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L’Iran punta i piedi e Vance resta negli Usa
JD Vance (Ansa)
Repubblica islamica irremovibile: trattative solo se gli States rimuovono il blocco nei porti. Il vice di Trump sospende la visita in Pakistan per il secondo round di negoziati. Oggi la scadenza del cessate il fuoco. Il tycoon: «Non intendo prolungarlo».

È un’incertezza notevole quella che continua ad aleggiare sul processo diplomatico volto a porre fine alla guerra in Iran. Ieri pomeriggio, Al Jazeera riportava che JD Vance sarebbe partito in serata per Islamabad, dove dovrebbe tenere un secondo round di colloqui con la delegazione iraniana.

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Netanyahu (per ora) si accoda a Trump: «La pace tutelerà i nostri interessi»
Benjamin Netanyahu (Ansa)
Tel Aviv sconta i buchi nelle difese. Netanyahu sente anche Vance sui negoziati e avverte: «Intanto andiamo avanti a bombardare». Il suo scopo è trasformare il Paese in hub energetico. L’Egitto già gli fa concorrenza.

Non si sa ancora se la pace sia a portata di mano o se sia un bluff di Donald Trump «per manipolare i mercati», come sostiene il suo presunto interlocutore, Esmaeil Baqaei, presidente del Parlamento iraniano. La testata israeliana Ynet news, ieri, affermava che Washington si darebbe 21 giorni per ulteriori incursioni militari e per negoziare con il nemico: la guerra dovrebbe finire il 9 aprile.

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La destra non può più stare con l’alta finanza
Kevin Roberts (Ansa)
Nella sua prefazione a un saggio di Kevin Roberts, Vance traccia la rotta del nuovo conservatorismo: «I nostri padri credevano che senza il governo tutti i nostri problemi sarebbero stati risolti. Chi, come noi, viene da certe zone dimenticate sa che non è così».

Nel film cult americano Pulp Fiction, il personaggio interpretato da John Travolta, appena tornato da Amsterdam, osserva che in Europa ci sono gli stessi beni di consumo americani, ma sono «un po’ diversi». È così che vedo la vita di Kevin Roberts. È cresciuto in una famiglia povera in una zona del Paese largamente ignorata dalle élite americane, solo che il suo angolo di mondo era in Louisiana e il mio in Ohio e Kentucky. Come me, è cattolico, ma a differenza mia, lo è dalla nascita. I suoi nonni hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua vita, proprio come i miei. E ora lavora lontano da dove è cresciuto, a pochi passi dal mio ufficio, a Washington DC: è il presidente di uno dei think tank più influenti di Washington, mentre io sono senatore degli Stati Uniti [...].

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Maratona Meloni: da Rogoredo ai bilaterali
Il saluto di Giorgia Meloni alle forze dell'ordine a Milano Rogoredo (Ansa)
Nel capoluogo che luccica per i Giochi, il premier ha dato priorità ai militari impegnati nella lotta allo spaccio nel «boschetto». Poi l’incontro con Vance: «Valori comuni tra Italia e Usa». Strade sicure: Crosetto punta ad assumere 12.000 carabinieri ausiliari.

È in una Milano blindata e sospesa, divisa tra la dimensione internazionale delle Olimpiadi invernali e la quotidianità caratterizzata da zone rosse e transenne, che si svolge la giornata del presidente del Consiglio Giorgia Meloni: una sequenza di tappe che si presenta come cronaca, ma che letta in controluce assume un significato politico più ampio. L’inizio non è olimpico ma molto più urbano, legato alla città reale e alle sue emergenze irrisolte.

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L’incontro è avvenuto grazie alla visita di Vance in Italia, in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.

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