Kiev insiste coi raid sulle raffinerie
raid raffineria (Ansa)

Si rinnovano gli appelli del presidente americano Donald Trump a quello ucraino Volodymir Zelensky affinché limiti o cessi i raid di droni sulle infrastrutture petrolifere russe per evitare scompensi nel mercato del gasolio.

Le pressioni di Trump e la risposta di Kiev sui raid

Ieri Trump ha invitato almeno a «rallentare» gli attacchi: «Il grosso problema è che le raffinerie in Russia stanno esplodendo. Non è tanto un problema del Medio Oriente quanto un problema della Russia, perché l’Ucraina e la Russia sono in guerra tra loro e l’Ucraina sta facendo saltare in aria le raffinerie di diesel in Russia, perché queste lavorano grandi quantità di petrolio. Ho detto a Zelensky: “Dovete rallentare con le raffinerie”. Lui mi ha detto che probabilmente lo faranno».

All’uomo della Casa Bianca interessa minimizzare l’apporto della crisi iraniana, da cui non riesce a districarsi, nello sconvolgere il mercato petrolifero. Un funzionario di Kiev ha fatto sapere che gli assalti alle raffinerie proseguiranno finché la Russia non cesserà i suoi raid alle strutture energetiche ucraine. Come riportato da Kyiv Independent, l’Ucraina sospenderebbe i raid su raffinerie e impianti energetici russi «solo se Mosca a sua volta accettasse una tregua energetica». Ancora ieri droni ucraini hanno colpito il deposito petrolifero dell’azienda Edelweiss-95 nel villaggio di Novotitarivska, presso Krasnodar. Il deposito, che stocca 4.500 metri cubi di idrocarburi e che dispone di una sua linea ferroviaria, s’è incendiato e gli abitanti della zona hanno segnalato esplosioni.

Malcontento interno e polemiche sulla corruzione

Zelensky deve però guardarsi dal malcontento interno. Secondo un sondaggio dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev (Kiis) ben il 72% degli intervistati pensa che il presidente ucraino sia responsabile del dilagare della corruzione negli apparati statali. Solo il 25% pensa che Zelensky non ne sia responsabile e un 3% non s’esprime. L’istituto Kiis precisa che la «responsabilità» a cui si riferiscono gli intervistati è da intendersi come «responsabilità politica». Fatto sta che il presidente di Kiev non è stato in grado di risolvere a suo tempo il conflitto interno al ministero della Difesa, preferendo licenziare Michailo Fedorov, che invece lottava contro sprechi e corruzione, oltre a ignorare di fatto l’inchiesta che l’ufficio anticorruzione Nabu conduceva sull’uomo d’affari ucraino di origine ebraica Timur Mindich, che avrebbe tentato di prendere il controllo dell’industria di droni Fire Point di Kiev.

Risorse economiche e aumento dell’Iva

Per saziarsi di fondi, sembra che Kiev possa «spremere» un po’ di più la sua stessa economia. Ieri il primo ministro Serhii Koretskyi ha confermato che nel 2027 verrà aumentata l’Iva, invitando gli ucraini a «portare pazienza», ulteriore indice di malcontento. Ha aggiunto che «il governo ha trovato risorse interne per 7 miliardi di dollari per coprire le esigenze delle forze armate grazie a ottimizzazioni interne, ridistribuzioni e/o risparmi».

Gli attacchi russi su Kiev e la tensione ai confini

Droni russi hanno centrato il palazzo dell’Accademia delle Scienze di Kiev, uccidendo una donna e ferendo tre persone, nonché causando un incendio che ha costretto ad evacuare i sopravvissuti dalle finestre. I russi hanno colpito a Kiev due data center, uno di UkrTelecom e uno di DreamLine, che supportano le comunicazioni dell’esercito ucraino. Fra i bersagli anche la base aerea di Vasilkiv, un magazzino di Odessa e un cargo nel porto di Chornomorsk, per interdire i rifornimenti di armi. L’impatto di un drone russo su un villaggio a 2 km dal confine con la Polonia ha causato un’allerta nella regione polacca di Lublino.

La diplomazia vaticana e gli allarmi dell’Unione Europea

Mentre il cardinal Matteo Zuppi iniziava una missione diplomatica in Russia per conto di papa Leone XIV, la rappresentante Esteri Ue Kaja Kallas lanciava un allarme di intelligence su «possibili sabotaggi russi in Europa» e affermava che l’Ucraina potrebbe ricevere ulteriore denaro, fino a 20 miliardi di euro, sfruttando avanzi del fondo Safe per la difesa.

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