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Donald non molla: «Voglio l’uranio». Ma ora Teheran scarica i pakistani
Donald Trump dopo l'attentato (Ansa)
Araghchi parla con Arabia Saudita, Qatar e Francia. Poi, dopo una tappa in Oman, torna a Islamabad. L’Iran però rinfaccia ai mediatori di fare troppo gli interessi degli Usa. Il tycoon ai nemici: «Se vogliono, ci chiamino».

La crisi nello Stretto di Hormuz resta il baricentro dello scontro tra pressione militare e diplomazia, mentre i tentativi di mediazione si moltiplicano senza produrre, almeno per ora, una svolta concreta. Nelle ultime ore si sono susseguiti contatti politici, missioni diplomatiche e operazioni navali che delineano un quadro sempre più complesso e instabile, segnato da un evidente iper attivismo diplomatico da parte di Teheran.

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E Trump fa le pratiche di divorzio: «Scioccato, la Meloni non mi aiuta»
Donald Trump (Ansa)
Sfogo del tycoon dopo le critiche su Leone: «È molto diversa da quello che pensavo, dice che non vuole essere coinvolta nella guerra». E insiste sul Papa: «Non dovrebbe parlare, non ha idea di quello che succede in Iran».

Donald Trump è andato all’attacco di Giorgia Meloni. «A voi italiani piace il fatto che il vostro presidente del Consiglio non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo», ha affermato al Corriere della Sera.

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Scintille Usa-Vaticano. Trump insulta il Papa: «È debole e pessimo». E poi «diventa» Gesù
Papa Leone e Donald Trump (Ansa)
Il tycoon a briglia sciolta: con l’Ia si ritrae nei panni di Cristo, dopo cancella: «Sembrava un dottore». Leone: «Non ho paura».
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Trump esaspera i toni con Teheran. Intanto Vance negozia sottotraccia
Donald Trump (Getty Images)
Il tycoon minaccia di riportare il nemico all’età della pietra: «Duri attacchi per le prossime due-tre settimane». Ma poco dopo: «Facciano un accordo prima che sia tardi». E il suo vice parla con uno dei capi del regime.

Nonostante le difficoltà, il processo diplomatico tra Washington e Teheran non si sarebbe del tutto incagliato. Ieri sera, Channel 12 riferiva che si sarebbero tenuti dei colloqui indiretti, mediati dal Pakistan, tra il vicepresidente americano, JD Vance, e il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. L’ultimo scambio di messaggi sarebbe avvenuto martedì: nell’occasione, il numero due della Casa Bianca avrebbe proposto una tregua in cambio dell’apertura di Hormuz.

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«Se gli Stati Uniti si sfilassero dalla Nato, ci sono due fattori principali che verrebbero a mancare. Il primo e più importante è la capacità di comando e controllo, perché la guerra bisogna saperla fare e l’Europa non la sa fare. Il secondo è l’intelligence, perché non averne una efficace significherebbe avere uno strumento cieco». Così il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica.

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