Durigon spinge la pensione a 64 anni. Salvini blinda la Lega prima di Pontida
Il sottosegretario al Ministero del Lavoro Claudio Durigon (Ansa)

A due giorni dalla manifestazione della Lega a Pontida, i salviniani serrano i ranghi intorno al segretario e lanciano anche qualche «bombetta» da campagna elettorale, un po’ per rispondere all’idea di Giorgia Meloni di abolire il bollo auto (trovata che porterà consensi all’intero centrodestra, ma sicuramente a Fratelli d’Italia in particolare), un po’ per mettere ancora più in difficoltà un centrosinistra già stordito dal provvedimento annunciato dalla presidente del Consiglio.

La proposta della lega sulla pensione

Tocca al sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, fedelissimo di Salvini e vicesegretario federale del Carroccio, lanciare una proposta destinata a far scalpore: in pensione a 64 anni con il metodo contributivo per alcune categorie di lavoratori, abbassando la soglia di importo, attualmente fissata a tre volte l’assegno sociale.

«L’obiettivo che abbiamo», spiega Durigon all’Ansa, «è il ricambio generazionale. La misura costa, se la facciamo in via sperimentale per tre anni 1,6 miliardi l’anno, circa 5 miliardi in tre anni. La stima è di 80.000 uscite il primo anno, circa 180.000 nel triennio. Stiamo lavorando sulla norma e sull’importo, non vogliamo creare pensionati poveri ma per alcune categorie, come per chi non ha lavoro, possiamo lavorare per abbassare quella quota o addirittura annullarla.

Oggi va fatta una flessibilità mirata, di scelta», aggiunge Durigon, «non solo anticipata, ma anche posticipata, a seconda delle mansioni e dell’attività. Gli over 55 al lavoro sono cresciuti del 65% in sei anni. Abbiamo un gap nel ricambio generazionale. Non credo siamo arrivati a questi numeri perché ci sono tutti lavoratori che vogliono rimanere al lavoro o necessitano di rimanere, ma perché le norme hanno fatto sì che sia stato un obbligo e non una scelta. Serve inserire flessibilità per il ricambio generazionale».

E i fondi? «La sostenibilità per l’Inps c’è», argomenta Durigon, «non bisogna guardare solo alla spesa pensionistica, ma all’investimento pensionistico. I dati sull’occupazione sono molto positivi, ma abbiamo purtroppo ancora un alto tasso di disoccupazione tra i giovani. La possibilità di introdurre una flat tax per i giovani, e far sì che ci sia una flessibilità in uscita con 64 anni, può rigenerare il mercato del lavoro».

La candidatura della Sardone a Milano

Una Pontida diversa dalle altre, quella 2026, con i fautori di un ritorno alla Lega delle origini contrapposti a Salvini. Una battaglia su idee e contenuti programmatici, dietro la quale naturalmente aleggia una questione assai pratica: i posti in lista per le prossime politiche. Le candidature le decide il segretario, i «ribelli» vogliono avere voce in capitolo.

A proposito di segretario: «A Pontida», annuncia Salvini, «presento il candidato della Lega (alle comunali di Milano, ndr), e poi ci mettiamo intorno a un tavolo con i nostri alleati e vediamo qual è l’idea più forte, la squadra più forte e il candidato che ha maggiori possibilità di vincere».

La prescelta è l’eurodeputata Silvia Sardone: «Dopo 15 anni di centrosinistra», aggiunge Salvini, «c’è una Milano più sicura, pulita e ordinata o più costosa? Il dramma di Milano è che una volta era alla portata di tutti, adesso con soldi per pagare la casa escono dalla città non solo operai ma architetti, insegnanti, poliziotti… Il nostro piano è recuperare 60.000 case pubbliche oggi vuote e restituirle a chi è in lista di attesa e dare ai privati la possibilità costruire e mettere sul mercato case a prezzo scontato» .

«Milano è la città più multata d’Italia e quindi o i milanesi sono barbari o qualcuno dà indicazione di fare cassa. Non potremo mai mettere un poliziotto a ogni incrocio», conclude Salvini, «ma il Comune di Milano ha 3.200 agenti di polizia locale, ma è chiaro che se dai l’input di fare attenzione a divieto di sosta e seconda fila e non gli metti in mano il taser, togli qualcosa alla sicurezza».

L’incontro fra i vertici del Carroccio

In vista dell’appuntamento di domenica prossima, si stempera un po’ il clima tra salviniani e nordisti: ieri a Milano si è svolto un incontro di circa un’ora e mezza tra Salvini, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia.

«Un proficuo scambio di idee», si legge in una nota congiunta, «sui principali temi di attualità e di interesse dei cittadini: dalla situazione economica di famiglie e imprese al taglio del bollo auto, dall’impegno su autonomia e federalismo ai temi della sicurezza, in vista dell’appuntamento di Pontida 2026. La volontà comune è quella di rafforzare e far crescere la Lega, valorizzando ancora di più il ruolo degli amministratori e dei territori».

Un incontro tutt’altro che banale, come pure la nota congiunta: è evidente che in una fase di difficoltà del partito, con Roberto Vannacci in crescita continua, l’unica soluzione per ridare vigore alla Lega è riuscire a comporre le differenti visioni, quella del «ritorno alle origini» e quella «sovranista» e nazionale, per affrontare al meglio la campagna elettorale, magari bilanciando anche le aspirazioni di candidatura di entrambi i fronti.

Del resto, gli avversari della Lega, a destra come a sinistra, fanno il tifo per spaccature e contrasti interni. Deluderli è l’imperativo categorico.

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