Non contento di aver collezionato negli ultimi sei anni una serie di gaffe che lo hanno trasformato in un personaggio da avanspettacolo, Matteo Bassetti insiste sulla strada del ridicolo. Nei giorni scorsi se l’è presa con il nostro giornale e con il sottoscritto, colpevoli di aver citato uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine, che, a proposito della diffusione della difterite in Europa, argomento tornato d’attualità dopo la morte di una bambina di quattro anni a Palermo, dimostrava che la trasmissione dell’infezione si è verificata lungo le rotte migratorie.
Per il primario di pronto intervento tv, dire che alcune malattie, considerate debellate o quasi, come appunto la difterite ma anche la tubercolosi, stiano tornando a preoccupare i presidi medici a causa dell’immigrazione è puro razzismo. E pubblicare dati a dimostrazione dell’aumento dei contagi legato all’arrivo degli stranieri è una menzogna statistica. Per sostenere le sue tesi, Bassetti si attacca a tutto, anche a ciò che lo smentisce, nascondendosi dietro un errore di battitura su un valore statistico contenuto in un mio articolo, ma, come abbiamo dimostrato ieri con un bell’articolo di Maddalena Bonaccorso, le ricerche disponibili vanno nella direzione indicata. Per rendersi conto di quanto siano false le frasi del luminare, il quale l’unica illuminazione la deve alla lampada abbronzante, basta rileggere il brano di uno studio dal titolo «Il controllo della tubercolosi tra gli immigrati in Italia», dove è riportato nero su bianco: «I dati del ministero della Salute italiano indicano che, a partire dal 2009, la percentuale di nuovi casi di Tbc riferiti ai cittadini nati all’estero ha superato quella dei nati in Italia, passando dal 47 per cento del 2006 al 56 per cento del 2016». Il fenomeno è chiaro, ma non per Bassetti, il quale di fronte all’evidenza statistica, invece di ammettere di avere torto, si attacca ad altro, come ad esempio il contributo che La Verità ha ricevuto per far fronte ai repentini aumenti del prezzo della carta degli scorsi anni. In gran parte dei Paesi europei esiste un fondo a sostegno dell’editoria, e l’Italia non fa eccezione: tutte le testate, in base alle copie vendute in edicola, possono accedere a questo strumento, che fra l’altro è valutato e approvato dalla Commissione europea. Ma il primario senza primati, nel disperato tentativo di trovare un appiglio da scagliare contro di noi, si attacca a questo contributo, come se usufruire di un fondo pubblico, messo a disposizione di tutte le case editrici per far fronte al caro carta, fosse uno scandalo.
Lo scandalo semmai è fare il professore universitario e il medico di un ospedale pubblico e ricevere finanziamenti privati da parte delle industrie farmaceutiche. Riporto qui le notizie contenute in un articolo pubblicato dal nostro giornale, in cui Maddalena Loy ricordava come il professore usufruisse di viaggi organizzati da una lista sconfinata di aziende, dichiarando di percepire onorari per comitati scientifici oltre che per tenere relazioni. Si va da Angelini a Astellas, da Astrazeneca a Basilea, da Bayer a BioMérieux, da Cidara a Correvio, da Cubist a Menarini, da Molteni a Nabriva, da Paratek a Roche, da Shionogi a Tetraphase, da Thermo Fisher a The Medicines Company e per ultima, ovviamente non poteva mancare, a Pfizer. Maddalena Loy in quell’articolo scriveva: «Una menzione a parte merita l’azienda farmaceutica tedesca Msd, ossia la Merck, produttrice del farmaco anti Covid Molnupiravir, costo 610 dollari a dose, ultimamente associato a gravi disturbi renali e nefrotossicità, al punto che la stessa azienda ha comunicato di “non aver raggiunto l’obiettivo”. Eppure l’Italia si era precipitata a ordinare 51.840 cicli alla modica cifra di 32 milioni di euro. Bassetti, che ha impiegato il farmaco sui malati Covid, dall’azienda ha percepito 75.894 euro nel 2018, 55.044 euro nel 2019 e 17.562 nel 2021 (dati Msd-Efpia) per consulenze». Che altro c’è da dire? Colui che ama apparire sulle copertine di gossip come Visto e che ha predetto epidemie di aviaria, accusando i cavalli di averci passato il virus di West Nile (ovviamente era falso), è molto loquace, ma quando qualcuno parla dei suoi conflitti di interesse con Big Pharma vorrebbe tappargli la bocca.
Ci ha provato con noi, ma i suoi maldestri tentativi sono stati respinti dall’autorità giudiziaria. Le denunce infatti sono state archiviate con la formula del non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. La citazione in giudizio contro il Codacons invece ha ottenuto una sentenza in cui il gip conferma che Bassetti riceve contributi dalle aziende farmaceutiche. A questo punto viene spontanea una domanda: perché invece di parlare dei contributi sulla carta, che sono regolati da una legge, non ci parla dei contributi che lui e i suoi colleghi ricevono da Big Pharma?
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