Gli Stati Uniti hanno concesso all’Iran solo pochi giorni per tornare al tavolo delle trattative sul nucleare ed evitare una nuova escalation militare in Medio Oriente. A confermarlo è stato Donald Trump, spiegando che Teheran avrebbe tempo fino al fine settimana o all’inizio della prossima per trovare un accordo con Washington. Il presidente americano ha ribadito che gli Stati Uniti non accetteranno mai un Iran dotato di arma atomica.
Trump ha dichiarato di sperare ancora in una soluzione diplomatica e il vicepresidente JD Vance ha sottolineato: «Riteniamo di aver fatto molti progressi con l'Iran». Ma Trump ha anche avvertito che Washington potrebbe essere costretta a lanciare nuovi attacchi contro la Repubblica islamica. Solo nelle ultime ore la Casa Bianca aveva annunciato la sospensione di un raid contro obiettivi iraniani dopo le pressioni esercitate da Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Nel frattempo gli Stati Uniti stanno aumentando anche la pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent, intervenendo durante i lavori del G7 Finanze a Parigi, ha chiesto agli alleati occidentali e ai partner regionali di intensificare le azioni contro le reti finanziarie iraniane. Washington chiede agli europei di colpire intermediari economici, società di copertura, filiali bancarie e reti considerate vicine ai pasdaran e ai gruppi armati sostenuti da Teheran. L’invito è stato rivolto anche ai Paesi del Medio Oriente e dell’Asia, chiamati a smantellare i cosiddetti «network bancari ombra» utilizzati dall’Iran per aggirare le sanzioni internazionali. Nel documento finale del G7 è stato inoltre sottolineato come il conflitto stia aumentando i rischi per l’economia globale, soprattutto attraverso le pressioni sulle forniture energetiche e alimentari.
Proprio sullo Stretto di Hormuz si concentra ora anche l’attenzione della Nato. Secondo Bloomberg, l’Alleanza atlantica starebbe discutendo la possibilità di assistere le navi commerciali nel transito attraverso il passaggio marittimo qualora la rotta non venisse riaperta entro l’inizio di luglio. L’ipotesi avrebbe il sostegno di diversi Paesi membri, ma non esisterebbe ancora l’unanimità necessaria per procedere formalmente.
Il comandante supremo alleato in Europa della Nato, Alexus Grynkewich, ha confermato che l’argomento è sul tavolo. Finora gli alleati avevano insistito sulla necessità di intervenire soltanto dopo la fine dei combattimenti e nell’ambito di una coalizione più ampia che coinvolgesse anche Paesi esterni alla Nato. Trump, nel frattempo, continua a sostenere che la campagna militare contro Teheran abbia pesantemente indebolito la Repubblica islamica. Secondo il presidente americano, l’Iran avrebbe ormai esaurito oltre l’80% delle proprie scorte missilistiche e la capacità produttiva sarebbe stata fortemente ridotta dagli attacchi statunitensi. Trump ha inoltre affermato che la marina iraniana sarebbe stata «annientata» e ha aggiunto di fidarsi delle rassicurazioni ricevute dal presidente cinese Xi Jinping, che avrebbe promesso di non inviare armi a Teheran. Le dichiarazioni del presidente americano contrastano però con alcune valutazioni emerse nelle ultime settimane negli ambienti dell’intelligence statunitense. Diverse ricostruzioni giornalistiche, tra cui quelle del New York Times, sostengono infatti che l’Iran sarebbe riuscito a recuperare l’accesso a numerosi siti missilistici e strutture sotterranee colpite durante gli attacchi americani e israeliani. Sulla questione è intervenuto anche l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom e massima autorità militare americana in Medio Oriente, ascoltato dalla commissione Forze Armate della Camera dei rappresentanti. Cooper ha definito inaccurate le notizie relative a una piena riattivazione delle capacità missilistiche iraniane, senza però fornire ulteriori dettagli. Intanto Teheran continua a prepararsi apertamente a una possibile ripresa della guerra. I Guardiani della Rivoluzione hanno organizzato corsi accelerati nella capitale iraniana per insegnare ai civili a utilizzare fucili d’assalto AK-47 in caso di una nuova offensiva americana o israeliana.
Ai corsi partecipano uomini senza esperienza militare, donne con il chador e simboli patriottici, ma anche adolescenti e bambini fotografati mentre impugnano kalashnikov. Le minacce di Teheran diventano intanto sempre più esplicite. Il portavoce militare Mohammad Akramiya ha dichiarato che, nel caso di nuovi attacchi statunitensi, l’Iran aprirà «nuovi fronti» contro i propri avversari. Nel frattempo il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha illustrato l’ultima proposta inviata a Washington: revoca delle sanzioni, sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero, fine del blocco marittimo e conclusione delle ostilità su tutti i fronti regionali, incluso il Libano. Nel nuovo piano negoziale iraniano si ipotizza un congelamento temporaneo del programma nucleare iraniano. Teheran sarebbe pronta a non sviluppare l’arma atomica a condizione che i circa 400 chili di uranio arricchito vengano trasferiti in Russia e non negli Stati Uniti. In ogni caso secondo indiscrezioni del New York Times, l’Iran starebbe valutando azioni capaci di colpire il commercio mondiale, incluso un possibile controllo dello stretto di Bab al-Mandeb, area strategica vicina agli Huthi yemeniti. Intanto Abu Dhabi sostiene che i droni contro la centrale nucleare di Barakah e i sei di ieri siano partiti dall’Iraq, dove operano milizie filo-iraniane. Teheran, però, accusa Israele di aver organizzato il raid per destabilizzare il Golfo. Ma nessuno ci crede.







