Qui qualcuno vuole gonfiare Vannacci contro Meloni
Mario Monti (Imagoeconomica)

Non so a chi sia venuta l’idea: se sia stato Roberto Vannacci a proporsi come relatore, o la pensata sia stata escogitata da qualche fine stratega politico in cerca di novità. Forse qualcuno avrà pensato che sul palco di Cernobbio, abituato a sussiegosi banchieri, il generale avrebbe dato spettacolo e avremmo avuto un’edizione riveduta e corretta del Bello e la Bestia, dove a vestire i panni del mostro sarebbe stato senz’altro il fondatore di Futuro nazionale, mentre l’ex premier Mario Monti si sarebbe stagliato in tutta la sua grandezza, intelligente e documentato tanto l’altro sarebbe apparso rozzo e sprovveduto.

L’errore di schierare Monti contro Vannacci

Se questo era il calcolo di chi ha organizzato l’evento, diciamo che ha fatto male i suoi conti. Anche perché, al di là dell’abilità dialettica dell’ex comandante dei parà, scegliere, per contrastarlo, uno come l’ex rettore della Bocconi, che ha la gradevolezza della carta vetrata, non è stata forse la decisione migliore.

L’uomo chiamato da Giorgio Napolitano, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy per far fare agli italiani i compiti a casa, non è la persona più gradita. Infatti, di lui ancora ricordano la stangata dell’Imu e la fregatura della riforma delle pensioni. Dunque, quando lo sentono parlare, se ce l’hanno mettono mano alla fondina.

Gli scheletri nell’armadio di Mario Monti

Monti è colui che con la scusa di salvare i conti pubblici distrusse per anni il mercato immobiliare, quello delle auto di lusso e fece pure fuggire all’estero gli yacht, tutto ciò senza risolvere nessuno dei veri problemi di equilibrio della finanza statale. E poi, mettere lui a parlare di fascismo per contrastare il presunto autoritarismo di Vannacci che senso ha?

Monti è colui che si fece nominare senza passare dalle elezioni e in cambio pretese pure di essere designato senatore a vita e con le spalle protette varò senza aver ricevuto alcuna investitura popolare una manovra di lacrime e sangue che tramortì il Paese. Non solo: il democratico ex rettore che oggi sente puzza di fascismo è lo stesso che in pieno Covid invitò il governo a imbavagliare i giornali, ritenendo che come in tempo di guerra fosse necessario introdurre un regime di censura preventiva delle notizie.

Ma poi, come si fa a pensare che un animale politico quale si è rivelato l’ex generale possa essere contrastato e fermato da chi di politica ha dimostrato di non capire niente? Ma ve lo ricordate quando nel 2013 decise di fondare un suo partito? Non soltanto diede vita all’ennesima inutile pattuglia parlamentare, ma in aggiunta le sue truppe si squagliarono come neve al sole a metà legislatura, con una serie di onorevoli che si trasferirono armi e bagagli alla sinistra nonostante fino al giorno prima si fossero dichiarati liberali e centristi.

Quale potrebbe essere l’idea dietro a un simile confronto

Sì, se si voleva ingaggiare una battaglia contro Vannacci, difendendo i confini della democrazia italiana, schierare Mario Monti non è stata la migliore idea, perché alla fine la sua stessa presenza si è rivelata un assist al generale. Al punto che viene spontaneo chiedersi se non sia stato fatto apposta. Infatti, nel confronto tra i due non solo l’ex comandante della Folgore ha fatto la figura di quello che sa il fatto suo, ma ha pure sopravanzato l’altro in simpatia.

Dunque, viene il sospetto che la demonizzazione della «bestia» di Futuro nazionale sia un gioco per aumentarne i consensi e sperare che la crescita di un partito alla destra dell’attuale coalizione di governo serva a far perdere Giorgia Meloni alle prossime elezioni.

In fondo, il primo a spingere in questa direzione pare sia stato Matteo Renzi, il quale pur di tornare a contare, non solo farebbe carte false, ma sarebbe pronto a stringere pure un patto con il diavolo. Si sa che il fiorentino sa essere machiavellico, come quando attaccò a testa bassa Giuseppe Conte per poi proporre un governo della sinistra con lui. In questo caso, la mossa del cavallo potrebbe puntare a usare Vannacci come grimaldello contro la stessa maggioranza da cui proviene. E, ricordando le tasse di Monti, è proprio il caso di parlare di grimaldello, strumento assai caro agli svaligiatori di professione.

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