Germania: non sono diventati tutti fascisti, è un «no» alle follie
Ulrich Siegmund (Ansa)

La sinistra non lo ha ancora capito. Si preoccupa di ciò che accade in Germania, con l’avanzata di Afd. Di quello che potrebbe succedere in Francia, con la vittoria del Rassemblement national. E anche della crisi che rischia di travolgere Pedro Sánchez, con l’avanzata del Partito popolare e di Vox.

Ma nonostante la possibile svolta a destra dell’intera Europa, Schlein e compagni ancora non riescono a comprendere che il successo delle cosiddette destre europee è colpa loro. Sì, è inutile girarci intorno, il trionfo in Sassonia di Alternative für Deutschland, come il possibile successo degli altri partiti che compongono la cosiddetta galassia nera, è il risultato di trent’anni di politiche europee dettate dall’alleanza fra popolari e socialisti, dove questi ultimi, pur essendo in fondo minoranza nel continente, hanno imposto una serie di scelte suicide.

Non ci vuole molto ad afferrare l’essenza di ciò che è successo. Anni di regolamenti per imporre la transizione green, di norme per favorire l’immigrazione e di decisioni per assecondare la cultura woke, ossia la lotta a presunte discriminazioni di genere e di razza, hanno prodotto una crisi di rigetto.

A far deflagrare la situazione ci ha poi pensato la guerra in Ucraina che all’Europa – e dunque ai suoi cittadini – è già costata oltre un centinaio di miliardi, con un rincaro delle bollette e dei combustibili che grava direttamente sui portafogli del ceto medio e dei ceti popolari. La transizione verde, con la chiusura di centinaia di aziende e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. L’afflusso non controllato di centinaia di migliaia di stranieri incapaci di integrarsi e che, spesso, finiscono per ingrossare le fila della criminalità, organizzata o no. L’introduzione di un discorso politicamente corretto, che nei fatti si trasforma in una censura di quelle che, un tempo, Antonio Gramsci avrebbe chiamato le classi subalterne. In più, l’impossibilità di sostenere l’urgenza di una soluzione negoziata del conflitto in Ucraina, pena venir accusati di essere al soldo di Vladimir Putin.

Tutto ciò ha contribuito e contribuisce a far crescere il consenso di Afd, del Rassemblement national e di Vox e pure di Futuro nazionale. Ma invece di comprendere le origini del fenomeno e correggere la rotta, la sinistra continua imperterrita sulla propria strada. Non soltanto senza aggiustare un green deal che sta distruggendo l’industria automobilistica, quella della ceramica, dell’acciaio e molte altre, rifiutando poi di dare un giro di vite per fermare l’immigrazione e la deriva woke: ma addirittura rinfacciando ai movimenti che si fanno interpreti delle esigenze popolari di essere «fascisti».

Ecco, le accuse che quotidianamente vengono lanciate contro chi raccoglie le preoccupazioni dei cittadini sono la dimostrazione di una miopia politica che non ha limiti. Invece di guardare in faccia i problemi, a sinistra guardano le conseguenze, come se un medico, invece di comprendere le ragioni di una malattia, si soffermasse solo sui sintomi. Sì, non capiscono: e siccome non colgono le motivazioni, attaccano il fenomeno a testa bassa, demonizzandolo. Non realizzando che sono loro, e le loro politiche dettate dall’ideologia, a fomentare Afd, Vox, Rassemblement national e perfino il partito di Roberto Vannacci.

Senza medici che firmano certificati falsi per impedire l’espulsione dei migranti e senza giudici che ogni volta li scarcerano anche quando hanno violentato una tredicenne, senza preti che vanno a riattaccare la corrente nei palazzi occupati da stranieri e compagni, le persone normali – ribadisco: normali – non guarderebbero a partiti di estrema destra. Ma quando tu impedisci l’uso della vecchia utilitaria a chi non ha i soldi per comprarsi un’auto elettrica e addirittura condanni le aziende che non producono motori green, creando centinaia di migliaia di futuri nuovi poveri, la rivolta è scontata.

Il voto non è di destra perché gli elettori sono diventati tutti fascisti o nazisti. Il voto è di rivolta, contro un establishment progressista che ci sta condannando al declino.

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