Simone Venturini con il rendering del progetto della moschea a Mestre
Il neo sindaco di Venezia Simone Venturini posa nella sala consigliare di Ca' Farsetti, sede del Municipio di Venezia, 26 maggio 2026. ANSA/ANDREA MEROLA

Simone Venturini ha fatto la campagna per l’elezione a sindaco di Venezia dicendo che si sarebbe opposto alla costruzione di una grande moschea a Mestre. Ha girato casa per casa, condominio per condominio, i bar e i locali pubblici, distribuendo volantini contro l’idea di creare una specie di Mecca a pochi chilometri da San Marco.

Il candidato sindaco del Pd, Andrea Martella, invece, nella speranza di conquistare i voti dei musulmani con cittadinanza italiana, ha messo in lista alcuni cittadini bengalesi, ovvero i rappresentanti di quella comunità che da tempo spinge per costruire accanto alla stazione ferroviaria della città un grande centro islamico. Il 24 e il 25 maggio gli elettori hanno scelto e tra Venturini e Martella hanno votato il primo, che ha vinto con il 51%, senza neppure il bisogno di andare al ballottaggio. Dunque, che cosa c’è di strano se poi il neoeletto tiene fede al programma che ha presentato ai veneziani? E dove sta la violazione degli articoli della Costituzione che garantiscono a ogni cittadino, italiano o straniero, il diritto di professare liberamente la propria religione? A differenza di tutti coloro i quali si stracciano le vesti, dicendo che la decisione del sindaco è illegittima, Venturini ha semplicemente fatto ciò che è nel suo potere.

Venturini e il diritto di culto a Venezia

Infatti, il giovane amministratore, che ha sostituito Luigi Brugnaro alla guida della città lagunare, non ha vietato ai musulmani di rivolgersi alla Mecca e di pregare, né ha negato loro il diritto di riunirsi in luoghi di culto. In città ne esistono già diversi, anche perché di immigrati di fede islamica se ne contano parecchi. Molti stranieri asiatici e africani lavorano nel settore della ristorazione e del turismo e tantissimi sono impiegati nei cantieri navali. A nessuno di loro, sia che si tratti di seguaci di Maometto sia che professino altre religioni, è stato impedito di riunirsi e di pregare. Semplicemente, il neosindaco cerca di far rispettare la legge e se del caso, come è capitato, fa chiudere le sale che non hanno i requisiti di sicurezza. Ma altre, che sono in regola con le norme, non hanno incontrato nessun ostacolo e gli immigrati islamici possono tranquillamente pregare.

Il progetto della grande moschea a Mestre

Dove sta dunque il problema? Nell’idea di usare un terreno accanto alla stazione ferroviaria di Mestre, luogo di forte passaggio, per costruire una grande moschea. All’inizio si era parlato di otto piani e vari minareti, poi i promotori si sarebbero accontentati di un edificio meno grande, ma pur sempre in grado di ospitare migliaia di persone, con piani riservati agli uomini, alle donne e alla scuola coranica. Ma qualsiasi edificio per essere in regola deve rispettare le norme urbanistiche e soprattutto si deve insediare senza creare disagio al resto del quartiere. Se domattina qualcuno compera un terreno che fino a prima era una fabbrica non è detto che possa edificare una basilica. Come si è visto a Milano, con le inchieste sulla famosa rigenerazione urbana, quando si ristruttura un edificio a due piani non lo si può trasformare in un condominio di dodici. Perché, come hanno spiegato la Cassazione e il Tar, l’impatto di un insediamento rischia di gravare sull’area circostante.

Ora, voi immaginate che cosa accadrebbe se a Mestre fosse costruita una grande moschea, in grado di attirare in una zona di passaggio migliaia di persone? Quale sarebbe il disagio per la zona? Presumo enorme e la presenza della folla sarebbe accompagnata da problemi di circolazione, di smaltimento dei rifiuti, di rispetto delle persone che abitano nei quartieri che vi sorgono intorno. In poche parole, si creerebbe un tema di integrazione, che rischierebbe di disgregare una comunità, creando conflitti e provocando addirittura l’espulsione dal contesto di cittadini che vi hanno casa da anni.

La scelta del sindaco e il voto dei veneziani

Un sindaco non si deve preoccupare di tutto ciò? Un’amministrazione che faccia l’interesse degli abitanti non deve dettare le regole, stabilendo se vi siano o meno le condizioni e anche la necessità di costruire una grande moschea? A me pare di sì e mi sembra che quello adottato da Venturini sia solo semplice buon senso. Attenzione: il sindaco non dice no a luoghi di culto islamici, che già ci sono. Dice no a un enorme edificio che a Mestre non trova giustificazione, pronto però a discutere «senza preconcetti con chi presenterà progetti di spazi per il culto rispettosi della legge e distanti dalle abitazioni dei cittadini».

La pretesa di un gruppo di bengalesi di edificare una grande moschea senza intendere ragioni, e anche dietro la minaccia di bloccare la città, appare dunque più una prova di forza che una necessità. Una sfida per imporre un simbolo e piazzare sulla terraferma, di fronte a San Marco, la mezzaluna islamica. Nel caso di Venezia, la Costituzione non è violata, come lascia intendere Massimo Cacciari (che pur essendo stato sindaco fino al 2010 la moschea non l’ha fatta), ma è difesa. E insieme a essa sono difesi pure i veneziani.

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