I teppisti non fanno la lotta di classe
È vano provare ad attribuire scopi politici alle sommosse delle seconde generazioni. La loro è solo una trattativa basata sulla forza con nazioni che considerano deboli.
È vano provare ad attribuire scopi politici alle sommosse delle seconde generazioni. La loro è solo una trattativa basata sulla forza con nazioni che considerano deboli.
Dimenticati i cicli medievali, gli uomini dell’Ottocento scoprirono un nuovo modo di lavorare che portò con sé alienazione e nevrosi che Marx tollerò per il riscatto operaio. Ora che le macchine possono sostituire le persone per liberarle, la sinistra difende il sistema.
Esistono veri e propri movimenti per il benessere dell’IA: l’idea è che la dignità da tutelare non sia stabilita dalla mera esistenza, ma dalla rete di relazioni che si riesce a costruire.
La difesa dell’umano non vuol dire chiedere prove della fonte della creazione: un’opera vale a prescindere se piace a chi la osserva.
La crisi transalpina non ha nulla a che fare col Sessantotto, ma non è neanche il frutto di una «invasione» classica. È un modello basato sul caos che si consolida.
Basta indottrinati nella Ivy League: l'azienda formerà i dipendenti usando la tecnologia.
Nel Paese oceanico è in discussione una legge che autorizza l’uso di falsi per contrastare la «disinformazione». Un cambio di paradigma dai risvolti decisamente liberticidi.
La saldatura è basata su uno scambio: l’integrazione per i voti. Colonizzazione o nuovi partiti etnici: progressisti verso il ko.
Il paradosso del woke rinato in veste tecnofoba ne cela un altro: chi invoca freni, in realtà, vuole un potere da casta sacerdotale.
Gli allarmi sulla scomparsa della società e le comparazioni con l’epoca Covid possono avere due effetti: favorire i «nemici» cinesi che continuano a evolversi ed evitare che il parastato progressista perda potere.
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