È stato un clima particolarmente caloroso quello che ha caratterizzato ieri la visita di Xi Jinping alla Casa Bianca.
Le dichiarazioni di Trump e l’intesa tra Washington e Pechino
Durante le dichiarazioni pubbliche, Donald Trump ha innanzitutto rivendicato di aver stretto con il presidente cinese «una vera e propria grande amicizia», sostenendo che la loro relazione si basa sul «rispetto reciproco». L’inquilino della Casa Bianca ha anche affermato che i rapporti tra Washington e Pechino hanno compiuto «enormi progressi», invocando al contempo una «relazione commerciale più equilibrata», che includa «un nuovo accesso al mercato per gli agricoltori e gli allevatori americani».
Trump ha poi dichiarato che lui e Xi «lavoreranno insieme», aggiungendo che le due parti avrebbero discusso di vari dossier, tra cui «sicurezza, tecnologia e Super intelligenza» con lo scopo di «promuovere la pace e la prosperità per decenni e decenni a venire».
La posizione di Xi Jinping e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale
«La Cina e gli Stati Uniti sono diversi ma attraverso un dialogo franco, approfondito e continuo, i nostri due Paesi possono comprendersi meglio e costruire fiducia reciproca», ha affermato, dal canto suo, il leader cinese.
«Dovremmo cooperare con sincerità», ha continuato, sostenendo che gli interessi di Washington e Pechino sarebbero «profondamente interconnessi». Xi ha anche auspicato che «le aziende cinesi vengano trattate equamente qui negli Stati Uniti».
«Sia la Cina che gli Stati Uniti sono nazioni leader nell’Intelligenza artificiale. Abbiamo sia la capacità che la responsabilità di sviluppare e gestire l’IA per il bene e garantire che lo sviluppo dell’IA sia sempre sotto il controllo umano e serva il benessere delle persone», ha proseguito, per poi auspicare che Stati Uniti e Cina «coesistano pacificamente».
«I nostri due eserciti dovrebbero mantenere un dialogo regolare», ha specificato. Oltre a invocare una competizione «sana» con gli Usa, il presidente cinese si è altresì detto pronto a intensificare la cooperazione con Washington contro i flussi di droga.
«Realizzare la grande rinascita della nazione cinese e rendere l’America di nuovo grande possono andare di pari passo», ha anche detto, riecheggiando lo slogan trumpista «Make America Great Again».
I colloqui riservati: dossier Iran, Taiwan e tregua sui dazi
Dopo le dichiarazioni pubbliche, i due leader hanno tenuto un colloquio a porte chiuse nello studio ovale. «Abbiamo avuto un grande incontro», ha commentato Trump. Nel momento in cui la Verità andava in stampa, non erano ancora stati diffusi comunicati relativi al faccia a faccia.
Tuttavia, secondo indiscrezioni riportate da Xinhua, il leader cinese avrebbe auspicato un rilancio del memorandum d’intesa firmato a giugno da Usa e Iran e avrebbe anche chiesto a Trump di opporsi all’indipendenza di Taiwan. Tutto questo, mentre, poco prima dell’arrivo di Xi alla Casa Bianca, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, aveva reso noto che Stati Uniti e Cina si erano accordati per prolungare di due mesi la tregua commerciale stipulata in Corea del Sud l’anno scorso.
Tensioni internazionali: energia, crisi mediorientale e sicurezza
Non è del resto un mistero che il commercio fosse uno dei principali dossier sul tavolo durante il vertice di ieri. A essere discussi, oltre all’IA, sono stati anche temi come la crisi mediorientale. D’altronde, sempre ieri, gli Huthi hanno dichiarato di aver attaccato siti militari sauditi nei pressi di Jazan: una notizia che ha portato a un incremento del prezzo del petrolio.
Nei giorni scorsi, Reuters aveva riportato che Xi fosse intenzionato a offrire aiuto a Trump in Iran a patto che il presidente statunitense bloccasse la vendita di armamenti a Taiwan. Più in generale, l’alto costo dell’energia, innescato dalla crisi mediorientale, sta causando problemi tanto agli Stati Uniti quanto alla Cina. Washington è infine preoccupata, temendo che Pechino stia conducendo dei test nucleari segreti.
Le difficoltà economiche e politiche interne dei due leader
In questo quadro complesso, Xi e Trump si sono avviati all’appuntamento di ieri ciascuno con i propri problemi. Il presidente americano sta facendo fatica a gestire la crisi iraniana, mentre l’alto prezzo del carburante, negli Stati Uniti, rischia di danneggiare seriamente il Partito repubblicano in vista delle Midterm di novembre.
Al contempo, è vero che la Cina ha visto aumentare il proprio export commerciale ad agosto. Tuttavia, dall’altra parte la Repubblica popolare continua a essere perseguitata da due rilevanti nodi: non riesce a stimolare la domanda interna e la crisi del settore immobiliare resta pericolosa. Inoltre, Pechino registra dati preoccupanti sul fronte della disoccupazione giovanile.
Scenari geopolitici globali: dalle Americhe all’Artico
Ma i problemi per i due leader non si fermano qui. Se Trump non riesce a liberarsi dal pantano mediorientale, Xi ha visto una decisa riduzione dell’influenza cinese sull’Emisfero occidentale. L’anno scorso, la Casa Bianca ha convinto Panama ad abbandonare la Belt and Road Initiative.
Inoltre, la cattura di Nicolás Maduro ha spinto il Venezuela dall’orbita cinese a quella statunitense. Senza infine trascurare che il recente accordo sulla Groenlandia, firmato da Washington, Copenaghen e Nuuk, è evidentemente finalizzato ad arginare le manovre della Repubblica popolare nella regione artica.
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