Che in Italia il sistema elettorale non fosse fatto per garantire il governo del Paese, ma per permettere ai partiti di tenere in scacco l’esecutivo, se ne accorse già nei primi anni della Repubblica Alcide De Gasperi, il quale non può certo essere considerato un pericoloso autocrate.
Fu lui a farsi promotore di una legge proporzionale, con un premio di maggioranza che consentisse ai vincitori delle elezioni di poter governare senza subire il ricatto dei capi bastone della politica. Come è noto, la legge che l’opposizione chiamò subito truffa, non scattò per un soffio e il leader Dc ne tirò le conseguenze dimettendosi da presidente del Consiglio.
Poi, per quasi mezzo secolo abbiamo avuto governi balneari, tecnici, del presidente, di minoranza e perfino di unità nazionale: in pratica, governicchi. Tutto all’insegna dell’instabilità e del compromesso, che invece di essere storico è sempre stato continuo, tra maggioranza e opposizione.
Una legge elettorale che garantisce la stabilità
La seconda Repubblica, prima con il Mattarellum, poi con il Porcellum e infine con il Rosatellum, ha provato a riequilibrare la situazione, dando ai governi maggioranze definite, che consentissero di avere un orizzonte un po’ meno incerto, ma non sempre c’è riuscita.
Gli esecutivi di centrodestra sono quelli che hanno avuto lunga durata, quelli di centrosinistra invece hanno spesso avuto vita breve. Da Prodi a D’Alema, da questi ad Amato, per poi passare di nuovo a Prodi, Letta, Renzi e Gentiloni: in due legislature e mezzo, sette premier e otto esecutivi, considerando il bis di Baffino. Adesso la maggioranza riprova a mettere ordine con lo Stabilicum, ossia con un sistema proporzionale con premio che garantisca la stabilità.
Il precedente sulla legge elettorale
La legge riporta anche le preferenze e pure le alternanze di genere, mettendo uno sbarramento ai partitini. Ma nonostante prima, con il Rosatellum, a decidere chi candidare fossero le segreterie dei partiti e di fatto gli italiani fossero costretti a votare per chi nemmeno conoscevano, l’opposizione grida al golpe, ritirando fuori l’accusa di truffa che già funzionò 73 anni fa.
Tuttavia, non si capisce dove stia la truffa. L’attuale sistema fu voluto da Matteo Renzi, che lo impose a poche settimane dal voto, per fregare i 5 stelle. Con i collegi uninominali maggioritari, l’allora segretario del Pd era convinto che il centrosinistra nel Mezzogiorno avrebbe preso tutto, vincendo sul centrodestra che nel Settentrione poteva contare su un forte bacino elettorale.
Invece il Bullo sbagliò i conti, perché i grillini, con la promessa di istituire il reddito di cittadinanza, nel Sud fecero man bassa, mandando il Pd al suo minimo storico e costringendo Renzi a mollare, dopo quella di premier, anche la poltrona di segretario. Il Rosatellum, nato con un obiettivo preciso, non può dunque essere considerato un sistema equilibrato.
Il voto sulla riforma a Palazzo Madama
Quello votato al Senato di certo non è peggio perché, come detto, restituisce la parola agli elettori, consentendo di votare le preferenze. È vero, i capilista continueranno a essere scelti dai partiti e avranno dunque la precedenza su altri in caso di elezione di un solo candidato, ma almeno gli elettori potranno mettere la croce sul nome di chi intendono mandare in Parlamento. A differenza di quel che accadeva fino a oggi. Tra le novità poi c’è il premio di maggioranza, quello che fa parlare di truffa la sinistra.
L’imbroglio consisterebbe nel concedere un premio che garantisca la governabilità a chi raggiunge il 42%. Visto che la sinistra si sente già la vittoria in tasca – lo ha detto Elly Schlein concludendo la Festa dell’Unità – dove sta il problema? Se supera la soglia indicata disporrà di un numero di parlamentari che le consentiranno (ammesso che il candidato premier sia lei e non Giuseppe Conte o Silvia Salis) di governare senza dover fare ricorso ai volta gabbana, come accadde nel 1998 con il governo D’Alema, con la nascita dell’Udeur, o nel 2010 con Scilipoti e Razzi transitati da sinistra a destra per tenere in piedi l’esecutivo di Silvio Berlusconi.
È il rischio che spariscano i cambia casacca a spaventare Elly? Oppure quello di non riuscire più a nominare in Parlamento i fedelissimi? O a far urlare i suoi allo scandalo è l’esclusione dei cespugli che la sinistra si preparava a far crescere? Comunque sia, anche se non sarà perfetta, la legge sembra sempre migliore della precedente e questo è ciò che conta.
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