Mossad. Basta questa parola per indicare una tra le migliori agenzie di sicurezza al mondo. Forse la migliore. Nel 1960 sono gli uomini dell’«istituto» a individuare e catturare Adolf Eichmann. Sono sempre loro a raccogliere le informazioni per la realizzazione dell’operazione Entebbe del 1976 in cui, tra l’altro, morì Yonatan (Yoni) Netanyahu, fratello dell’attuale premier israeliano.
E sono ancora una volta gli uomini del Mossad a muoversi per le vie di Teheran mentre i caccia con la stella di David e gli F35 americani martellano la capitale iraniana. Fantasmi. Uomini e donne che vivono nell’ombra. E poi? Che fare quando la carriera è ormai giunta alla fine e il tuo Stato ti dice che non servi più?
Il Mossad e l’ex agente alla ricerca dei fondi spariti
Semplice: si offrono le proprie competenze a chi può permettersele. Ai colossi della tecnologia, per esempio. Oppure a organizzazioni o Paesi. Non è quindi un caso che, come riporta Intelligence online, gli Stati Uniti e l’Unione europea avrebbero ingaggiato un ex ufficiale del Mossad per cercare di comprendere dove siano finiti i fondi stanziati per gli aiuti militari all’Ucraina.
Gran parte di essi, infatti, è stata impiegata in armamenti e in sistemi di difesa. Ma in questo fiume di soldi ci sono anche piccoli torrenti che sono finiti nelle tasche di oligarchi e piccoli ras locali. Come dimostra anche il recente sandalo corruzione, che tocca anche i più alti vertici di governo.
Corruzione in Ucraina, nel mirino anche i vertici di Kiev
Secondo quanto riporta l’Ukrainska Pravda, tra le persone menzionate nelle recenti inchieste sulla corruzione ci sarebbero Iryna Mudra, ex vice capo dell’Ufficio del presidente, Viktor Dubovyk, direttore generale della Direzione per le politiche legali presso l’Ufficio del presidente; Olena Ferens, viceministro della Giustizia; l’ex parlamentare Maksym Mykytas; Vadym Stolar, parlamentare in carica; Vasyl Astion, imprenditore ed ex membro del Consiglio regionale di Dnipropetrovsk.
È in questo gioco di specchi, ombre e corruzione che dovrà muoversi l’ex uomo del Mossad. Di cui si sa poco o nulla, come è giusto che sia. E che dovrà riuscire a raccogliere informazioni su dove siano finiti i soldi che americani ed europei (e quindi anche gli italiani) hanno affidato a Kiev e che sono spariti nel nulla.
Perché oltre alla guerra che si combatte sul campo ce n’è anche un’altra.
Del resto, come scrive Thomas Saintclaire in Servizi di informazione e sicurezza, l’informazione rappresenta «una merce pregiata, un vero e proprio strumento di produzione, ma soprattutto un oggetto di contesa politica ed economica, capace di incidere ed influenzare in maniera concreta sullo sviluppo e sugli assetti socio-economici e politici di ogni Paese». In particolare quelli in guerra, come l’Ucraina. E di coloro che la sostengono, come Stati Uniti ed Unione europea.
Diserzioni e fughe: il fronte ucraino sempre più in difficoltà
Soprattutto in un momento in cui Kiev è in difficoltà e nessuno vuole più combattere per lei. Nemmeno i suoi stessi uomini uomini che, come riporta lo Zeit, dopo esser stati addestrati in Germania dalle truppe tedesche, fuggono lasciando perdere le proprie tracce.
Almeno 80 casi si sono registrati solamente nel Land della Sassonia-Anhalt. Disertori disposti a vivere ai bordi della società pur di non tornare in patria e diventare carne da cannone da mandare al fronte.
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