stessi beni di consumo americani, ma sono «un po’ diversi». È così che vedo la vita di Kevin Roberts. È cresciuto in una famiglia povera in una zona del Paese largamente ignorata dalle élite americane, solo che il suo angolo di mondo era in Louisiana e il mio in Ohio e Kentucky. Come me, è cattolico, ma a differenza mia, lo è dalla nascita. I suoi nonni hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua vita, proprio come i miei. E ora lavora lontano da dove è cresciuto, a pochi passi dal mio ufficio, a Washington DC: è il presidente di uno dei think tank più influenti di Washington, mentre io sono senatore degli Stati Uniti [...].
La Heritage Foundation non è un avamposto qualsiasi a Capitol Hill; è stata ed è tuttora il motore più influente di idee per i repubblicani, da Ronald Reagan a Donald Trump. Eppure, sono proprio il potere e l’influenza della Heritage a rendere facile l’evitare i rischi. Roberts potrebbe guadagnare uno stipendio soddisfacente, scrivere libri di buon livello e dire ai donatori ciò che vogliono sentirsi dire. Crede però che continuare a fare le stesse cose potrebbe portare alla rovina della nostra nazione. Se avete letto molti libri conservatori o pensate di avere una buona conoscenza del movimento conservatore, sospetto che le pagine che seguono vi sorprenderanno, forse, addirittura, vi sconvolgeranno.
Roberts capisce l’economia e sostiene i principi fondamentali del libero mercato, ma non idolatra teorie vecchie di decenni. Egli sostiene in modo convincente che la moderna società finanziaria è quasi del tutto estranea ai fondatori della nostra nazione. [...] L’idea che i nostri fondatori volessero rendere i loro cittadini sudditi di questo tipo di potere ibrido è antistorica e assurda, eppure troppi «conservatori» moderni idolatrano il mercato al punto da ignorare questo fatto. Un’azienda privata che può censurare la libertà di parola, influenzare le elezioni e collaborare senza soluzione di continuità con i servizi segreti e altri burocrati federali non merita il sostegno della destra, bensì di essere sottoposta a controllo e vigilanza. Roberts non solo lo capisce a livello istintivo, ma è anche in grado di articolare una visione politica per impegnarsi efficacemente in tale controllo. Roberts vede un conservatorismo incentrato sulla famiglia. In questo, prende in prestito dalla vecchia destra americana che riconosceva, a mio avviso correttamente, l’importanza delle norme e degli atteggiamenti culturali. Dovremmo incoraggiare i nostri figli a sposarsi e ad avere figli. Dovremmo insegnare loro che il matrimonio non è solo un contratto, ma un’unione sacra e, per quanto possibile, per tutta la vita. Dovremmo scoraggiarli da comportamenti che minacciano la stabilità delle loro famiglie. Ma dovremmo anche fare qualcos’altro: creare le condizioni materiali affinché avere una famiglia non sia un privilegio. Ciò significa migliori posti di lavoro a tutti i livelli della scala del reddito. Ciò significa proteggere le industrie americane, anche se comporta un aumento dei prezzi al consumo nel breve termine. Significa ascoltare i nostri giovani che ci dicono che non possono permettersi di comprare una casa o di mettere su famiglia, invece di criticarli per la loro mancanza di virtù.
Roberts sta esprimendo una visione fondamentalmente cristiana della cultura e dell’economia: riconoscere che la virtù e il progresso materiale vanno di pari passo. La mia infanzia non è stata, secondo qualsiasi metro di giudizio oggettivo, facile. Né quella di Kevin Roberts. Entrambi abbiamo subito l’impatto negativo dell’instabilità familiare ed entrambi siamo stati salvati dalla resilienza della fitta rete di parenti – nonni, zie, zii – che spesso costituisce il primo e più efficace elemento della nostra rete di sicurezza sociale. Entrambi abbiamo visto come la chiusura di una fabbrica in una città potesse distruggere la stabilità economica che costituiva il fondamento di quelle famiglie. Ed entrambi abbiamo imparato ad amare il Paese che ha dato a noi e alle nostre famiglie una seconda possibilità, nonostante alcune difficoltà lungo il percorso.
In queste pagine, Kevin cerca di capire come preservare il più possibile ciò che ha funzionato nella sua vita, correggendo ciò che non ha funzionato. Per farlo, abbiamo bisogno di qualcosa di più di una politica che si limiti a rimuovere le cattive pratiche del passato. Dobbiamo ricostruire. Abbiamo bisogno di un conservatorismo offensivo, non solo di uno che cerchi di impedire alla sinistra di fare cose che non ci piacciono. Ecco un’analogia che uso a volte per spiegare cosa ha fatto di giusto e di sbagliato la precedente generazione di conservatori. Immaginate un giardino ben curato in un angolo soleggiato. Ovviamente ha qualche imperfezione e molte erbacce. Proprio ciò che lo rende attraente per ciò che cerchiamo di coltivare, lo rende attraente anche per ciò che non vogliamo. Nel tentativo di eliminare ciò che è negativo, un giardiniere ben intenzionato tratta il giardino con un prodotto chimico. Questo uccide molte erbacce, ma uccide anche molte cose buone. Imperterrito, il giardiniere continua ad aggiungere il prodotto. Alla fine, il terreno diventa inospitale. In questa analogia, il liberalismo moderno è il giardiniere, il giardino è il nostro Paese e le voci che scoraggiano il giardiniere sono i conservatori. Avevamo ragione, naturalmente: nel tentativo di correggere i problemi, alcuni reali, altri immaginari, abbiamo commesso molti errori come Paese negli anni Sessanta e Settanta. Ma per riportare il giardino alla salute, non basta correggere gli errori del passato. Il giardino non ha solo bisogno di smettere di ricevere una miscela terribile, anche se questo è necessario. Ha bisogno di essere ricoltivato. Il vecchio movimento conservatore sosteneva che se si fosse semplicemente eliminato il governo, le forze naturali avrebbero risolto i problemi: non siamo più in questa situazione e dobbiamo adottare un approccio diverso. Come scrive Kevin Roberts: «Va bene adottare un approccio laissez-faire quando si è al sicuro sotto il sole. Ma quando cala il crepuscolo e si sentono i lupi, bisogna serrare i ranghi e caricare i moschetti». Ora ci stiamo rendendo conto che è tempo di serrare i ranghi e caricare i moschetti. Nelle battaglie che ci attendono, queste idee sono un’arma essenziale.






