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«Stati Uniti e Israele sull’Iran perseguono obiettivi diversi»
Ettore Sequi (Imagoeconomica)
L’ambasciatore Ettore Sequi: «Netanyahu vuol far cadere il regime. I Paesi arabi temono sia una Teheran più aggressiva, sia l’ implosione».
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«Non durerà senza il consenso americano»
Donald Trump (Ansa)
Trump ricorda agli ayatollah che gli Stati Uniti «stanno vincendo» e che il loro futuro capo deve avere l’ok della Casa Bianca: «Altrimenti tra cinque anni rifaremo lo stesso...». Oggi Macron a Cipro. Starmer apre al tycoon sull’uso delle basi britanniche.

A dettare l’agenda della guerra è Donald Trump con i leader europei che paiono comparse sbiadite e che cercano in qualche modo di apparire (Emmanuel Macron è maestro in questo) mentre Israele, a cui è demandato il lavoro sporco, s’incarica d’inverare le posizioni del presidente americano che vuole chiudere in fretta la pratica Iran.

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La portata della crisi la decide Trump
Donald Trump (Ansa)
L’impatto della guerra in Iran dipende dagli obiettivi degli Usa. Il cambio di regime è uno scenario poco probabile, con conseguenti effetti economici globali non estremi.

Il punto di rilievo geoeconomico è la durata del blocco di Hormuz. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si è scusato per gli attacchi - pur minimi, ma con effetti simbolici/economici prospettici gravi - con le nazioni del Golfo dichiarando che se queste (che sono passate dalla difesa passiva a una attiva) non attaccheranno l’Iran anche Teheran non lo farà. Soprattutto - questa la novità - ha dichiarato che il blocco dello stretto di Hormuz vale solo per navi statunitensi e israeliane, non per altre. È un primo segnale limitativo del conflitto precursore di disponibilità negoziale?

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  • Il mito di Schlein & C. si vanta del no a Trump. Ma secondo la stampa, 24 caccia sono decollati verso l’Iran da Morón e Rota. Il cui sindaco socialista conferma i movimenti.
  • Le armi nucleari di Aviano sono affare Nato. L’Iran: «Atto ostile se date hub agli States».

Lo speciale contiene due articoli.

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Gli Usa: «L’Iran si arrenda, il regime resti»
Donald Trump (Ansa)
Trump esporta il Maga: «Teheran scelga leader più accettabili, poi lavoreremo con gli alleati per rifare il Paese grande e ricco». Rubio agli omologhi arabi: «Il conflitto durerà diverse settimane, puntiamo solo al cambio della dirigenza». È un monito a Bibi?

Donald Trump è tornato a parlare di come vede il futuro politico-istituzionale dell’Iran. «Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non ci sarà la resa incondizionata!» ha affermato ieri su Truth, per poi aggiungere: «Dopo di che, e dopo la selezione di un leader grande e accettabile, noi e molti dei nostri meravigliosi e coraggiosi alleati e partner lavoreremo instancabilmente per salvare l’Iran dall’orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai».

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