L’Etiopia rischia di scivolare ancora una volta nell’incubo della guerra civile. Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) ha scatenato una vasta offensiva ripartendo dalla propria regione natale, dove ha preso il controllo dell’aeroporto della capitale regionale.
Questi miliziani che difendono gli interessi del popolo tigrino, dopo aver conquistato lo scalo di Mekelle e gli altri aeroporti regionali, hanno occupato una serie di villaggi e città, avanzando nei vicini stati di Afar e Amhara dove si sono scontrati duramente con le truppe federali di Addis Abeba.
Il Tigray torna all’offensiva
La capitale federale è in fibrillazione, quasi come quando le forze tigrine erano arrivate a meno di 100 chilometri di distanza all’inizio del 2022 e per paura di attacchi ed attentati il governo ha vietato la circolazione di moto e motorini. Il governo guidato dal Premier Abiy Ahmed ha accusato il TPLF di aver rotto l’accordo di pace raggiunto a Pretoria nel novembre del 2022, che aveva messo fine a due anni di combattimenti. Erano mesi che la situazione appariva estremamente precaria ed i governativi avevano lanciato alcuni droni contro movimenti sospetti da parte delle milizie ribelli.
La scena appare però particolarmente complessa perché pochi giorni fa è nato un soggetto politico composto da tutte le principali milizie tribali dell’Etiopia, che potrebbero trovare anche un’alleanza militare. La cosiddetta Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza riunisce infatti gruppi etnicamente eterogenei presenti in tutto il paese, dal Tigray a nord sino alla regione somala a sud. Tra questi figurano milizie Oromo, Afar e delle regioni di Benishangul-Gumuz e Ogaden.
Le nuove alleanze tra le milizie
Nel conflitto andato avanti dal 2020 al 2022, il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray aveva combattuto sostanzialmente da solo le truppe federali, che erano invece state appoggiate dalle milizie Fano, rappresentanti del popolo Amhara e da una parte di guerriglieri di etnia Oromo, la stessa del Primo ministro. Oggi le cose sono profondamente cambiate per i federali, perché l’avanzata delle forze del Tigray negli stati confinanti non ha trovato la resistenza delle milizie locali.
In molti si chiedono se il nascente ombrello politico che raduna sette sigle voglia diventare una forza militare unendo miliziani da tutto il paese. L’esercito nazionale di Addis Abeba conta circa mezzo milione di uomini, mentre le forze del Tigray sono meno della metà, ma potrebbero essere rafforzate da 100.000 uomini provenienti dai gruppi dissidenti Oromo ed Amhara.
In due anni di combattimenti almeno 200.000 persone sono rimaste uccise, anche se alcune fonti parlano di più di 500.000. Nella regione Amhara proprio le milizie Fano hanno conquistato Weldiya, snodo sulla strada per Addis Abeba ed hanno mostrato le immagini di 10 camion di munizioni prese all’esercito federale, una sede della televisione pubblica del Tigray è stata colpita da un drone.
Eritrea, Sudan ed Egitto nello scacchiere
Molti equilibri sul campo sono cambiati e l’Eritrea, principale alleato dell’Etiopia, oggi appoggia le rivendicazioni dei tigrini fornendo armi e sostegno logistico ai ribelli. Il TPLF può contare anche su altri amici importanti come il Sudan e l’Egitto. Il Cairo è al minimo storico di rapporti con Addis Abeba a causa della costruzione della diga che ha tolto parte delle acque del Nilo alle due nazioni.
L’esercito egiziano, uno dei più importanti dell’intero continente africano, avrebbe fornito mappe e movimenti delle truppe etiopi alle forze tigrine, mentre il Sudan appoggia ancora più palesemente le loro rivendicazioni. Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray è parte attiva nella guerra civile sudanese con la cosiddetta Brigata 70 che combatte al fianco dei governativi del generale al Burhan, che adesso è pronto a restituire il favore.
Il portavoce del TPLF ha dichiarato guerra aperta al governo di Abiy Ahmed, chiamando raccolta tutti i popoli del complesso mosaico del paese del Corno d’Africa. Il ministero della difesa di Addis Abeba ha diramato un comunicato in cui afferma di aver respinto gli attacchi ribelli nella regione Amhara, infliggendo pesanti perdite al nemico, che avrebbe lasciato sul campo almeno 300 uomini.
L’Etiopia è corsa ai ripari anche nell’appoggio internazionale rivolgendosi agli Emirati Arabi Uniti che negli ultimi mesi hanno rifornito di droni ed armamenti moderni le forze etiopi. Non è escluso che anche le Forze di Supporto Rapido del generale Hemeti, che combattono la guerra civile sudanese, possano supportare l’esercito di Ahmed se si trovasse in difficoltà.
Intanto i cittadini del Tigray stanno facendo scorte di viveri, mentre la connessione Internet è stata interrotta nelle aree nord e tutti si preparano ad una nuova lunga guerra.
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