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Altro drone «straniero» in Lettonia. È ucraino ma danno la colpa ai russi
Da sinistra, Friedrich Merz, Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron e dietro Keir Starmer (Ansa)
Stavolta, per abbattere il velivolo nel Paese il cui governo era caduto dopo un incidente simile, è servito un jet Nato. L’opposizione sbraita per Giorgia Meloni esclusa dai volenterosi. Berlino la zittisce: «Roma resta fondamentale».

Mentre a Londra il vertice fra i Paesi E3, Gran Bretagna, Francia, Germania, e l’Ucraina terminava con richieste di negoziato a condizioni che la Russia giudica irricevibili, sulla frontiera orientale della Nato scattava un nuovo allarme droni che ha portato a un abbattimento nei cieli della Lettonia.

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Meloni vola a Parigi dai volenterosi. Merz: missione Hormuz se c’è l’Onu
Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante un incontro dello scorso 23 gennaio a Roma (Ansa)
  • Oggi il vertice convocato da Macron con i Paesi interessati al piano di sminamento dello Stretto strategico. Berlino, però, chiede il mandato delle Nazioni Unite. L’America studia il programma assicurativo sulle navi.
  • L’annuncio di Trump: «Stop all’arricchimento dell’uranio in Iran». Poi torna sul Papa: «Deve capire che non possono avere l’atomica». Spunta l’ipotesi di nuove sanzioni secondarie.

Lo speciale contiene due articoli.

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Che differenza c’è tra il board per Gaza e i Volenterosi?
I volenterosi (Ansa)
La sinistra abbandona Gaza se c’è Trump. Con i Volenterosi contro Putin sì, con Trump per la pace nella Striscia no: Pd & C. usano la Costituzione à la carte. Ma è l’unica strada per ridare dignità ai palestinesi.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oggi, su mandato del governo e del Parlamento, sarà a Washington per partecipare «in qualità di osservatore» alla riunione inaugurale del Board of peace, l’organismo internazionale voluto da Donald Trump per sovrintendere alla pacificazione e alla ricostruzione di Gaza. Oltre non era possibile andare, perché la nostra Costituzione impedisce all’Italia di partecipare ad organismi sovranazionali se non in condizione di assoluta parità con tutti gli altri Stati membri, cosa che lo statuto di Board of peace non prevede.

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Parigi: 6.000 soldati a Kiev dopo la tregua
Emmanuel Macron (Ansa)
Macron illustra in parlamento alle forze politiche francesi il piano da attuare in Ucraina una volta concluso l’accordo di pace. Londra ha già stanziato 200 milioni di sterline in vista dell’invio di un contingente di 7.500 militari. Mosca: vogliono la guerra.

L’ipotesi di una tregua in Ucraina sta producendo una frenetica attività diplomatica e militare, soprattutto nella coalizione dei cosiddetti «volenterosi». Messe ai margini da Washington e Mosca, sia Londra che Parigi - ma anche Bruxelles - stanno tentando in tutti i modi di recuperare credibilità e peso specifico. Con un ottimismo a tratti ingenuo, Francia e Regno Unito si sono già proiettati su un possibile «dopoguerra» che, nei fatti, è ancora tutto da costruire.

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Erdogan coi volenterosi: vuole il Mar Nero
Recep Tayyip Erdogan (Ansa)
Friedrich Merz: «Per la missione serve il consenso di Mosca». Che minaccia: «Le truppe saranno un obiettivo».

Che le truppe occidentali in Ucraina fossero aria fritta, lo si era intuito. La novità è che, a trarre vantaggio dalla messinscena dei volenterosi - con Emmanuel Macron che pontifica di autonomia strategica europea, mentre Keir Starmer, previo consenso del Parlamento, non ci metterebbe più di 7.500 soldati britannici per 60.000 chilometri quadrati di territorio da sorvegliare - potrebbe essere una potenza in tutti i sensi levantina, abituata a tenere i piedi in due scarpe e a condurre la sua partita con disinvolto cinismo: la Turchia di Recep Tayyip Erdogan.

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