Pretendere sicurezza per i propri militari impegnati in missione non significa entrare in guerra. Al giornalismo è concesso di fare sintesi ma il Fatto Quotidiano, con l’apertura della sua edizione di ieri «L’Italia in guerra senza dirlo agli italiani e al Colle», ha scatenato un putiferio.
Un titolo «falso, offensivo, ingannevole e gravissimo per la dignità del mio ufficio, il mio giuramento da ministro, come per il capo dello Stato, le Forze armate, i cittadini. L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato “escluso” da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla».
L’indignazione di Crosetto
È dura la reazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, che il giorno precedente si è reso colpevole di chiedere aiuto all’Alto rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas per la gestione della missione Aspides che, guidata dall’Italia, è stata avviata per la messa in sicurezza del Mar Rosso.
Nello stesso giorno un Eurofighter italiano è stato colpito all’interno della base di Taif, in Arabia Saudita. Un incidente, come chiarito dalla Difesa italiana e dagli stessi Huthi. I ribelli yemeniti in una nota hanno spiegato: «Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese». Aggiungendo però: «Ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi».
Le precisazioni del ministro della Difesa
Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell’informazione del governo Houthi a Sanaa, ha anche rivendicato che la loro è una «resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita».
Insomma, un conflitto regionale, e l’Italia con i suoi contingenti si trova lì a sostegno proprio di Aspides con una missione che si chiama Task Force Air Arabia, composta soprattutto da personale dell’Aeronautica e schierata nella base da metà marzo. «La presenza militare italiana in Arabia Saudita non è mai stata “segreta”. Sarebbe stato sufficiente consultare gli atti del Parlamento, dove più volte sono andato, come pure dove si sono recati anche il capo di Stato maggiore, il comandante del Covi, il ministro degli Esteri, i sottosegretari alla Difesa, fornendo tutte le informazioni necessarie, e doverose, in merito a tale specifica missione».
E circa l’attacco all’Eurofighter italiano «non ho minimizzato», spiega, «l’ho seguito personalmente, l’ho comunicato e ho chiesto le valutazioni operative sulla sicurezza del nostro personale. L’ho fatto di notte come di giorno, seguendo in ogni momento tutti gli sviluppi dell’attacco e sincerandomi, sempre personalmente, delle condizioni dei nostri militari».
Crosetto e la missione Aspides
La vicenda, però, non riguarda solo Crosetto e il quotidiano diretto da Marco Travaglio. Anche le opposizioni vogliono saperne di più. I cinque stelle, con Avs, sostengono che il ministro utilizzi cavilli legali per evitare il passaggio in Parlamento. Tesi negata con forza da Crosetto, che ha annunciato che l’Italia intende muoversi militarmente per scortare in autonomia le proprie navi mercantili senza attendere le tempistiche burocratiche dell’Unione Europea.
La procedura standard per l’invio o il rifinanziamento dei contingenti si articola in tre passaggi principali: la delibera del governo, l’invio alle Camere e il voto in Parlamento. La missione Aspides è stata ufficialmente votata e approvata dal Parlamento il 5 marzo 2024.
La Difesa ha specificato che non sarà necessario un nuovo voto parlamentare ad hoc, perché queste operazioni di scorta rientrano già nel perimetro della missione Aspides. Mentre, per quanto riguarda la Task Force Air – Arabia, la missione che, secondo Il Fatto, sarebbe stata tenuta nascosta, è stata avviata nel marzo 2026 e il relativo passaggio in Parlamento è avvenuto diverse volte.
Task Force Air – Arabia è una missione inquadrata all’interno di Inherent Resolve, la storica missione internazionale a guida Usa nata per contrastare l’Isis in Iraq e Siria. Votata per la prima volta dal Parlamento italiano nel 2014 e prorogata di volta in volta, l’ultima con il voto del luglio 2026.
Aspides e il ruolo dell’Italia in Medio Oriente
Insomma, carte alla mano non c’è nulla di sbagliato. Tutti sapevano, dal capo dello Stato fino ad ogni singolo parlamentare. Nessun segreto. La questione, semmai, è più ampia: c’è in tempi come questi lo spazio fisico e temporale per prendere decisioni urgenti in materia di Difesa?
Il governo vuole intervenire perché l’Unione europea, come sempre, dorme e mentre aspettiamo la burocrazia, se la situazione a Bab el Mandeb dovesse peggiorare, rischiamo di affrontare un autunno dove il caro benzina sarà l’ultimo dei problemi.
A spingere sull’opportunità di fare presto e rinforzare Aspides ci è tornata anche Forza Italia, con Maurizio Gasparri. «L’Italia è impegnata da tempo con la nostra Marina in questa missione, che interessa il nostro Paese ma interessa tutta la comunità internazionale, vista l’importanza e la quantità delle merci che transitano su quelle rotte. Fa bene il governo italiano a sollecitare le autorità europee a un impegno maggiore, perché dovrebbero essere ben più numerosi i paesi coinvolti».
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